La parità dei sessi è una chimera anche nei media
Nei programmi televisivi pre-elettorali, per le elezioni federali del 1999, le donne erano sottorappresentate, mentre nelle trasmissioni radiofoniche se la sono cavata percentualmente meglio. Lo rivela uno studio effettuato per conto della SRG SSR idéee suisse e della Commissione federale per le questioni femminili.
A trent’anni esatti (7 febbraio 1971) dall’introduzione del diritto di voto anche per le donne a livello federale, le cittadine svizzere sono ancora ben lontane dal vedersi riconoscere un’effettiva parità di trattamento in ambito politico. Già in minoranza nei vari consessi democratici, legislativi ed esecutivi, le donne risultano penalizzate anche nelle campagne elettorali attraverso una minore presenza alla televisione.
In occasione delle elezioni federali del 1999, la percentuale di candidature femminili ammontava al 35 percento, ma nelle trasmissioni tv hanno avuto un tempo di parola di appena il 18 percento. A questo dato è giunto uno studio commissionato dalla SRG SSR idée suisse e dalla Commissione federale per le questioni femminili, che ha analizzato gli spazi di informazione radio-tv delle emittenti pubbliche e private nelle quattro settimane precedenti le elezioni.
Lo studio mette in evidenza anche interessanti differenze tra le diverse emittenti regionali: le candidate hanno potuto esprimersi più a lungo nelle trasmissioni tv della TSR (29 percento), mentre hanno trovato poco spazio sia in quelle della TSI (11 percento) – in Ticino tuttavia il numero delle candidate sulle liste risultava già inferiore alla media nazionale – sia sull’emittente privata svizzero-tedesca TV3 (8 percento).
Differenze sono emerse anche in relazione ai partiti: quelli di governo hanno beneficiato di tempi di parola più lunghi. A parlare di più sono stati i candidati socialisti, davanti a PLR, PPD e UDC. In particolare, le donne del PS (32 percento) si sono guadagnate la palma della presenza televisiva, mentre le rappresentanti dell’UDC, partito con la più bassa quota di candidate femminili, hanno praticamente svolto il ruolo di fantasma nel dibattito pre-elettorale (1 percento). In rapporto alla loro presenza nei rispettivi partiti, tutte le candidate sono comunque state sottorappresentate sul piccolo schermo.
Situazione differente, invece, nelle trasmissioni radiofoniche, dove le donne hanno potuto esprimersi in proporzione al loro numero sulle liste elettorali. Considerate tutte le stazioni radio, il loro tempo di parole è stato del 31 percento. Come nel caso della tv, l’emittente pubblica radiotelevisiva romanda è stata quella più sensibile alla parità di trattamento, accordando alle candidate ben il 37 percento di tempo di parola. Un fatto che può essere messo in relazione alla maggiore presenza di giornaliste nelle emittenti radio-tv di lingua francese, ha ipotizzato il direttore generale della SSR SRG idée suisse Armin Walpen, assicurando che lo studio servirà da base per una discussione interna all’aziende.
I media svolgono un ruolo importante non solo durante le campagne elettorali, ha ammonito Chiara Simoneschi-Cortesi. Affinché il trattamento paritario tra uomini e donne diventi pratica quotidiana e non resti un principio solo sulla carta, la consigliera nazionale PPD e presidente della Commissione federale per le questioni femminili ha suggerito un serie di misure, tra cui una maggiore considerazione dei punti di vista delle donne nel lavoro giornalistico di tutti i giorni e la parità interna tra uomini e donne nelle redazioni e negli organismi decisionali dell’azienda.
Luca Hoderas
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