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Le scelte di Irene

Irene Bignardi ha fatto parlare i film Keystone Archive

Irene Bignardi, la nuova direttrice del Festival internazionale del film di Locarno, ha presentato giovedì a Zurigo una sua selezione di 12 film tra quelli da lei maggiormente apprezzati nelle edizioni precedenti dello stesso Festival. Un modo originale per presentarsi al Nord del San Gottardo.

Che l’ambiente intellettuale zurighese abbia sempre guardato con attenzione critica al Festival di Locarno, non è un mistero. Farsi conoscere ed apprezzare in questo ambiente, dopo la lunga direzione di Marco Müller, non è cosa da prendere alla leggera. Irene Bignardi ha scelto di farlo, più che con le parole, con «i fatti», cioè con una selezione di film che rispecchia inevitabilmente le sue idee, la sua sensibilità, la sua competenza.

L’occasione gliel’ha offerta il «Filmpodium», un programma permanente di proiezioni scelte, curato dal dipartimento cultura della Città di Zurigo. I film scelti da Irene Bignardi vengono presentati dal 13 al 30 giugno e sono: «Lucía» di Humberto Solas; «American Graffiti» di George Lucas; «Melvin and Howard» di Jonathan Demme; «40m2 Deutschland» di Tevfick Baser; «Breve film sull’uccidere» di Krzysztof Kieslowski; «Dov’è la casa del mio amico?» di Abbas Kiarostami; «Ariel» di Aki Kaurismäki; «Reise der Hoffnung (Viaggio della speranza)» di Xavier Koller; «Johnny Suede» di Tom Di Cillo; «Autumn Moon» di Clara Law; «The Full Monty» di Peter Cattaneo; «The Ice Storm» di Ang Lee.

La giornalista italiana, che per 25 anni ha lavorato nella redazione cultura e cinema del quotidiano «La Repubblica», ha detto che sarebbe stata «una follia» pretendere di fare una selezione tra i circa cinquemila film passati dal Festival di Locarno.

Nella sua scelta di questi dodici titoli la signora Bignardi ha detto di essersi lasciata guidare dal ricordo delle impressioni ricevute nelle proiezioni in Piazza Grande o al Fevi. Insomma, ha detto, questi sono «i film del ricordo e della memoria». Invece «le mie predilezioni sono più vaste, più ricche, più ecumeniche.

Non è possibile definire il mio amore per il cinema soltanto con questi film». Poi la direttrice del festival ha parlato di alcune delle pellicole scelte. Di ««The Full Monty», per esempio, ha detto che, molto visto e conosciuto com’è, rispecchia bene lo spirito popolare del festival di Locarno. Ma non mancano nella sua scelta i film «più difficili, più d’autore, come quello di Kaurismäki». Dell’opera con la quale inizia questa piccola rassegna zurighese, «Melvin and Howard», la signora Bignardi ha detto che le ha fatto scoprire «un certo tipo di cinema americano differente: fuori dalla norma, fatto con poco denaro, con un’idea molto forte e con molta poesia».

Interrogata sulla 54.ma edizione del Festival che sta preparando, la Bignardi non ha voluto rivelare nulla, «perché siamo ancora in pieno lavoro di selezione». Non ha neppure voluto dire da chi sarà composta la giuria. Ha rivelato però che quest’anno vi saranno due giurie, una delle quali destinata alla sezione video, che verrà rafforzata.

Silvano De Pietro

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