Letteratura sotto il sole a Soletta
Soddisfazione da parte degli organizzatori per l'esito della ventitreesima edizione delle Giornate letterarie di Soletta. Oltre 7000 i visitatori, provenienti da tutta la Svizzera, per incontrare in prima persona la letteratura. Il bilancio è dunque buono, anche se non si delineano grandi novità, né nell'Olimpo della letteratura elvetica, né nel campo delle nuove tecnologie della comunicazione.
Fa caldo al bar all’aperto, fuori dal Landhaus, sede dell’incontro. Ma questo non impedisce ai numerosi presenti che si aggirano nella località in riva all’Aare di chiacchierare liberamente. È un’occasione da cogliere per molti: trovarsi di fronte o addirittura seduti vicino a degli scrittori affermati. Tutti i presenti erano intenti a carpire lo spirito di queste giornate.
È il bello degli incontri di Soletta: poter bere un bicchiere di rosso vicino a Giovanni Orelli e poter discutere in maniera informale con il cabarettista Franz Hohler o con qualche editore alla ricerca di nuovi talenti.
A manifestazione conclusa gli organizzatori si dicono soddisfatti: “Abbiamo avuto oltre 7000 entrate nei tre giorni, dunque un risultato leggermente superiore a quello dell’edizione scorsa. Eppure avevamo paura per il tempo: un sole estivo come quello di questi giorni poteva invitare ad uscire all’aria aperta, piuttosto che rintanarsi ad ascoltare dibattiti e letture, anche se d’autore”.
Sicuramente ha vinto il programma calibrato proposto. A nomi affermati della letteratura nazionale, soprattutto tedesca, come Gerold Spät o Urs Jäggi, erano alternate delle interpretazioni teatrali e delle tavole rotonde.
Ai diversi appuntamenti dedicati quest’anno all’ipertestualità, al collegamento fra comunicazione informatica e letteratura, dominavano le facce giovani, mentre un pubblico più specializzato ha accolto l’invito a seguire il dibattito sull’educazione, in special modo letteraria, nella scuola che cambia.
Molta attenzione anche per i novizi della pubblicistica indigena, fra questi Simon Lörtscher e lo “studente in sopravvivenza” Patrick Kokontis che hanno presentato al pubblico le loro opere prime.
Spazio anche alla sorpresa con il “Blocco aperto”. Attraverso un concorso anonimo gli organizzatori hanno aperto uno spazio a persone esterne ai circoli letterari. Quasi 200 persone anno risposto all’appello inviando delle loro pagine per posta elettronica. I tre selezionati erano dunque del tutto sconosciuti.
Anche se il bilancio di pubblico positivo, quasi da favola per i metri elvetici, e l’atmosfera distesa da idillio romantico, il bilancio qualitativo delle Giornate letterarie solettesi non è da record. La letteratura ipertestuale ha suscitato interesse e sorrisi, ma non sembra aver convinto nessuno dei presenti.
Per dirla con Alexandra Stähelin, critica letteraria: “Il mezzo ha delle potenzialità; combinare immagini, movimento e testo o la possibilità di ricomporre autonomamente l’ordine degli eventi è sicuramente una sfida, ma le opere proposte fin ora non superano l’effetto sorpresa: non hanno sostanza”.
Diverso il discorso invece per la letteratura romancia, presentata a Soletta. Clo Duri Bezzola e soprattutto Ruth Plouda, hanno dimostrato al corposo pubblico accorso all’angolo ritenuto più folcloristico del programma, che anche la letteratura della minoranza più esigua in terra elvetica ha ancora qualcosa da dire.
Le Giornate letterarie si dimostrano, una volta di più, una formula vincente. Un appuntamento che vive nella partecipazione attiva del pubblico. Malgrado siano mancate in questa edizione delle sorprese eclatanti, il bisogno di parlare della vita, di “grattare, dove la scienza non arriva”, come indica una partecipante, è più vivo che mai.
E se per una minoranza degli autori elvetici si delinea la possibilità di vivere della propria attività editoriale, per i molti presenti gli incontri possibili, fra un appuntamento e l’altro, sono fonte di motivazione e di ispirazione.
Daniele Papacella
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