Lingue straniere, ancora nessun consenso
Proseguono le divergenze nel dibattito sull'insegnamento delle lingue straniere. L'assemblea plenaria della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) ha respinto lunedì le raccomandazioni del suo comitato, che proponeva soluzioni regionali alla questione della prima lingua straniera.
Secondo le direttive della CDPE, l’ordine d’introduzione dell’insegnamento di una seconda lingua nazionale e dell’inglese andrebbe regolato in base a tre «zone di coordinamento»: i cantoni svizzerotedeschi vicini alla frontiera linguistica tedesco- francese, gli altri cantoni svizzerotedeschi ed infine quelli romandi. I Grigioni e il Ticino avrebbero invece un regolamento speciale, ha spiegato lunedì a Berna in una conferenza stampa Hans Ulrich Stöckling, consigliere di Stato sangallese e presidente della CDPE.
Non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi richiesta dagli statuti le direttive non sono state accolte. Quindici cantoni le hanno approvate, Vaud le ha rifiutate, mentre otto cantoni (fra cui quelli romandi e il Ticino) si sono astenuti. Con l’astensione, ha detto Martine Brunschwig Graf, consigliera di stato ginevrina e vicepresidente della CDPE, questi cantoni hanno in pratica rifiutato la soluzione regionale.
Secondo la Brunschwig Graf, i cantoni che si sono astenuti hanno anche voluto esprimere un sostegno ai cantoni bilingue, confrontati con il problema politico di dover scegliere fra la seconda lingua nazionale, necessaria per la comprensione reciproca, e l’inglese.
«Con il rifiuto delle raccomandazioni, abbiamo fallito. Adesso dobbiamo sperare nella discussione politica a livello federale. Non si tratta solo di scegliere una lingua, ma di questioni politiche e culturali di dimensione nazionale», ha affermato la Brunschwig Graf.
La Conferenza si era già riunita nel novembre dell’anno scorso a Montreux (VD) per discutere delle direttive relative alla riforma. Ma per poter trovare una linea comune sulla questione, una nuova consultazione interna si era resa necessaria.
Due i motivi. Il primo era che il voto sulla prima lingua straniera da insegnare aveva dato una maggioranza esigua: 13 cantoni erano risultati a favore di una lingua nazionale, mentre 12 erano per la libertà di scelta. In secondo luogo, la CDPE aveva reagito all’adozione, nell’ottobre dello scorso anno, da parte della commissione della scienza e dell’educazione del Consiglio Nazionale, dell’iniziativa parlamentare di Didier Berberat (PS/NE) secondo cui la seconda lingua insegnata a scuola, dopo quella della regione, deve essere una delle lingue ufficiali della Confederazione.
La decisione della commissione era poi stata seguita, con 72 voti contro 67, dal Consiglio nazionale. La questione è ora nelle mani del Consiglio degli Stati.
swissinfo e agenzie
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