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Più le cose cambiano, più restano uguali: la 79° edizione del Locarno Film Festival mantiene il proprio anticonformismo

Il direttore artistico Giona A. Nazzaro annuncia il programma della 79ª edizione del Festival del film di Locarno durante una conferenza stampa a Zurigo. Sullo sfondo, il manifesto di quest’anno, realizzato dall’artista americana Cindy Sherman.
Il direttore artistico Giona A. Nazzaro annuncia il programma della 79ª edizione del Locarno Film Festival durante una conferenza stampa a Zurigo. Sullo sfondo il manifesto di quest’anno, realizzato dall’artista americana Cindy Sherman. Keystone / Andreas Becker

Il Locarno Film Festival apre la sua 79ª edizione con una strategia volta a preservare la singolare identità cinefila dell’evento, pur adattandosi a un panorama cinematografico in rapida evoluzione.

Ormai si tende a paventare la morte del cinema ogni volta che un’innovazione tecnologica influenza il modo in cui si guardano i film. Le controversie sui servizi di streaming, per esempio, sono già state surclassate dall’avvento dell’intelligenza artificiale (IA). Nel frattempo, i festival cinematografici riaffermano la resilienza dell’esperienza cinematografica tradizionale, pur adattandosi come possono ai tempi che cambiano.

In questo contesto di costante cambiamento, il motto della 79ª edizione di Locarno è la “continuità”, afferma il suo direttore artistico Giona A. Nazzaro. Swissinfo lo ha incontrato a Zurigo in luglio, prima che annunciasse pubblicamente il programma dell’evento.

Alla domanda su come si potesse riassumere la nuova edizione in poche parole, Nazzaro ha sottolineato che con il termine “continuità” intende dire che l’assetto strutturale del festival, le sezioni e gli eventi collaterali rimangono invariati, notizia che non può che fare piacere.

albergo d'epoca
“Plus ça change”: il segno distintivo del festival di Locarno sin dalla sua nascita, nel 1946, sono le proiezioni all’aperto. All’inizio si svolgevano nel giardino del Grand Hôtel della città, finché nel 1970 fu inaugurato lo schermo in Piazza Grande. L’hotel, ormai fatiscente, ha chiuso i battenti nel 2005, ma al momento è in fase di ristrutturazione e la riapertura è prevista per il 2027. E. Steinemann

Tuttavia, negli ultimi anni il festival ha subito alcuni lievi ma importanti cambiamenti. Il più significativo è stato forse l’eliminazione di una sezione dedicata ai film sperimentali (“Moving Ahead”), il cui obiettivo, però, non era abbandonare questa nicchia filmica, bensì aprire le altre sezioni del festival, compreso il concorso principale, a opere più audaci.

“Sono contrario all’idea di creare sezioni in base ai generi”, ha affermato Nazzaro, in una presa di posizione perfettamente in linea con il suo gusto cinematografico onnivoro. Da fan sfegatato del punk-rock, si trova a proprio agio con l’intera gamma di stili filmici, dai più trash ai più colti, cosa che si riflette nelle scelte del festival, consolidando l’idea di Locarno come mecca per cinefili e cinefile.

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Aria di cambiamenti

Altri cambiamenti, non proprio impercettibili, sono entrati in vigore quando Maja Hoffmann, erede del colosso farmaceutico Roche e influente mecenate e collezionista di arte contemporanea internazionale, è stata nominata presidente del festival nel 2023. La sua guida non ha portato a un rebranding, ma ha contribuito a rafforzare il profilo internazionale di Locarno, valorizzando il carattere cinefilo del festival.

Maja Hoffmann,
Maja Hoffmann, presidente del Locarno Film Festival, intervenuta durante la cerimonia di apertura ufficiale dell’edizione dello scorso anno. Keystone / Jean-Christophe Bott

Forse è ancora troppo presto per valutare se la strategia di Hoffmann sia stata davvero efficace, ma di certo ha rafforzato il posizionamento di Locarno nel circuito europeo.

Il festival più prestigioso rimane ovviamente quello di Cannes, che nell’ultimo decennio si è trasformato in un gigantesco circuito globale da miliardi di dollari. Berlino, per contro, ha perso buona parte del suo lustro a causa di penose controversie politiche che sono costate il posto a due esponenti della direzione in altrettanti anni. Venezia, altro punto focale nel calendario dei festival cinematografici, conserva ancora tutto il suo fascino e la sua eccellenza, ma si potrebbe obiettare che sia troppo orientata verso l’élite hollywoodiana e il marketing.

Locarno, dal canto suo, non sarà forse un barometro in questo campo, ma la presenza di figure professionali e di operatori e operatrici del settore è aumentata in modo significativo dopo la pandemia (oltre 4.000 nel 2025). Ogni anno il festival attira un manipolo di celebrità, che però non sono necessariamente al centro dell’attenzione: come mi ha fatto notare una volta Nazzaro, infatti, “le vere star a Locarno sono i film”.

Isabella Rossellini
Isabella Rossellini (a sinistra, in una scena della serie “Green Porno”) è una delle ospiti d’onore dell’edizione del Film Festival di quest’anno Courtesy Isabella Rossellini

A proposito di celebrità, tra gli ospiti d’onore di questa edizione figurano il regista Darren Aronofsky e le attrici Isabella Rossellini, Asia Argento e Monica Bellucci. Se però vogliamo prestare fede alle parole del direttore, ecco una breve carrellata delle vere star che sarà possibile ammirare:

Concorso internazionale: la sezione principale

Nei 17 film in concorso vengono rappresentati praticamente tutti i continenti, a eccezione dell’Africa (assenza però ben compensata in altre sezioni). Dall’Asia, il regista coreano Hong Sangsoo, habitué di Locarno, presenta il suo Non Dul Dega Eomne [Non so dove posare lo sguardo], mentre il singaporiano Nelson Yeo (vincitore del Pardo d’Oro nel 2023 con Dreaming & Dying) torna con The House on the Moon [La casa sulla luna].

Il regista sudcoreano Hong Sangsoo
Il regista sudcoreano Hong Sangsoo aveva partecipato al concorso principale di Locarno anche lo scorso anno, con By the Stream, acclamato dalla critica. Il suo nuovo film può essere considerato uno dei favoriti per il Pardo d’Oro dell’edizione 2026. Jeonwonsa Film Co.

Le produzioni europee dominano la selezione dei film in concorso, ma oltre agli immancabili film francesi, italiani e tedeschi, tra gli appuntamenti fissi del festival c’è quello con la scena cinematografica rumena, guidata dall’anticonformista Radu Jude. Purtroppo quest’anno il regista non proporrà nessun nuovo film (l’ultimo, Journal d’une femme de chambre [Diario di una cameriera], è stato presentato a Cannes), ma il Paese sarà rappresentato dal dramma di Florin Șerban Nu e locul tau aici [Questo non è il posto giusto per te].

Tradizionalmente, Locarno è anche un trampolino di lancio per il cinema lusofono, almeno dal 1967, quando il regista brasiliano Glauber Rocha vinse il primo premio (allora noto come Grand Prix) per il suo Terra in trance, due anni prima di essere premiato a Cannes. Più di recente, l’autore portoghese Pedro Costa ha vinto il Pardo d’Oro 2019 con Vitalina Varela, e nel 2022 la brasiliana Julia Murat ha conquistato il primo premio con Regra 34 [Regola 34].

Quest’anno, Nazzaro ha compiuto una scelta audace, inserendo il film brasiliano A Margem do Rio [Sulla riva del fiume] nel concorso principale. Si tratta del primo film diretto da Matheus Farias ed Enock Carvalho e, in quanto tale, sarebbe stato più appropriato inserirlo nella sezione Cineasti del Presente, riservata agli autori e autrici che presentano il loro primo o secondo lungometraggio. Tuttavia, Nazzaro sostiene che questo film “ha così tanti livelli ed è così difficile, se non quasi impossibile, da classificare, che [ha] deciso di inserirlo tra le grandi scommesse del festival”.

Entrambi i registi hanno già presentato cortometraggi in festival internazionali ed entrambi hanno lavorato a stretto contatto con Kleber Mendonça Filho, il cineasta vivente più acclamato del Brasile. Farias è stato anche il montatore dell’ultimo successo di Mendonça Filho, L’agente segreto.

uomo seduto suu un letto
La città brasiliana di Recife non è solo l’ambientazione di A Margem do Rio, ma anche il polo di produzione cinematografica più innovativo del Paese. Locarno Film Festival

Anche il regista svizzero-portoghese Basil da Cunha torna a partecipare al concorso ufficiale con O Jacaré [Il coccodrillo], capitolo conclusivo della sua trilogia ambientata nel quartiere di Reboleira, alla periferia di Lisbona.

Figlio di immigrati portoghesi in Svizzera, da Cunha ha studiato cinema, sociologia e scienze politiche prima di trasferirsi nella capitale portoghese, senza un soldo e con l’idea di diventare regista. Così è finito nel quartiere di Reboleira, una baraccopoli di periferia con un’alta concentrazione di immigrati e immigrate capoverdiani.

persone con pistole
Scena tratta da O Jacaré, terza e ultima parte della trilogia ambientata a Reboleira di Basil da Cunha. Thera Production, Continue Walking

Avendo costruito la propria carriera al di fuori dei circoli cinematografici tradizionali, i film di da Cunha possiedono la rara virtù di immergere il pubblico nell’intimità che il regista ha instaurato con i suoi personaggi, diventati la sua famiglia adottiva di amicizie e amanti.

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Cineasti del Presente: gli esordienti

Nella sezione dedicata a registi e registe al loro primo o secondo lungometraggio, le scelte sono più audaci. Il palestinese Revolutionaries Never Die (di Mohanad Yaqubi) è un dialogo archivistico che celebra l’eredità creativa della defunta cineasta libanese Jocelyne Saab, ripercorrendo 16 dei suoi film che documentano le rivoluzioni e le lotte arabe tra il 1973 e il 1983. Il titolo è uno slogan associato a George Habash, medico e influente fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

persona con microfono
Jocelyne Saab (1948-2019) è stata giornalista, fotografa, sceneggiatrice, produttrice, regista, artista e fondatrice del Cultural Resistance International Film Festival of Lebanon. Inoltre, è considerata una delle pioniere del cinema libanese. Locarno Film Festival

Se, con l’infuriare della guerra in Ucraina, il cinema ucraino si è concentrato su quel conflitto esistenziale, Demony di Natalka Vorozhbyt va controcorrente con un’ambientazione anni ’90. I complessi rapporti tra popolazione russa e ucraina, che si tratti di usanze, atteggiamenti o dell’uso stesso della lingua, vengono qui rappresentati in una storia d’amore insolita che offre una mappa delle animosità che hanno portato all’attuale conflitto. Il film ucraino in concorso nella sezione principale, I Rarely Wake Up Dreaming, invece, è incentrato in modo più esplicito sulla guerra.

Oltre a questi, vale la pena dare un’occhiata a un’altra regista brasiliana, Ana Vaz, e al suo lungometraggio sperimentale Hanabi; alla sontuosa animazione singaporiana Magic Atlas (diretta da Sun Xu) e allo svizzero Mateo Ybarra con il suo docu-fiction Small Talk, ambientato a Villa Pierrefeu, l’ultimo collegio femminile in Svizzera (frequentato da Lady Diana nel 1978).

Una scena dell’animazione Magic Atlas
Una scena dell’animazione Magic Atlas Pi Animation Studio

La retrospettiva

Per il pubblico più fedele di Locarno, l’attrazione principale è però sempre la grande retrospettiva, che in genere non delude e quest’anno è più attuale che mai. Intitolata “Red & Black – La sinistra hollywoodiana e la lista nera”, propone 50 film (fiction, documentari, cinegiornali e cortometraggi) provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Francia, Messico e Argentina, realizzati da o dedicati a registi, registe e professionisti e professioniste del mondo creativo soggetti a persecuzioni o inseriti nella lista nera durante la caccia alle streghe dell’era McCarthy.

Lo sceneggiatore John H. Lawson interrogato dalla Commissione per le attività antiamericane del senatore McCarthy in una scena del documentario Red Hollywood, che sarà proiettato nella retrospettiva del Film Festival.
Lo sceneggiatore John H. Lawson interrogato dalla Commissione per le attività antiamericane del senatore McCarthy in una scena del documentario Red Hollywood, che sarà proiettato nella retrospettiva del Film Festival. Courtesy Of Cinema Guild

Curata con grande attenzione dal critico iraniano Ehsan Khoshbakht, residente a Londra (che si è occupato anche delle ultime due retrospettive di Locarno), questa selezione avrà sicuramente notevole risonanza nell’America di Trump.

¨Alcuni altri momenti salienti della 79esima edizione del Locarno Film Festival:

Articolo a cura di Mark Livingston/ds 

Traduzione dall’inglese di Camilla Pieretti

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