Picasso passa per la Svizzera
"Picasso e la Svizzera" è il titolo di un'esposizione antologica del grande artista del Novecento aperta a Berna. La costruzione del percorso non è dettata dalle fasi della produzione dell'autore, ma dalle scelte fatte da mecenati e collezionisti elvetici che hanno fatto conoscere l'artista spagnolo al pubblico elvetico.
La formula promessa dal titolo sembra un po’ curiosa. Che rapporto avrebbe il pittore spagnolo, vissuto soprattutto in Francia, con il paese alpino? La soluzione sta nelle didascalie e nel catalogo dell’esposizione bernese.
Le opere esposte al Kunstmuseum di Berna sono infatti tutte conservate in terra elvetica. I curatori hanno seguito gusti e scelte dei collezionisti locali per mostrarne interessi e intenzioni attraverso il pittore più rappresentativo del ventesimo Secolo.
“Già nel 1907 degli svizzeri avevano riconosciuto il potenziale dell’allora giovane prodigio che viveva a Parigi”, ci dice la curatrice Nicole Schweizer. “Anche più avanti, quando le opere del pittore erano molto care gli svizzeri continuavano a comperare Picasso”. Un investimento, ma anche un riconoscimento all’artista che posizionano i magnati elvetici fra i primi della classe internazionale.
La Svizzera, in particolare il Kunsthaus di Zurigo nel 1932, ha dedicato addirittura all’artista la prima retrospettiva in assoluto. Un altro caso singolare della passione elvetica per Picasso è la votazione popolare, avvenuta a fine anni Cinquanta a Basilea. In quell’occasione il popolo accettò l’acquisto di una serie di opere che un collezionista avrebbe venduto all’estero. L’ondata di simpatia per il popolo che ama l’arte, portò Picasso stesso a regalare altre opere al Museo cantonale basilese, contribuendo così a creare una delle collezioni più complete in mano ad un’istituzione pubblica.
Una retrospettiva
L’esposizione bernese offre spazio ai primi lavori di Picasso, quelli nati intorno al 1900, definiti ancora dall’impressionismo. Seguono poi dipinti, lavori grafici e sculture della fase cubista, surrealista e anche dell’ultima stagione di produzione dell’artista, in cui si riscontra il ritorno al figurativo.
Per quanto l’esposizione risulti rappresentativa delle varie epoche del lavoro del protagonista della pittura del Novecento, dominano le scelte elvetiche. Dunque la ricezione dell’opera del grande artista è centrale per il percorso.
Si legge nel catalogo, per esempio, che i principali collezionisti elvetici non apprezzavano alternativamente la stagione cubista o surrealista del pittore, portando dunque ad una selezione limitata anche nell’esposizione bernese. Fu addirittura uno storico dell’arte elvetico, Julius Meier Graefe, che coniò la massima, lapidaria quanto fortunata, “Oggi non si va più in manicomio, si inventa il cubismo”.
I gusti che cambiano
La storia e l’evoluzione del gusto non avrebbero dato regione all’eminente studioso dell’arte confederato. Infatti Picasso va ancora per la maggiore. Solo in Svizzera, c’è stata recentemente una retrospettiva di grafiche e stampe a Vevey ed è ancora in corso alla fondazione Gianadda di Martigny l’esposizione su Picasso e il mito del minotauro.
Un interesse che si ricollega alle grandi mostre dei maggiori musei internazionali. Si rilegge nelle scelte una ricetta consolidata: un grande nome (Picasso è garanzia da solo), una scelta di opere famose (anche i non eletti nell’Olimpo delle muse riconosceranno alcune opere fra le più famose), un marketing e una programmazione d’accompagnamento che tengono alta l’attenzione. Una tattica conosciuta che garantisce l’interesse del grande pubblico e l’apporto finanziario degli sponsor, in un dare e ricevere che si riscontra da più parti.
Ma la soluzione nel caso bernese sembra riuscita. L’esposizione permette di conoscere Picasso e di ammirare la capacità elvetica di selezionare opere sopraffine. Certo le 160 opere non rappresentano che un decimo delle opere del pittore conservate in musei e collezioni private svizzere. Inoltre le opere conservate su suolo elvetico non rappresentano che una briciola dell’incredibile produzione di Picasso, calcolata intorno ai 30’000 esemplari. L’esposizione continua fino ai primi di gennaio.
Daniele Papacella
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