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Porte aperte per la memoria

La rinnovata Biblioteca nazionale dispone di più spazi di lettura per gli utenti Keystone

Sabato riapre la Biblioteca nazionale svizzera dopo il risanamento totale, durato sei anni. L'istituzione conserva, per mandato federale, le pubblicazioni editoriali elvetiche e, con la riapertura, offre tutta una serie di servizi in più, per facilitare l'accesso ai materiali conservati. Si compie così un importante passo verso l'apertura ad un pubblico sempre più vasto della memoria accumulata in oltre cento anni di attività.

Porte aperte questa fine settimana per la Biblioteca nazionale svizzera. Si presenta infatti in veste rinnovata la casa che ospita i libri e le pubblicazioni svizzere, che del paese si occupano o che in qualche modo contemplano qualche cittadino o scrittrice elvetici.

Una memoria collettiva, testimonianza di un paese che pensa e produce, che aveva urgentemente bisogno di spazio. Sono già chilometri i libri in giacenza nei magazzini della Biblioteca, dai manoscritti medievali ai nostri giorni, e il materiale aumenta quotidianamente.

Il direttore dell’Ufficio federale della cultura, David Streiff, si dice soddisfatto: “Con questi lavori di ristrutturazione e ampliamento la Biblioteca può continuare il suo mandato sociale e culturale”. Un impegno che la Confederazione ha onorato con un investimento di 35 milioni di franchi e che adesso, dopo sei anni di lavori, è nuovamente accessibile al pubblico.

L’edificio attualmente occupato dalla Biblioteca è sorto negli anni Venti. Si tratta di una costruzione pionieristica dell’architettura moderna, chiamata in ambito tedesco “Neues Bauen”, in cui la funzione definisce le forme e i materiali.

L’assenza di qualsiasi elemento decorativo o rappresentativo, come colonne o cupole, fanno della Biblioteca nazionale un manifesto di oggettività estetica. La funzionalità interna è traguardo primo dei costruttori, anche nella scelta dei materiali.

Le simmetrie e la semplicità razionale dell’organizzazione interna sono state in gran parte conservate attraverso un restauro meticoloso. Dalle lampade ai pavimenti in caucciù naturale, la parte aperta al pubblico è stata ricostruita o restaurata con acribia secondo i piani originali.

Gli otto piani del corpo centrale dell’edificio, riservati in origine al magazzino dei libri, sono stati trasformati in nuovi spazi pubblici, occupati adesso da sale di lettura, dall’Archivio letterario svizzero e dalla raccolta di materiali grafici.

I libri, conservati dalla Biblioteca, sono invece scomparsi sotto terra, nei nuovi magazzini. L’intervento concluso adesso rappresenta un riuscito connubio tra strutture esistenti e necessità nuove.

“Ma la struttura – ha sottolineato il direttore della Biblioteca Jean-Fréderic Jauslin – è solo la base del nostro lavoro. L’acquisizione e la conservazione di quanto viene pubblicato in Svizzera rappresenta il cuore della nostra attività”. A questo compito si aggiungono la coordinazione nazionale delle biblioteche pubbliche e la collaborazione internazionale.

Negli ultimi anni poi, al classico canale delle informazioni, la carta, si sono aggiunte delle novità tecnologiche che pongono nuove sfide alla catalogazione e alla conservazione. Anche la legge in materia non parla più di “libri”, ma in senso generico di “informazioni” senza più specificare se su supporto cartaceo, magnetico o digitale.

Oltre che semplificare la conservazione e l’utilizzazione dei materiali, la tecnica ha già sostituito i tradizionali cartellini dei cataloghi. Per stare al passo con i tempi sono stati inseriti nel sistema informatico ben sei milioni di schede che permettono adesso una consultazione rapida e più precisa.

Il traguardo di rendere accessibile, anche a distanza, il sapere conservato nei magazzini della Biblioteca è in parte realizzato con i nuovi servizi disponibili. I documenti che parlano del paese dalle quattro lingue nazionali sono più vicini a tutti grazie al sito www.snl.ch, che sta per Swiss National Library.

Daniele Papacella

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