Preghiere e lutto negli Stati uniti, timori in Afganistan
Giornata nazionale di preghiera e di commemorazione negli Stati uniti, mentre si continua a scavare sotto le macerie dei grattacieli crollati. In Afganistan crescono i timori per la minaccia di un attacco americano contro le basi di Osama Bin Laden. Tra le organizzazioni umanitarie, soltanto il Comitato internazionale della Croce rossa prosegue la sua attività nel paese già martoriato dalla guerra civile.
In Afghanistan resta soltanto il CICR
La delegazione della Croce rossa internazionale non se ne va dall’Afghanistan. La missione del CICR nel paese minacciato da eventuali attacchi contro le basi del terrorista d’origine saudita Osama Bin Laden è la più grande a livello mondiale. L’organizzazione umanitaria non vuole abbandonare alle proprie sofferenze un popolo che è allo stremo, dopo vent’anni di guerra e tre di siccità.
“I nostri colleghi afgani – precisa il responsabile dell’informazione per CICR Mario Musa – sono più di un migliaio e stanno lavorando. Abbiamo solo ridotto lo staff degli espatriati a coloro che svolgono funzioni essenziali, come personale medico ed infermieristico”. Ma dalla base logistica in Pakistan in cui lo abbiamo raggiunto telefonicamente, ad un centinaio di chilometri dall’Afghanistan, Mario Musa si dice pronto a ritornare con i suoi colleghi in Afghanistan, “Non appena la situazione si sarà chiarita”.
“Per il CICR l’Afghanistan è la missione più grossa: non siamo solo a Kabul, ma anche nelle province e lo siamo dall’inizio del conflitto, che risale a vent’anni fa. Quello che riteniamo essenziale ora è garantire comunque l’assistenza agli ospedali, e poi la presenza.
Sete d’informazione: tutti ascoltano le radio internazionali
La tragedia immane che si è consumata negli Stati Uniti martedì e vissuta dall’occidente praticamente in diretta TV, è giunta alla gente che vive in Afghanistan attraverso la radio. “Tutti sanno cosa si sta discutendo nel mondo perché nonostante non ci sia la televisione in Afghanistan si segue molto la radio”. La gente qui ricorda bene gli attacchi ai campi di Osama Bin Laden nel 1998, e ha paura. “Quello che ha scioccato tutti questa volta è la magnitudine della tragedia di New York.”
Grande incertezza
In mancanza di notizie sicure, la gente si chiede semplicemente che ampiezza potrebbe avere un eventuale attacco contro colui che è indicato come il mandate degli attentati di New York e Washington. Il re del terrore, Osama Bin Laden che si nasconde proprio in casa loro, protetto dai Talebani. Il regime di Kabul negli ultimi giorni si è affannato a smentire un’implicazione del miliardario saudita negli attentati americani, ma la pista dell’estremismo islamico è per ora la più credibile, secondo gli americani.
Un paese allo stremo
In un clima di tale incertezza e apprensione la gente non ha però le reazioni che si potrebbero vedere da noi. Gli afgani non si precipitano a svuotare i supermercati per fare provviste, intanto perché, oltre alla televisione, non hanno neppure supermercati. “Non è come da noi – spiega Mario Musa – ci sono dei piccoli bazar, quindi la gente vive veramente alla giornata. È un paese che purtroppo vive in uno stato di guerra da vent’anni e sono tre anni che è colpito da una siccità enorme. È veramente un paese già allo stremo.” Per questo la Croce rossa non vuole abbandonarlo proprio ora.
Nelle città colpite continua il lavoro dei soccorritori
Intanto, a New York e a Washington si continua a scavare fra le macerie. Il sindaco di Nuova York Rudolph Giuliani ha parlato di oltre 4.000 dispersi. I corpi già recuperati sono oltre un centinaio.
Ancora non si sa quanti svizzeri figurino tra le vittime; ufficialmente, Berna parla finora di due vittime accertate, ma si è senza notizie di 300 persone. Altri paesi hanno già stilato bilanci provvisori molto più alti. Il Foreign Office parla, ad esempio, di 100 vittime britanniche identificate.
Il presidente americano George W. Bush ha decretato la giornata di venerdì giornata nazionale della preghiera e del ricordo. Il Congresso si appresta a sbloccare una somma di 40 miliardi di dollari per aiutare le famiglie delle vittime. Anche in Europa a mezzogiorno c’è stata una pausa di silenzio di tre minuti in segno di cordoglio per le vittime e di solidarietà con i loro famigliari.
«Siamo ancora tutti profondamente scossi e credo che non potremo mai veramente riprenderci», ha detto il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger. Il presidente ha però anche invitato ad operare per un mondo scevro da odio e violenza.
Progressi nelle indagini
Sul fronte delle indagini, la polizia ha arrestato una decina di sospetti negli aeroporti di New York, al Kennedy e al La Guardia.
Entrambe le scatole nere dell’aereo dirottato e schiantatosi contro il Pentagono sono state ritrovate. Lo riferiscono funzionari a Washington. L’Fbi avrebbe identificato i quattro piloti tra gli autori del dirottamento dei due aerei partiti da Boston e usati per gli attentati contro le torri gemelle a New York. Si tratterebbe, a quanto riferisce la Cnn, di sauditi collegati alla rete del terrorista Osama Bin Laden.
La solidarietà della Nato
Il Pentagono sta intanto considerando la possibilità di mobilitare i riservisti in vista di un’operazione militare di ritorsione per gli attentati. L’ultima volta fu nel gennaio 1991, per la guerra del Golfo. L’esercito americano sembra prepararsi alla rappresaglia contro gli ambienti responsabili degli attentati. Secondo indiscrezioni, diverse opzioni sono attualmente allo studio.
La via all’applicazione dell’articolo, per la prima volta nella storia dell’Alleanza atlantica, è stata spianata, mercoledì, a Bruxelles. L’articolo V prevede che gli alleati reagiscano militarmente all’aggressione di uno di essi.
Nessun partner degli Usa ha sollevato obiezioni. La decisione è anche una fortissima novità sul piano della dottrina Nato. L’articolo 5 era stato scritto infatti nel pieno della guerra fredda per un possibile attacco militare tradizionale dei «rossi» di allora, contro uno dei paesi membri. Oggi scatta invece per quella che forse è stata la prima manifestazione di una guerra del XXI secolo, un massiccio attacco terroristico contro obiettivi vitali di uno Stato alleato.
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