The Swiss voice in the world since 1935

Un rifugio svizzero per l’arte afgana

Abiti tradizionali afgani nel museo di Bubendorf swissinfo.ch

Il patrimonio culturale e artistico afgano è minacciato, ma alcuni tesori hanno trovato una dimora temporanea in Svizzera.

Il ricco patrimonio artistico e culturale dell’Afganistan è sotto la doppia minaccia degli attacchi aerei americani e della politica dei talebani di distruzione di ogni forma di espressione non-islamica. Ma centinaia di tesori, alcuni risalenti a migliaia d’anni fa, hanno trovato rifugio nel museo afgano di Svizzera – una modesta costruzione di mattoni in un paese a dieci chilometri da Basilea.

Bubendorf è l’ultimo posto in cui ci si aspetta di trovare rarità religiose e culturali afgane. Ma il fondatore del museo, Paul Bucherer-Dietschi, architetto ed esperto dell’Afghanistan, ha una missione: salvare i tesori di quel paese. “Come abbiamo avuto modo di vedere nel marzo di quest’anno, le credenze religiose pongono una delle minacce più serie per l’arte in Afghanistan,” ha dichiarato a Swissinfo riferendosi alla distruzione dei Budda giganti di Bamiyan.

La minaccia

La paura più grande ora, dal punto di vista del patrimonio artistico, è che i tesori ancora rimasti in Afghanistan possano essere distrutti accidentalmente durante i raids americani e che gli oggetti più piccoli vengano rubati e contrabbandati nel caos della guerra. Gli oggetti custoditi nel museo, che includono vasi, collane, bambole, abiti, coperte, fotografie in bianco e nero e statue sono in prestito e l’istituzione svizzera vuole restituirli non appena la situazione interna in Afghanistan lo permetterà. A suggerire l’idea del museo al signor Bucherer sono stati proprio membri moderati del regime talebano e oppositori dell’alleanza del Nord. Bucherer ha messo a disposizione 165 mila franchi per l’acquisto di un immobile nel suo comune di residenza Bubendorf, la confederazione e il governo locale hanno contribuito con circa 650 mila franchi.

Oggetti mandati o portati

Nessuno degli oggetti esposti è stato raccolto personalmente da Bucherer, “per non essere considerato un ladro,” ma mandati a lui da ufficiali del governo afgano e da individui privati. L’istituto è finanziato anche da donatori privati, ma senza l’aiuto di volontari, sia svizzeri che afgani, il budget non basterebbe. Non appena sarà possible rimpatriare gli artefatti in Afghanistan Bucherer lo farà, con l’aiuto del governo svizzero e dell’UNESCO, patrono del progetto. Prima di aprire il museo un anno fa, Bucherer, che ha compiuto diversi viaggi in Afghanistan a partire dal 1971, aveva fondato l’Istituto afgano nel 1975, un centro d’informazione sul paese dell’Asia centrale. Bucherer dice che l’Istituto fu particolarmente attivo durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan negli anni ’80, quando compì ad esempio ricerche computerizzate sulle violazioni dei diritti umani e sulla situazione militare e politica del paese. Billi Bierling

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR