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Una collana per divulgare il sapere svizzero

Presses polytechniques et universitaires romandes

Si chiama «Le savoir suisse» ed è destinata a diventare una collana di libri di piccolo formato e di prezzo contenuto. Il progetto, che si ispira alla nota serie divulgativa francese «Que sais-je», è nato nella Svizzera romanda. I volumi di poco più di cento pagine dovrebbero apparire dal 2002, al ritmo di otto l'anno.

«Finora mancava, nella Svizzera di lingua francese, una collana del tipo di ‘Que sais-je’, vale a dire una collana di opere brevi, ma affidabili dal punto di vista scientifico e accessibili a tutti», ha esordito il giornalista ed editore Bertil Galland, nella conferenza stampa di presentazione del progetto «Le savoir suisse» martedì a Losanna.

Il comitato di edizione – di cui Galland, a suo tempo direttore dell’Enciclopedia vodese, è presidente – è convinto che in Svizzera esista il potenziale intellettuale per una collana divulgativa, ma di qualità, che possa fare da ponte tra l’università e società. Una sorta di prosecuzione ideale, come ha suggerito Jean-Philippe Leresche, docente di scienze politiche all’Università di Losanna, del festival «Science et Cité» d’inizio maggio, dedicato al dialogo tra mondo scientifico e cittadini.

La nuova collana, pubblicata dalle Presses polytechniques er universitaires françaises (PPUR), l’editrice universitaria romanda, sarà composta da libri di piccolo formato, massimo 128 pagine, dal prezzo di 15-16 franchi e sarà distribuita in tutte le librerie e nelle edicole. Per poter garantire un prezzo così basso, ha precisato Olivier Babel, direttore delle PPUR, sarà tuttavia necessario il sostegno degli enti pubblici. I primi passi in questo senso sono già stati compiuti.

La collana sarà articolata in nove settori: cultura, economia, biografie, storia, natura, opinioni, politica, società e scienza e tecnica. Gli autori dovrebbero provenire in larga misura dalle università, ma anche dal giornalismo e dall’amministrazione. «Nell’amministrazione», nota Anne-Catherine Lyon, dottoranda in diritto europeo ed in precedenza attiva nell’amministrazione cantonale vodese, «vengono prodotti moltissimi studi, che però raramente vengono a conoscenza del pubblico».

D’altra parte, anche nelle università molti lavori rimangono allo stadio di esercizi accademici e mancano gli stimoli a renderli più adatti alla lettura. Per i promotori della collana, questo è un potenziale che va sfruttato, che va reso noto anche ai non addetti ai lavori. Ciò comporta però, come ammette l’ingegnere Nicolas Henchoz, un certo sforzo di stile, per rendere temi difficili accessibili anche ad un pubblico di non specialisti. Per questo motivo, sono previsti quando necessario dei coautori, che aiutino gli scienziati e studiosi a rendere comprensibili concetti complessi.

Al momento la collana rimane un progetto romando, ma secondo Galland esistono già contatti con autori della Svizzera tedesca e l’intenzione è quella di aprire anche alla Svizzera italiana. Viceversa, suppone il direttore delle PPUR Bebel, quando il progetto sarà concretizzato si potranno cercare collaborazioni anche con editori della Svizzera tedesca, per un’edizione in tedesco della collana.

Se alla collana «Le savoir suisse» arriderà un successo paragonabile, fatte le dovute proporzioni, alla sorella maggiore «Que sais-je», lo potrà dire solo il futuro. Bisognerà attendere le prime due serie di quattro volumi ciascuno per vedere se il sogno di piccoli libri svizzeri di qualità, magari da acquistare al chiosco della stazione e da leggere in treno, tra Ginevra e San Gallo o tra Basilea e Chiasso o magari anche tra Roma e Berlino, saprà farsi realtà durevole. Il sostegno dato al progetto da numerose personalità, tra cui i tre consiglieri federali romandi, fa comunque ben sperare.

Andrea Tognina

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