Uncool Festival: la periferia al centro della musica
Lungo finesettimana dell'Ascensione nel segno del free jazz e della musica d'improvvisazione in Val Poschiavo, nei Grigioni. Da giovedì a domenica la località di Le Prese ospita la seconda edizione di «Uncool», un festival di musica contemporanea che porta in periferia artisti soliti esibirsi in metropoli come Zurigo, Berlino o New York.
Chi l’avrebbe mai detto che Amiri Baraka, alias LeRoi Jones, uno dei poeti simbolo della «beat generation» americana, figura centrale nel Black Arts Movement tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, sarebbe salito un giorno su un palco della Val Poschiavo, una delle regioni più periferiche della Svizzera?
Eppure l’esibizione di Baraka, insieme al gruppo Blue Ark, non è che uno dei momenti di alto livello nel ricco cartellone del festival «Uncool», in programma a Le Prese tra giovedì e domenica.
Ospite dell’edizione 2001 è anche la pianista svizzera Irène Schweizer, che il 2 giugno festeggerà i 60 anni. A Le Prese si esibisce in due concerti: con la bassista Joëlle Léandre e la vocalista Maggie Nicols in «Les Diaboliques» e con il batterista Pierre Favre e il fisarmonicista e clarinettista Rüdiger Carl.
Fra i nomi di spicco nel mondo del free jazz presenti a «Uncool» figura anche il sassofonista Charles Gayle, che si potrà ascoltare tutte e tre le sere con Michael Wimberley (batteria), Sirone (basso), Dick Griffin (trombone) e Fred Adams (tromba). Altri musicisti di richiamo internazionale, il sassofonista Marshall Allen e il pianista Bobby Few.
Ma com’è nata l’idea di portare una musica che si è soliti associare alle metropoli in una valle in mezzo alle Alpi? «Intanto è un modo di mettere in relazione la forza che emana dalla natura della regione con la forza della musica», dice Cornelia Müller, promotrice e membro del comitato organizzatore del festival. «Poi questa è una musica bellissima. E non è detto che vivendo in città la si capisca meglio».
Del resto, nota ancora Cornelia Müller, anche la popolazione della Val Poschiavo si dimostra «molto aperta e curiosa» verso una musica che rimane, va pur detto, di non sempre facile approccio. Nei giorni prima del festival sono stati organizzati degli incontri-workshop tra alcuni musicisti – Alan Silva, Sirone e Olaf Rupp – e gli scolari della regione. «Abbiamo incontrato molta apertura, sia fra gli allievi, sia fra gli insegnanti, verso una musica per loro sconosciuta».
Ma il festival rappresenta un momento importante per la regione non solo dal profilo culturale. L’indotto per la valle supera il milione di franchi, rileva Cassiano Luminati, del comitato organizzatore. «Uncool» permette di dar avvio alla stagione turistica con qualche anticipo rispetto all’estate.
I promotori prevedono una media di circa 700 spettatori a serata. Molte le prenotazioni dall’Italia e dalla Germania, ma anche da altri paesi europei e dagli Stati Uniti. Grazie ad un accordo con la Ferrovia retica (FR), il biglietto per il festival vale anche per il viaggio in treno da qualsiasi stazione della FR fino a Le Prese.
Qualche preoccupazione negli organizzatori la destano semmai le finanze. Posto sotto il patrocinio del presidente della Confederazione Moritz Leuenberger e della Provincia italiana di Sondrio, il festival ha un budget di 600’000 franchi.
Tra gli sponsor si annoverano il cantone dei Grigioni, i comuni della regione, sia in Svizzera, sia in Italia, e alcuni enti privati. Ma vi è stata la defezione di Pro Helvetia, che ha respinto la richiesta di contributo inoltrata dagli organizzatori
«Pro Helvetia ha un’ottica diversa rispetto alla nostra su come questa musica deve essere trattata, su dove deve essere sentita. Ovviamente non condividono il nostro concetto», dice Cornelia Müller. Attualmente è pendente il ricorso degli organizzatori, che senza il sostegno di Pro Helvetia rischiano un deficit.
Ora tuttavia al centro dell’attenzione c’è la musica, una musica coraggiosa e senza confini, che risuonerà in Val Poschiavo per quattro giorni. E la caparbietà degli organizzatori, convinti che la periferia non debba provare complessi d’inferiorità di fronte ai grandi centri. «È anche un processo democratico, in fondo», rileva l’organizzatrice, «noi non vogliamo più fare le cose solo nei centri urbani, ma anche fuori».
Andrea Tognina
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