Pisanello in gita da Bergamo a Losanna
Quello di Lionello d'Este dipinto dal Pisanello è uno dei ritratti più famosi del Rinascimento italiano. Insieme a una settantina di altri capolavori dell'Accademia Carrara di Bergamo è ora in mostra all'Hermitage di Losanna.
Ci sono quadri che hanno un’aura; quadri che – come scrive Alan Bennett in Una visita guidata (Going to the Pictures) – ti spingono ad attraversare una stanza per andare a guardarli e ti fanno venir voglia di portarteli a casa.
Dal 27 giugno, l’Hermitage di Losanna ospita molte tele di questo tipo, a partire dal ritratto di Lionello d’Este del Pisanello: profilo curioso, acconciatura oggi improponibile, occhi un po’ sporgenti. Eppure piace, e non solo a chi è in grado di colmare di sapere i quasi 600 anni che lo separano culturalmente da noi.
Piccolo – Pisanello sembra aver previsto l’affermarsi del formato A4 – e curatissimo nei particolari (le rose, la luce sulle perle, le sfumature dell’incarnato, l’ombra di una barba appena accennata sul mento), il ritratto è una delle opere più preziose conservate all’Accademia Carrara di Bergamo, un’opera che segna in modo emblematico il passaggio dallo stile gotico a quello rinascimentale.
A Losanna si presenta in tutto il suo splendore – è appena stato sottoposto ad un sapiente restauro che ha, tra l’altro, ricondotto lo sfondo nero al blu cosmico originale – e, soprattutto, non da solo. «In passato, l’avevamo già prestato a Londra», racconta Giovanni Valagussa, conservatore dell’Accademia Carrara. «Ma è in assoluto la prima volta che parte insieme ai più significativi capolavori della nostra collezione».
Dal buio dei magazzini alla luce dell’Hermitage
Che un museo lasci andare all’estero in un colpo solo tutte le sue opere più rappresentative è un fatto piuttosto eccezionale che si spiega con la chiusura dell’Accademia Carrara per lavori di ristrutturazione. «Una mostra fuori sede», spiega Valagussa, «era il modo migliore per non lasciare le opere in magazzino. Un museo, in questo caso Losanna, garantisce condizioni di conservazione migliori e poi permette di valorizzare un patrimonio straordinario che è sì molto noto, ma che spesso non è associato a Bergamo. Pochi sanno ad esempio che il ritratto di Lionello d’Este – che è su quasi tutti i libri di storia dell’arte – si trova nel museo di una piccola città dell’Italia del nord».
L’Hermitage di Losanna, che già in passato ha organizzato mostre dedicate alle collezioni di altri musei (ad esempio il Fabre di Montpellier), ha colto l’occasione al volo. Il risultato è una mostra distribuita sapientemente nelle sale inondate di luce della villa ottocentesca che ospita il museo. «Al di là dei grandi nomi – Pisanello, Bellini o Raffaello per non citarne che tre – quello che è sorprendente per me, che queste opere le conosco bene, è vederle in un ambiente che restituisce quel gusto e quel clima di collezionismo ottocentesco a cui in fondo appartengono».
I quadri, proprio perché in origine facevano parte di collezioni private, sono quasi tutti di piccolo formato e la villa, con i suoi elementi architettonici – le finestre, le porte, i pavimenti in legno – crea un’atmosfera domestica e famigliare che, dice Valagussa, «per certi aspetti è più adatta a opere di questo tipo» che non la solennità delle sale di un museo.
Lo stesso vale per la luce naturale. «È vero che nei musei si tende ad usare un’illuminazione artificiale. È vero però anche che la luce naturale consente di vedere meglio i quadri. Inoltre, queste sale piuttosto piccole e le loro grandi finestre rivolte verso un paesaggio molto bello – il parco, il lago – valorizzano ulteriormente i colori e la luce stessa dei dipinti».
La pittura della realtà
La felice interazione con il paesaggio reale diventa particolarmente evidente con i dipinti della scuola lombarda, caratterizzati proprio dall’attenzione ai dettagli non convenzionali, dalla volontà di evitare rappresentazioni idealizzate (non a caso, la scuola lombarda è stata definita «pittura della realtà»).
Alle spalle della Madonna del latte del Bergognone, per esempio, s’intravvedono un roseto e lo scorcio di un villaggio, elementi che pur distanti nel tempo e nello spazio dal presente dell’Hermitage, trovano una naturale continuazione nel paesaggio losannese.
«Spero che questa mostra possa dare degli spunti per la futura riorganizzazione dell’Accademia Carrara, che al momento della chiusura presentava sale stracolme con tantissimi quadri appesi gli uni accanto agli altri», conclude Giovanni Valagussa. «Vedere una scelta degli stessi dipinti in un altro contesto può aprire gli occhi e aiutare a trovare soluzioni diverse». Come dire: per sviluppare la loro aura, anche i quadri migliori hanno bisogno di non essere soffocati.
swissinfo, Doris Lucini, Losanna
• «Pittura italiana dal Rinascimento al XVIII secolo. Tesori dell’Accademia Carrara di Bergamo» è alla Fondation de l’Hermitage di Losanna fino al 26 ottobre 2008.
• Sono esposte una settantina di tele di maestri del calibro di Carpaccio, Tiziano, Canaletto, Botticelli, Raffaello e Pisanello.
• Dopo Losanna, la mostra potrebbe andare in altri musei. Sono in corso trattative con musei francesi. Rifiutate, invece, delle proposte giapponesi per inadeguatezza degli spazi espositivi proposti (grandi magazzini).
• Situata a Bergamo, è una rinomata scuola di belle arti a cui è associato un museo d’importanza internazionale.
• Conta più di 1’800 dipinti realizzati tra il XV e il XIX secolo, in particolare di scuola veneta e lombarda.
• La data di fondazione, 1796, corrisponde alla data del decesso del conte Giacomo Carrara, che lasciò all’accademia la sua collezione.
• Negli anni è stata arricchita da altre preziose collezioni, in particolare quelle del conte Guglielmo Lochis (1866) e dello storico dell’arte Giovanni Morelli (1891).
• Attualmente è chiusa per restauri. I lavori dovrebbero durare due anni.
• L’Hermitage di Losanna è una bella dimora del XIX secolo circondata da un lussureggiante parco aperto al pubblico. Dal sito si gode una magnifica vista sulla cattedrale e sul lago Lemano.
• Donato alla città nel 1976, l’edificio è stato trasformato in museo di belle arti nel 1984. Da allora vengono organizzate da due a tre esposizioni temporanee l’anno. Il museo ha anche una collezione propria, che non è però esposta in permanenza.
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