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Da Trump a Mamdani, l’America in lutto per Dolly Parton

Keystone-SDA

C'erano state delle avvisaglie, le ripetute cancellazioni tra cui l'ultima - un'apparizione nel suo parco a tema Dollywood - ma pochi, e forse neanche lei, si aspettavano che Dolly Parton avrebbe lasciato orfani così presto i suoi milioni di fan.

(Keystone-ATS) La regina del country, ricoverata da venerdì in un centro per la cura dei tumori dell’ospedale Vanderbilt di Nashville da lei più volte sostenuto, è morta ieri a 80 anni circondata dai suoi cari “dopo una breve battaglia contro il cancro”.

Nel cordoglio generale, l’America più polarizzata che mai in vista del voto di Midterm si è ritrovata per poche ore coesa: l’Empire State Building si è illuminato di rosa, il suo colore preferito, mentre in tutto il paese, su ordine del presidente Donald Trump, le bandiere sono state ammainate a mezz’asta per un’intera settimana nonostante il cuore di Dolly – protofemminista, amica dei gay e filantropa – battesse a sinistra.

Nel rendere omaggio a una personalità multiforme l’intero arco politico si è listato a lutto: il sindaco socialista di New York Zohran Mamdani ha ricordato “una sostenitrice insostituibile della classe lavoratrice”, mentre l’ex presidente repubblicano George W. Bush ha reso omaggio a “un’artista straordinaria e persona ancora più straordinaria”, parole riecheggiate dal predecessore dem Bill Clinton, da Joe Biden (“un simbolo americano”) e da Barack Obama che ha ricordato l’infanzia della cantante nata in condizioni di estrema povertà: “Ben pochi hanno avuto un impatto maggiore di lei”.

Mentre uno dei suoi brani più celebri, 9 to 5, veniva suonato al cambio della guardia a Buckingham Palace, re Carlo e la regina Camilla hanno condiviso una foto sui social. Al lutto si è unito il mondo della musica in un cordoglio intergenerazionale: dagli ottuagenari Paul McCarney, Elton John e Mick Jagger alla 27enne Sabrina Carpenter che 18 mesi fa aveva collaborato con lei in Please, Please, Please. Per Taylor Swift, che aveva iniziato nel country, un mondo senza Dolly Parton “non sembra possibile, né reale, né giusto”, mentre Beyoncé, che aveva collaborato con lei per Cowboy Carter, ha reso omaggio a una star “audace e brillante, talentuosa e tenace”. E poi Hollywood, tra Jane Fonda “devastata” per la scomparsa della sua costar di 9 to 5 a Julia Roberts che nel 1989 l’aveva affiancata in Steel Magnolia – Fiori D’Acciaio: “Era una persona magica e piena di gioia. Averla conosciuta è un tesoro della mia vita”.

Ora, dopo lo shock e i ricordi, i funerali a Nashville in forma privata: Dolly sarà sepolta accanto all’amato marito Carl con ai piedi un paio delle sue oltre duemila scarpe col tacco, in testa una delle oltre 300 parrucche. Alle esequie sarà suonata la canzone If We Never Meet Again, un vecchio brano gospel country: in una vecchia intervista, Parton aveva spiegato che era il preferito di suo padre Robert, un contadino poverissimo e analfabeta, in memoria del quale lei aveva lanciato, una volta ricca e famosa, uno dei suoi più celebri programmi di beneficenza: la Imagination Library.

Dolly la fondò nel 1995 con l’idea di spedire ai bambini della sua contea natale – lei che non aveva potuto avere figli – gratuitamente un libro al mese dalla nascita fino ai cinque anni. L’iniziativa locale diventò poi enorme: dal 2000 cominciò a essere replicata in altre comunità e si estese fuori dagli Stati Uniti, in Canada, Gran Bretagna, Australia e Irlanda e ogni mese distribuisce oltre tre milioni di libri.

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