Datori di lavoro svizzeri restano cauti nelle assunzioni
Nel secondo trimestre i datori di lavoro svizzeri continueranno a mostrarsi poco propensi ad assumere.
(Keystone-ATS) Il peggioramento del clima occupazionale potrebbe accelerare il riposizionamento del lavoro temporaneo nelle strategie aziendali. L’uso dell’intelligenza artificiale (IA) non trova ancora consenso unanime.
Nei secondi tre mesi dell’anno, le prospettive nette di occupazione sono scese di 13 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025, attestandosi al 18%, secondo il rapporto trimestrale di Manpower pubblicato oggi. La Svizzera si colloca 3 punti percentuali al di sotto della media europea.
Questo rallentamento è dovuto all’incertezza economica, alla debolezza della domanda globale, all’accelerazione dell’automazione e a una maggiore attenzione alla produttività.
“Notiamo che l’evoluzione del contesto spinge le aziende a ricorrere maggiormente a modelli di lavoro flessibili. Il lavoro temporaneo sembra diventare una componente permanente delle moderne strategie di risorse umane. Allo stesso tempo, le aziende desiderano potersi assicurare rapidamente i servizi dei talenti”, spiega Eric Jeannerod, direttore nazionale di ManpowerGroup Svizzera.
L’IA non sostituisce
Inoltre, “problemi strutturali fondamentali ostacolano il ricorso all’IA”, sottolinea lo studio, i cui 581 intervistati indicano che “non sono tanto fattori isolati quanto una combinazione di incertezze, mancanza di strutture e competenze a esserne responsabili”. Le preoccupazioni relative alla protezione dei dati e alla regolamentazione (17%) sono gli ostacoli più citati.
Con circa il 9% ciascuno, i reclutatori segnalano altre sfide quali la mancanza di strumenti e piattaforme, la formazione insufficiente, le regole poco chiare e la resistenza al cambiamento.
L’IA è considerata dai reclutatori intervistati principalmente come uno strumento di supporto per le competenze analitiche, quali la risoluzione dei problemi (66%), la tecnica (62%) o la comunicazione (61%). D’altra parte, “le aspettative sono nettamente più moderate per le competenze maggiormente incentrate sulle relazioni umane e sui valori” come la vendita (48%), la gestione del team (45%) o il giudizio etico (32%).
“Queste competenze sono di gran lunga considerate le meno suscettibili di essere supportate dall’IA, il che sottolinea il ruolo sempre centrale dell’essere umano in un mondo del lavoro sempre più automatizzato”, aggiungono gli autori. L’IA è quindi considerata principalmente come “un amplificatore per i compiti cognitivi e legati alla produttività”.
Per quanto riguarda le risorse umane, l’IA viene utilizzata principalmente per migliorare le prestazioni dei team e per la pianificazione e le previsioni (19% ciascuna). Altri ambiti di applicazione come la conformità (7%), il reclutamento (6%) e le previsioni sul turnover del personale (5%) occupano un posto minore.
In termini di assunzioni, per il 13% delle aziende intervistate, l’IA manca di profondità ed esclude erroneamente candidati qualificati. Solo l’8% degli intervistati afferma che l’IA soddisfa pienamente le aspettative, mentre l’8% lamenta che vengano proposti candidati non qualificati e il 7% segnala un persistente pregiudizio nelle valutazioni.
Non meno del 34% non utilizza ancora l’IA nei settori sopra menzionati.