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Alcuni parlamentari chiedono un maggior sostegno per la politica famigliare

Secondo la commissione, la mancanza di strutture per la sorveglianza dei bambini costituisce uno degli ostacoli principali ad una maggior integrazione delle donne nel mondo del lavoro Keystone

Cento milioni di franchi l'anno al massimo per un periodo di dieci anni: è il contributo che Berna dovrebbe versare a quei comuni che vogliono aprire nuovi asili d'infanzia. Un'iniziativa parlamentare in tal senso, inotrata dalla deputata Jacqueline Fehr (PS/ZH) è stata approvata oggi - 18 a 4 - dalla commissione della sicurezza sociale e della sanità del Nazionale. Essa raccomanda ai colleghi di accettarla durante la prossima sessione delle Camere a Lugano.

L’aiuto sarebbe versato per due anni a partire dalla fondazione della nuova istituzione – asilo d’infanzia, scuole o famiglia che si prendono carico di bambini – e dovrebbe coprire un terzo dei costi di gestione. Grazie a questo sistema, ha precisato la commissione, Berna potrebbe finanziare 12 mila nuovi posti. Secondo la commissione la mancanza di strutture per la sorveglianza dei bambini costituisce l’ostacolo maggiore che impedisce alle donne di conciliare carriera e vita famigliare.

Meno unanime il voto per quanto attiene ai contributi complementari da versarsi a famiglie con reddito modesto e con figli di età non superiore ai 14 anni, sul modello di quanto si fa nel Ticino. Due iniziative parlamentari presentate dalle consigliere nazionali Jacqueline Fehr e Lucrezia Meier-Schatz (PPD/SG) sono state approvate per il rotto della cuffia: 11 a 10 e un’astensione.

Secondo il sistema proposto, se il reddito di una famiglia risultasse inferiore al minimo vitale nonostante i contributi complementari, Berna dovrebbe versare aiuti ulteriori per i bambini fino a tre anni. La Fehr auspica inoltre che il Consiglio federale elabori modelli volti a sviluppare strutture che assecondino il ruolo educativo dei genitori.

swissinfo e agenzie

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