Berna chiederà agli Stati Uniti l’estradizione di Pavel Borodin
La Svizzera chiederà l'estradizione dell'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin, arrestato mercoledì sera (ora locale) all'aeroporto Kennedy di New York su mandato della magistratura ginevrina. Questa lo sospetta di riciclaggio di denaro nell'ambito dell'inchiesta Mabetex-Mercata, sebbene in Russia siano state abbandonate tutte le accuse contro di lui.
La ferma intenzione di chiedere l’estradizione, nonostante le scandalizzate proteste di Mosca e Minsk (Borodin è attualmente segretario dell’Unione russa-bielorussa) è stata annunciata giovedì dal procuratore generale ginevrino Bernard Bertossa e confermata a Berna dal portavoce dell’Ufficio federale di giustizia Folco Galli. Questi ha precisato che la Svizzera dispone da 40 a 60 giorni per formulare ufficialmente la sua richiesta, che dovrà essere formalmente trasmessa, via Berna, dal giudice istruttore ginevrino che segue il caso, Daniel Devaud.
«Vogliamo far comparire Borodin davanti a un giudice istruttore ginevrino», ha detto il procuratore Bertossa. «In seguito decideremo se incriminarlo o no e, se sarà il caso, di mantenerlo in detenzione provvisoria». Bertossa si è detto fiducioso: «Le richieste di estradizione hanno sempre ricevuto buona accoglienza presso la giustizia americana».
Le due società ticinesi Mabetex e Mercata erano sospettate di aver pagato mazzette milionarie ad alti funzionari russi per ricevere l’appalto di alcuni lavori di rinnovamento del Cremlino. il 55.enne Borodin sarebbe stato il principale beneficiario delle «commissioni»: secondo la stampa russa avrebbe intascato 25 milioni di dollari sulla sessantina che Mercata e Mabetex avrebbero pagato.
Lo scorso 8 dicembre la procura generale russa ha però archiviato il procedimento per «assenza di reato», scagionando completamente Borodin. Ciò malgrado, la magistratura ginevrina ha deciso di proseguire le inchieste per riciclaggio contro Mabetex e Mercata, un procedimento aperto autonomamente nell’estate 1999.
Questa ostinazione è stata stigmatizzata dagli avvocati di Borodin. A Ginevra, Dominique Poncet ha definito la situazione «singolare»: «Borodin è ricercato per riciclaggio. Ora, il riciclaggio non è un’infrazione autonoma, può esistere soltanto se un reato è stato commesso a monte e i russi non gli rimproverano proprio niente».
Il collega dell’avvocato Poncet a Mosca, Boris Kuznetsov, ha dichiarato che solo la giustizia russa può provare «che il denaro è sporco e che i fatti si sono svolti a Mosca»: «ora, il dossier Mabetex è chiuso e non una sola volta Borodin è stato accusato». Secondo Kuznetsov, l’arresto è «illegale» poiché Borodin «gode dell’immunità diplomatica» e si è recato a negli Stati Uniti per assistere all’investitura del presidente George W. Bush.
Il professionista ha spiegato che Borodin al momento del fermo aveva con sé solo il passaporto ordinario, poiché a questo è associato un visto multiplo per gli Stati Uniti. Un visto che non è stato possibile trasferire invece sul passaporto diplomatico perché l’invito era arrivato pochi giorni fa e nel frattempo il consolato americano a Mosca era chiuso. In ogni caso Kuznetsov ha precisato che ora anche il passaporto diplomatico è stato spedito negli Stati Uniti per essere consegnato ai magistrati.
Il ministro degli esteri russo Igor Ivanov ha chiesto formalmente agli Stati Uniti la scarcerazione «immediata e incondizionata» di Borodin. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha definito l’arresto «uno scandalo diplomatico» e «un gesto poco amichevole da parte degli Stati Uniti nei confronti della Russia e della Bielorussia».
Anche la Duma russa, nella sua riunione plenaria, ha chiesto l’immediata scarcerazione dell’ex tesoriere. Il leader ultranazionalista Vladimir Zhirinovski ha invocato misure di ritorsione nei confronti degli Stati Uniti.
swissinfo e agenzie
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