Bill Clinton sotto accusa per il caso Rich
E' durata ben 9 ore la seduta della Commissione Riforme della camera dedicata alla controversa amnistia concessa all'ultimo minuto all'ultra-miliardario Marc Rich, il controverso finanziere riparato in Svizzera nel 1983.
Incriminato dalla procura di New York per quello che viene considerato il maggior caso di frode fiscale della storia del paese, Marc Rich è ora l’involontario protagonista di uno dei maggiori scandali politici della tormentata presidenza Clinton. Il presidente uscente ha concesso oltre 140 amnistie poco prima di lasciare definitivamente la casa Bianca. Non è tanto il numero dei graziati che sorprende (l’amnistia è costituzionalmente una prerogativa discrezionale del Capo dello Stato ed è stata regolarmente utilizzata da tutti gli inquilini della casa Bianca), quanto l’inclusione del faccendiere nella lista dei prescelti.
Rich, arricchitosi con operazioni sporche, in particolare sul mercato petrolifero, non ha infatti né scontato un solo giorno di prigione né ha mai pagato, neppure in minima parte, il suo debito alle autorità fiscali americane. Molti osservatori e parlamentari sospettano il presidente di aver concesso la grazia al celebre miliardario a mo’ di regalo per i favori ricevuti in questi ultimi anni. L’ex-moglie Denise si è infatti mostrata particolarmente generosa sia con il partito democratico, sia con il presidente (versando cospicue somme nel fondo creato per pagarne i legali) sia con la First Lady, a caccia di fondi durante la sua vittoriosa campagna nuova-yorkese per conquistare un seggio al senato degli Stati Uniti.
Per i suoi detrattori o semplicemente per i suoi critici, Clinton avrebbe in sostanza venduto l’amnistia. Un sospetto adombrato anche da alcuni democratici, che nell’udienza si sono mostrati poco propensi a prendere le difese di Clinton. “E’ una brutta storia” ha dovuto ammettere Henry Waxman, membro democratico della commissione.
Dan Burton, il repubblicano che ha presieduto e condotto l’udienza non ha avuto modo di interrogare le persone più vicine al presidente: in aula non c’erano né Clinton né in suoi assistenti che hanno addotto ragioni di lavoro per giustificare la loro assenza. Burton non ha neppure potuto interrogare Denise Rich, che ha respinto l’invito trovando protezione nel quinto emendamento della Costituzione che garantisce al cittadino il diritto di non testimoniare contro se stesso. Burton ha così messo sotto torchio Jack Quinn, l’avvocato di Marc Rich, che ha abilmente replicato alle obiezioni sostenendo l¹innocenza del suo cliente, difendendo il proprio operato “trasparente ed etico” e non volendo in nessun modo tutelare l’azione del presidente degli Stati Uniti.
Quinn è comunque incappato in una flagrante contraddizione quando ha detto di aver informato in modo accurato e completo non solo il presidente ma pure il ministero della giustizia dei contenuti precisi della richiesta inoltrata a nome del suo cliente. La sua versione è stata smentita dal vice-procuratore generale Eric Golden, secondo il quale Quinn ha in sostanza discusso direttamente con Clinton scavalcando il ministero della giustizia competente nel selezionare le richieste di amnistia. La decisione di Clinton non potrebbe esser revocata che dall’attuale presidente. Ma per non creare precedenti che minerebbero le prerogative del Capo della casa Bianca , George W. Bush ha già fatto sapere che non intende entrare in materia.
Dan Burton comunque non cede: altre udienze si terranno nei prossimi mesi. Il presidente della commissione vuole a tutti i costi sentire cosa ha dire l’ex-moglie di Rich. Le propone ora la totale immunità in cambio della verità. L’obiettivo in sostanza è quello di mettere Bill Clinton con le spalle al muro.
Roberto Antonini, Washington
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