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Bocciato per pochi voti il riconoscimento del genocidio degli armeni in Turchia

Josef Zisyadis, promotore del postulato sul riconoscimento del genocidio perpetrato contro il popolo armeno Keystone Archive

Come altri paesi europei, anche la Svizzera è stata invitata a riconoscere pubblicamente il genocidio perpetrato all'inizio del secolo contro il popolo armeno. I massacri compiuti dalla Turchia provocarono, a seconda delle fonti, da 800.000 a un milione e mezzo di morti. Il consiglio nazionale ha però bocciato di stretta misura (73 voti contro 70) il postulato del deputato comunista Josef Zisyadis.

La Svizzera non ha dunque seguito la Francia, il cui parlamento in gennaio ha approvato un progetto di legge che qualifica con il termine di genocidio i massacri di centinaia di migliaia di persone compiuti nell’est dell’attuale Turchia durante l’agonia dell’Impero ottomano. Il passo dei francesi ha profondamente irritato Ankara e si è ripercosso sulle relazioni economiche fra i due paesi.

La legge adottata dal parlamento francese non è però paragonabile con il postulato discusso martedì dai deputati elvetici, che non è vincolante per il governo svizzero. Per il rappresentante ad Ankara, l’ambasciatore Kurt Wyss, si tratta di una differenza sostanziale e anche se fosse stato approvato il suo impatto presso le autorità turche sarebbe stato meno problematico.

Il genocidio è stato perpetrato 85 anni fa, ma l’argomento resta di grande attualità. Per la Turchia si tratta di un tema sensibilissimo. Ankara ha sempre respinto il concetto di genocidio, perché “si trattò di avvenimenti consecutivi alla guerra.” Il genocidio è invece rivendicato dagli armeni ed è riconosciuto da numerosi esperti e storici. Diversi paesi europei, tra cui l’Italia, l’hanno già formalmente condannato. Il parlamento europeo l’ha riconosciuto nel 1987 e l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel 1998.

Per il deputato socialista Franco Cavalli, “è importante riconoscere questo primo genocidio perpetrato nel 20esimo secolo perché esso è servito da modello per altri massacri di questo tipo. Anche i nazisti si ispirarono agli orrori compiuti dai turchi per eliminare gli ebrei.” Cavalli ha detto alla tribuna che la Svizzera continua a fare affari con la Turchia, “un paese che non ha mai rispettato i diritti umani, che li víola ogni giorno. Se vogliamo essere coerenti con la nostra politica estera, che si basa sulla difesa dei diritti umani, dobbiamo avere questo coraggio, anche se ciò costerà qualche contratto.”

Per l’autore del postulato, il comunista Josef Zisyadis, “il nostro paese deve riconoscere il genocidio armeno per contribuire a fare avanzare la democrazia in Turchia. Si tratta di un passo simbolico e politico importante proprio dopo la ratifica da parte del Consiglio nazionale della Corte penale internazionale per punire il crimine di genocidio.”

Il deputato socialista Jean-Claude Rennwald ha esibito alla tribuna una copia del giornale turco Hurriyet, che ha minacciato i firmatari del postulato qualora mettessero piede in Turchia e ha anche denunciato le forti pressioni dell’ambasciatore turco in Svizzera.

Per il ministro degli esteri Joseph Deiss, il governo svizzero si è già espresso in passato chiaramente sul tema. La qualifica di “genocidio” appartiene però, secondo lui, a un tribunale, come la futura Corte penale internazionale e non al governo svizzero. Il processo di normalizzazione fra Svizzera e Turchia, voluto anche per favorire il rispetto dei diritti umani, sarebbe stato messo in pericolo il postulato fosse stato accettato. Ricordiamo che una decina d’anni fa l’ambasciatore turco a Berna era stato dichiarato persona non grata in seguito a una sparatoria davanti alla legazione turca che aveva provocato la morte di un manifestante turco. Il lungo processo di normalizzazione era culminato in gennaio di quest’anno con la visita a Berna del ministro degli esteri turco.

Mariano Masserini, Lugano

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