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Caso Borodin: decisione rinviata a giovedì

swissinfo.ch

La Camera d'Accusa di Ginevra si esprimerà giovedì mattina sul caso Borodin. Nel corso di un'udienza pubblica martedì pomeriggio il procuratore ginevrino Bernard Bertossa e l'avvocato Dominique Poncet, si sono dati battaglia in merito alla sorte dell'imputato, accusato di riciclaggio e partecipazione ad organizzazione criminale ed attualmente detenuto nelle carceri ginevrine.

Bernard Bertossa, che ha chiesto di mantenere in detenzione per 3 mesi il segretario dell’Unione Russia-Bielorussia, mentre per il collegio difensivo l’avvocato Dominique Poncet ha sostenuto la necessità di liberarlo. Borodin era assente, qualche ora prima era stato ricoverato all’ospedale cantonale di Ginevra per problemi cardiaci.

La difesa ha fatto leva sull’assenza di accuse o imputazioni in Russia. ” Se non c’è la prova di un reato non si può giudicare nessuno per il riciclaggio del supposto provento di quel reato “, ha detto Maitre Poncet, il quale ha cercato di ridemensionare tutto l’affare definendo i fatti contestati degni di essere giudicati in una corte correzionale.

Da parte sua il procuratore pubblico ginevrino ha ricostruito i movimenti di denaro che le società ticinesi Mercata e Mabetex hanno versato, su conti nelle disponibilità dell’ex tesoriere del Cremlino, dopo aver ricevuto da lui stesso degli appalti per conto dell’amministrazione presidenziale. Per Bertossa se non gli viene contestato nulla in Russia è solo a causa delle protezioni di cui gode l’uomo di fiducia dell’ex presidente e per la stessa ragione se lo si mette in libertà si rischia di non poterlo interrogare.

Pavel Borodin era stato arrestato il 17 gennaio scorso all’aeroporto di New York, dove era giunto in vista di partecipare alla cerimonia di insediamento del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. I poliziotti americani avevano agito sulla base di un mandato di comparizione a diffusione internazionale firmato dal giudice istruttore ginevrino Daniel Devaud, che voleva sentire la versione dell’ex tesoriere del Cremlino in merito ai movimenti di capitali riscontrati in alcuni conti bancari svizzeri.

Una settimana più tardi la Svizzera ha inviato al Tribunale di New York una richiesta di estradizione dell’alto funzionario russo. In essa in particolare in luce il circuito della presunta corruzione operata dalla Mercata, acquistata nel 95 dal russo Victor Stolpovskikh, per il rinnovo del Gran Palazzo del Cremlino e della Camera dei conti a Mosca. Si trattava di lavori per quasi 500 milioni di dollari ottenuti dalla Lightstar, con sede nell’Isola di Man, a profitto della Merata.

Tra il 96 e il 98 l’impresa ticinese avrebbe versato oltre 62 milioni di dollari alla Lightstar, anche questa controllata da Stolpovskikh. In seguito quel denaro è stato messo in circolo nel Lichtenstein, a Panama o alle Isole Vergini, attraverso conti e società che fanno riferimento a persone vicine all’ex amministrazione presidenziale russa. Secondo la lista stilata dalla giustizia ginevrina tra i beneficiari di versamenti spiccherebbe proprio Borodin con 25 milioni, mentre altri 11 sarebbero finiti nelle mani dello stesso Stolpovskikh.

L’inchiesta coinvolge in tutto una decina di persone, tra cui anche due gestori di patrimonio domiciliati in Svizzera e un avvocato ginevrino, sospettati d’aver partecipato alla macchinazione per nascondere l’origine dei fondi. Tutti negano qualsiasi responsabilità.

Dopo l’arresto negli Stati Uniti Borodin si è dichiarato non colpevole, ha rifiutato l’estradizione in Svizzera, avviando il confronto a distanza con la Procura di Ginevra per il tramite della giustizia americana. Le istanze giudiziarie dello stato di New York gli hanno negato la liberazione provvisoria e poi, lunedì 2 aprile, davanti alla Corte federale di Brooklin riunita per un esame della richiesta svizzera, con un colpo di scena Borodin ha affermato di non opporsi più all’estradizione. Determinante in questa decisione il non ottenimento della libertà provvisioria in attesa della decisione sull’estradizione.

In carcere da due mesi e mezzo a Brooklyn, l’ex tesoriere del Cremlino ha deciso con i suoi avvocati che tanto valeva accorciare la procedura mettendosi a disposizione delle autorità giudiziarie ginevrine. Pavel Borodin era giunto sabato mattina all’aeroporto di Ginevra con volo regolare della Swissair proveniente da New York, accompagnato da un drappello di poliziotti ginevrini in civile.

Nel primo pomeriggio, sempre di sabato, Borodin è stato sentito per circa un’ora dal giudice istruttore ginevrino Daniel Devaud che lo ha poi formalmente incriminato. I reati ipotizzati sono quelli già noti: riciclaggio e partecipazione ad organizzazione criminale. A Champ Dollon Borodin è sottoposto a regime carcerario ordinario.

Flavio Fornari

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