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Concluso il vertice Onu sulla criminalità transnazionale

Lo storico vertice Onu di Palermo, che ha spianato la strada alla costituzione di un fronte mondiale contro la criminalità organizzata, ha chiuso i battenti venerdì, dopo quattro giorni di lavori. Il bilancio è positivo, nonostante alcune polemiche.

Finisce fra qualche polemica il vertice Onu di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale. 121 paesi firmano la convenzione, ma solo ottanta circa sottoscrivono i protocolli aggiuntivi contro il traffico delle persone e la tratta dei clandestini. Intanto la magistratura palermitana apre un’inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose negli appalti per i lavori di ammodernamento del centro storico in vista del vertice.

Sono stati 121 – fra i quali la Svizzera – i governi che hanno sottoscritto la convenzione. Un accordo che prevede l’introduzione, negli ordinamenti giuridici dei paesi firmatari, dei reati di associazione criminale, riciclaggio, corruzione e intralcio alla giustizia.

Un successo insperato secondo i vertici Onu, i quali devono però incassare una certa delusione sul versante della lotta al traffico di persone e alla tratta di clandestini. Sono stati infatti solo 80 i paesi che hanno aderito ai due protocolli aggiuntivi. A non firmare sono stati soprattutto i paesi da cui proviene il maggior flusso di nuovi schiavi. Il motivo – secondo molti osservatori – è che una norma internazionale obbligherebbe tutti gli stati a riprendersi i propri clandestini, senza poter chiedere nulla in cambio, come invece succede oggi.

Sarebbero oltre 200 milioni nel mondo gli immigrati nelle mani dei trafficanti, che sfruttano la disperazione delle popolazioni povere del mondo alimentando i traffici illegali d’ogni tipo, dalla prostituzione, alla pedofilia, al traffico d’organi. Un business che ormai è diventato uno dei principali rami d’attività delle organizzazioni criminali internazionali: un giro d’affari che ammonta a più di sette miliardi di dollari l’anno.

Con il passare dei giorni si è sopita la querelle attorno alle parole espresse in apertura dal vice segretario generale dell’ONU Pino Arlacchi, che aveva parlato di lotta alla mafia quasi vinta, suscitando reazioni indignate da parte della magistratura, che ritiene il crimine organizzato tutt’altro che sconfitto.

Un ultimo strascico polemico è venuto dall’annunciata inchiesta per chiarire se ci siano state delle infiltrazioni mafiose nell’assegnazione degli appalti per la realizzazione delle infrastrutture destinate al summit di Palermo. Ma, aldilà delle polemiche, spesso tutte italiane, il vertice siciliano ha sicuramente segnato un passo decisivo nella lotta alla criminalità del terzo millennio.

Paolo Bertossa, Palermo

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