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Confermata la condanna in Germania al pioniere svizzero dell’eutanasia

Il pioniere svizzero dell'eutanasia Rolf Sigg, 84 anni, ha confessato di aver finora «accompagnato alla morte» circa 380 persone Keystone Archive

Il Tribunale federale tedesco non ha accettato mercoledì l'accusa di omicidio a carico di Rolf Sigg, l'84.enne pioniere svizzero dell'eutanasia che nel 1988 aveva fornito a una berlinese di 60 anni un cocktail letale che le aveva permesso di suicidarsi. La Corte suprema ha confermato la condanna di prima istanza per infrazione della legge sugli stupefacenti, ma ha annullato la multa di 8.400 marchi che gli era stata inflitta.

A chiedere una condanna per omicidio era il pubblico ministero, mentre la difesa voleva l’assoluzione. La Quinta Corte penale federale, con sede a Lipsia, ha respinto entrambe le richieste ed ha pronunciato contro Sigg un «ammonimento con riserva di pena». La camera ha giustificato l’esenzione dalla multa adducendo il «carattere eccezionale» dell’atto, compiuto a fine «altruistico». L’assistenza al suicidio della donna, a suo avviso, è stata sì illecita, ma rimane non punibile.

Anche i giudici del Tribunale penale di Berlino, nella loro sentenza di prima istanza del 21 dicembre 1999, avevano riconosciuto a Sigg di aver «prestato aiuto a fin di bene» ad una paziente con un male incurabile. Siccome la donna, una dottoressa malata di sclerosi multipla, si era assunta la completa responsabilità del gesto e si era somministrata con le proprie mani il farmaco mortale, Sigg non era stato ritenuto colpevole di eutanasia attiva.

Martedì, l’avvocato difensore Dieter Graefe aveva sostenuto che il barbiturico utilizzato (pentobarbital sodico) era ancora ottenibile su ricetta tre mesi prima del fatto nelle farmacie tedesche. La Corte di Lipsia ha invece affermato che la sua introduzione e fornitura è punibile in Germania dal 1981.

Pastore protestante, già fondatore dell’associazione elvetica Exit di cui era stato presidente fino al 1997, Sigg è attualmente segretario generale di una nuova società da lui fondata, EX International, che come Exit ha per obiettivo di aiutare i malati incurabili a procurarsi una morte «dignitosa». Egli aveva ammesso nel processo di Berlino di aver già «accompagnato alla morte» circa 380 persone.

swissinfo e agenzie

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