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Democrazia diretta in Svizzera

Davos: criticata la repressione poliziesca delle manifestazioni anti-globalizzazione

Per impedirne l'accesso a Davos, la polizia ha fermato un treno con 500 manifestanti a Landquart Keystone

Il Forum di Davos non è stato turbato dalle manifestazioni degli oppositori, ma si trova ora al centro di una tempesta di critiche. L'imponente dispositivo delle forze dell'ordine ha violato più elementari diritti, affermano numerose personalità. Soddisfatte invece autorità e polizia.

La stampa domenicale ha dato ampio risalto alla dimostrazione di forza della polizia. «Gli anti-Davos hanno vinto. Malgrado la polizia», ha titolato «dimanche.ch», secondo cui «niente sarà più come prima a Davos, dove l’isteria ha ormai oscurato i dibattiti di fondo». Sullo stesso tono la «SonntagsZeitung»: «lo spirito di Davos – ha scritto – è stato soffocato dai lacrimogeni». Critiche anche sul «SonntagsBlick: «Polizia aggressiva, dimostranti furiosi, cittadini irritati».

Non hanno lesinato le critiche neppure i politici. Il capo del gruppo socialista alle Camere, Franco Cavalli, spera che venga avviata un’inchiesta parlamentare sull’atteggiamento della polizia. Bloccato dalla polizia assieme ai manifestanti anti-forum, il consigliere nazionale Josef Zisyadis (PdL/VD) ha definito l’accaduto «una schizofrenia che non si vedeva in Svizzera dal tempo della protesta contro le centrali nucleari» degli anni Settanta.

Da Porto Alegre, dove è in corso il Forum sociale, il consigliere nazionale socialista vodese Pierre-Yves Maillard ha detto di vergognarsi dell’immagine offerta dalla Svizzera, «barricadiera, cocciuta e brutale». Anche gli altri partecipanti all’incontro brasiliano hanno denunciato il fenomeno di «latino- americanizzazione» che sta toccando la Svizzera. «Mancava solo Augusto Pinochet», ha affermato lo scrittore e teologo brasiliano Frei Betto.

Allarmato da questo disprezzo delle regole democratiche, il comitato dell’Unione sindacale svizzera dedicherà interamente al problema la propria riunione di mercoledì. Critiche sono venute anche dalle Organizzazioni non governative invitate a Davos, secondo cui autorità e polizia hanno violato diritti fondamentali, blindando la città e impedendo ogni manifestazione. Per protesta, esse minacciano di boicottare il Forum economico.

Più ottimista David Böhmer, del coordinamento anti-WTO: «la nostra manifestazione è stata un successo: malgrado la polizia ben 300 persone sono riuscite ad arrivare a Davos. È però scandaloso – ha aggiunto – che diverse migliaia siano state fermate».

Chiaramente soddisfatta della giornata la polizia cantonale grigionese: «siamo riusciti a permettere il normale svolgimento del Forum», ha sottolineato il comandante Markus Reinhardt. Abbiamo fronteggiato la manifestazione non autorizzata senza che ci fossero feriti o danni. Per il comandante, sono stati gli oppositori al Forum a ricorrere per primi alla forza, a Davos ma anche a Landquart, dove hanno causato danni materiali.

Sullo stesso tono le affermazioni della direttrice del dicastero della polizia comunale di Zurigo, Esther Maurer: «il nostro intervento è stato proporzionato. I dimostranti erano più numerosi del solito e hanno fatto abbondantemente uso di bottiglie molotov». La Maurer si è però detta scontenta del fatto che Davos fosse completamente blindata, mentre le altre località hanno dovuto arrangiarsi. In futuro – ha affermato – le forze dell’ordine dovranno essere coordinate in un contesto più ampio.

I consiglieri federali Moritz Leuenberger, Kaspar Villiger e Pascal Couchepin hanno respinto le critiche mosse alle autorità. Lo spirito di Davos e l’immagine della Svizzera all’estero restano intatti, ha dichiarato il ministro dell’economia. «Sarei stato più imbarazzato se avessi dovuto giustificare danni e feriti a Davos per mancanza di un dispositivo di sicurezza sufficiente», ha aggiunto.

Villiger ha affermato di sostenere il diritto alle critiche e alle manifestazioni, ma tale diritto si ferma quando degenera nella violenza, ha commentato. L’imponente spiegamento di forze attorno al Forum era quindi giustificato per il ministro delle finanze, «altrimenti avremmo vissuto una seconda Praga».

swissinfo e agenzie

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