Ginevra potrebbe archiviare le inchieste Mabetex e Mercata
Mentre il sequestro sui conti bancari della Mercata è stato parzialmente tolto, il direttore di Mabetex annuncia azioni legali contro le autorità federali. Intanto il procuratore generale ginevrino dice di voler proseguire le indagini e critica la Russia.
Potrebbero essere archiviate a Ginevra le inchieste per riciclaggio contro Mabetex e Mercata, le due società luganesi sospettate di aver versato bustarelle milionarie ad alti funzionari russi. L’archiviazione è una possibilità, ha dichiarato il procuratore generale Bernard Bertossa.
«Aspetto ancora una comunicazione da parte delle autorità russe sulla Mabetex. In seguito faremo il punto», «all’inizio dell’anno prossimo», con il giudice istruttore incaricato Daniel Devaud, ha detto Bertossa. Per il momento, l’inchiesta «prosegue».
Mercoledì, la Procura russa aveva annunciato la chiusura del procedimento Mabetex «per assenza di reato». La società di Behgjet Pacolli era sospettata di aver versato tangenti per quattro milioni di dollari ad alti funzionari russi, vicini all’ex presidente Boris Eltsin, per la ristrutturazione del Cremlino. Completamente scagionato anche Pavel Borodin, l’ex tesoriere del Cremlino, accusato dalla magistratura ginevrina di essere il principale beneficiario delle presunte tangenti.
Una decisione che non convince Bertossa, il quale in un’intervista al quotidiano moscovita «Segodnya» accusa la giustizia russa di usare due pesi e due misure. Secondo il procuratore ginevrino, l’inchiesta contro Borodin e la Mabetex sarebbe stata chiusa per ragioni politiche. Borodin ha ottime relazioni con il governo russo.
Per questo – stando a Bertossa – sarebbe stato scagionato, nonostante la magistratura di Mosca avesse ricevuto informazioni sui conti bancari di Borodin che dimostravano chiaramente la provenienza sospetta del denaro. In altre inchieste su vicende di criminalità economica attualmente in corso, in cui sono coinvolte persone critiche nei confronti del Cremlino, le indagini verrebbero svolte con ben altra energia. «A mio avviso, ci sono due pesi e due misure, a seconda se si tratti di amici o nemici», ha sottolineato Bertossa.
Giovedì intanto, la Camera d’Accusa di Ginevra ha parzialmente tolto il sequestro sui conti bancari della Mercata, a sua volta sospettata di aver pagato 60 milioni di dollari di «mazzette» per i lavori di ristrutturazione al Cremlino. Fonti del Palazzo di Giustizia hanno precisato che la decisione non comporta un dissequestro totale, perché sugli stessi conti è ancora pendente un secondo congelamento ordinato in settembre per nuovi motivi.
«È la dimostrazione che il giudice Daniel Devaud ha fatto un buco nell’acqua durante un anno di inchieste» ha commentato Lucio Amoruso, legale della Mercata e del suo proprietario, Viktor Stolpovskikh.
Da parte sua Behgjet Pacolli, direttore della Mabetex, ha espresso venerdì in una nota la sua «piena soddisfazione» per l’archiviazione del caso in Russia. Ha però annunciato l’intenzione di sporgere denuncia contro «alcuni uffici pubblici, procuratori e alcune banche in Svizzera e all’estero».
Secondo l’imprenditore svizzero di origine kosovara, la partita non è ancora conclusa: «è urgente far emergere la verità in sede legale su eventuali reati di falsa testimonianza, violazione del segreto d’ufficio, del segreto istruttorio e del segreto bancario, nonché abuso d’ufficio e di potere», scrive nella nota.
swissinfo e agenzie
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.