I Lions ruggiscono e rilanciano la serie
Gara 2 della finale dei playoffs: incontro che finisce ancora un punteggio di 3 - 0. Ma questa volta, a differenza di gara 1, la gioia del successo è tutta zurighese. Una rete nel secondo tempo e due nel finale decidono una partita molto tattica e poco spettacolare.
Più o meno la stessa storia di sabato scorso a Lugano, almeno per quel che riguarda l’evoluzione del punteggio. Vantaggio della squadra di casa. Poi nessuna rete fino alla fase finale del match, che da par suo ne regala due, sempre a favore della compagine ospitante.
In un Hallenstadion tanto vetusto ed inadatto all’hockey quanto gremito (11500 spettatori, ovvero il tutto esaurito) è andata dunque in scena martedì sera la rivincita del leone ai danni di un Lugano che pochi giorni fa era invece riuscito ad addomesticare la fiera.
Diciamo subito che la partita, molto tattica, non ha entusiasmato. Un incontro lungamente bloccato dalla paura dei giocatori di commettere l’errore fatale che avrebbe potuto permettere all’avversario di realizzare il primo goal, che in questa serie sembra assumere un ruolo quasi determinante. Estremo rigore difensivo dunque ma, a differenza del più scoppiettante incontro di sabato, non opportunamente accompagnato da lucidità offensiva.
La partita si è così trascinata piuttosto stancamente fino al 7:44 del secondo periodo, quando Pat Lebeau portava in vantaggio lo ZSC con un back hand da distanza ravvicinata, apparso invero non irresistibile. Da qui in poi, i Lions, apparsi rinfrancati dal vantaggio, hanno mostrato gli artigli, girando piuttosto chiaramente a loro favore un incontro fino a quel momento equilibrato. E agli zurighesi non sono mancate le occasioni per rimpinguare il punteggio. Ma vuoi per imprecisione degli attaccanti, vuoi per la bravura di Huet, le speranze per i bianconeri ticinesi non sono svanite fino quasi al sessantesimo minuto.
Il Lugano è apparso poco in chiaro sul da farsi, chiamato com’era a fare gioco contro un apparato difensivo molto solido. E, offensivamente parlando, non ha creato granché. Assolutamente deficitario il power play: in 4 occasioni e…1/4 a disposizione per giostrare con l’uomo in più sul ghiaccio, i pericoli corsi da Sulander e Co. si possono contare sulle dita di una mano.
Nel finale, come già accennato, è giunto il suggello alla vittoria dei Lions, con le reti di Zeiter (staffilata nel sette in powerplay…contropiedistico) e Salis (a 30 secondi dalla fine, in 5 contro 3). Con l’Hallenstadion che ha dato inizio alla festa.
Come vuole il copione del perfetto romanzo thriller, l’incertezza e la tensione aumentano man mano che si prosegue. Ora si riparte da un best of five. Con la pressione che rivarca le Alpi, visto che giovedì sera (gara 3) sarà il Lugano a non potersi permettere di sbagliare.
Marzio Pescia
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