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Idillio italo-svizzero

I presidenti Ciampi e Ogi sono soddisfatti delle relazioni bilaterali Keystone

Nessuna nube grava sui rapporti tra Berna e Roma. Almeno questo è quanto emerso dalla visita in Svizzera del presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi. In discussione anche l'integrazione europea e la situazione nei Balcani e in Medio Oriente.

“Ciampi è un amico della Svizzera e un mio amico personale”: così ha esordito il presidente della Confederazione Adolf Ogi nella conferenza stampa seguito all’incontro tra le delegazioni italiana ed elvetiche alla residenza di Lohn, alla periferia di Berna. E Ciampi gli ha fatto eco: “Provo un forte sentimento di amicizia, sia come presidente della Repubblica italiana, sia personale, per il presidente Ogi.”

Insomma, rapporti idilliaci tra Ciampi e la sua delegazione, giunti nella tarda mattinata di mercoledì a Berna, e gli interlocutori svizzeri (oltre ad Ogi, hanno presenziato all’incontro i consiglieri federali Dreifuss, Deiss e Villiger). E un rapporto di stima personale, che si percepiva anche durante la conferenza stampa, tra i due presidenti.

Eppure tempo fa qualche ombra sembrava offuscare i rapporti bilaterali, in particolare la polemica scatenata dal ministro delle finanze italiano Ottaviano Del Turco attorno alla presunta scarsa collaborazione elvetica nella lotta al contrabbando di sigarette. Niente di tutto ciò, nell’incontro di mercoledì: Ogi e Ciampi , quasi all’unisono, hanno negato che la questione sia stata discussa. “Abbiamo solo constatato di avere ottime relazioni”, ha precisato Ogi.

Anche alla domanda di un giornalista, se la Svizzera sia abbastanza attiva nella lotta alla criminalità organizzata, Ciampi si è limitato ricordare la firma, sia da parte della Svizzera, sia da parte dell’Italia, della Convenzione dell’ONU per la lotta contro la criminalità organizzata transnazionale e a dedicare un ricordo commosso ai giudici Falcone e Borsellino, assassinati dalla mafia e pionieri della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità. Ogi non ha ritenuto necessario aggiungere nulla.

In poche parole, una visita di cortesia, forse voluta per coronare la serie di incontri di quest’anno tra i due presidenti, alla vigilia della sortita di Ogi dal governo elvetico. Su un tema tuttavia le delegazioni sembrano aver discusso più a lungo: il vertice europeo di Nizza. Un tema del resto che stava molto a cuore anche ai giornalisti italiani presenti.

Un passo importante, anche se non privo di incertezze e di aspetti insoddisfacenti, verso una maggiore integrazione europea: questa in sintesi la valutazione di Ciampi sui risultati del vertice dell’Unione europea. Ogi ha ricordato – come aveva già fatto in veste di osservatore il primo giorno del vertice a Nizza – come la Svizzera abbia già dovuto affrontare nel 1848, al momento della formazione del moderno stato liberale, questioni che ora sono discusse nell’UE, quali quella del principio di sussidiarietà e dei meccanismi decisionali a doppia maggioranza.

In altre parole, sembrava che Ogi volesse suggerire da un lato agli europei che la Svizzera potrebbe contribuire al processo di integrazione con un patrimonio di esperienze assai utile e dall’altra agli svizzeri che l’Unione europea, in fondo, non è così lontana dalla concezione svizzera dello stato.

Concordi, i due presidenti, anche nel fugare i timori di un ritorno della “Grande Germania” in veste di protagonista egemonica sulla scena europea. Rispetto alla sovranità nazionale, ha sottolineato Ciampi, “il Rubicone è stato passato con l’euro e l’ha passato la Germania per prima.” Non ci sarebbe quindi ragione di riandare ai timori degli anni Trenta. Anzi, l’Europa unita è nata proprio per superare quei timori. E i cittadini europei sarebbero coscienti di questa unità.

Chiusa con il sorriso sulle labbra la conferenza stampa, nel pomeriggio di mercoledì Ciampi e Ogi si sono recati a Dorigny, nel canton Vaud, per il conferimento del “Premio Jean Monnet” al presidente della Repubblica italiana.

Andrea Tognina

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