Joseph Deiss invita al rispetto dei diritti dell’uomo in Medio Oriente
Prosegue la visita del capo della diplomazia elvetica in Medio Oriente. Venerdì sera Deiss si è incontrato con Yasser Arafat, per discutere del pericoloso blocco del processo di pace nella regione e di diritti dell'uomo. Sabato il ministro degli esteri ha visitato il parlamento palestinese a Ramallah mentre per lunedì è in programma l'incontro con il premier israeliano Ariel Sharon.
Nel pomeriggio di sabato, Joseph Deiss è giunto a Ramallah per incontrarvi gli esponenti del Consiglio legislativo palestinese. Il presidente del parlamento, Ahmed Kurei ha ricevuto l’ospite, discutendo in seguito degli ultimi sviluppi della situazione nei Territori occupati.
Ahmed Kurei ha riferito al ministro degli esteri svizzero delle condizioni di lavoro sempre più difficili cui è confrontato il parlamento palestinese da quando è scoppiata la seconda Intifada, lo scorso autunno. Le attività del Consiglio – ha sottolineato Kurei – già paralizzate da tempo, sono oggi completamente bloccate ed al punto morto per via del blocco dei Territori da parte israeliana.
«Isreale ha fatto di tutto per ostacolare la vita del popolo palestinese sul piano sociale, economico, parlamentare ed a livello governativo» ha da parte sua osservato Mahamoud Labadi, segretario generale del Consiglio legislativo.
Interrogato sulle possibilità per la Svizzera di svolgere un ruolo di mediazione politica più importante nella regione, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri ha risposto che purtroppo non c’è posto per gli sfori isolati in questo conflitto. La comunità internazionale – ha sottolineato il ministro elvetico – deve risolvere il problema collettivamente.
Durante i colloqui di venerdì con il presidente dell’Autorità palestinese Yasser Arafat, il consigliere federale Joseph Deiss ha incitato israeliani e palestinesi al rispetto dei diritti dell’uomo. “La Svizzera rimane attenta al rispetto di questi diritti fondamentali da entrambe le parti” ha dichiarato Deiss
Nell’immediato la Svizzera vuole mostrare alle due parti in conflitto la propria disponibilità e la volontà di soccorrere la popolazione palestinese. “Ho detto ad Arafat che continueremo ed aumenteremo il nostro programma d’aiuto” ha precisato Deiss.
Secondo Deiss, l’idea di convocare una conferenza sull’applicazione della 4. Convenzione di Ginevra – che garantisce la protezione dei civile nel corso dei conflitti armati – sui Territori ha ricevuto un’accoglienza favorevole: un gran numero di paesi ha espresso disponibilità, ma ve ne sono altri che si oppongono, quali Israele e Stati Uniti.
Già nel 1999, la Svizzera aveva convocato la riunione della conferenza a Ginevra, in seguito a una risoluzione adottata dall’assemblea generale dell’ONU. Ma la diplomazia svizzera aveva dovuto ricorrere a un compromesso “originale” per evitare l’opposizione degli americani, degli israeliani e di certi paesi influenti, che non volevano metter in imbarazzo l’allora neo-eletto Ehud Barak evitando pure qualsiasi pericolo per il processo di pace.
Sulla base di questo compromesso, lo scorso mese di ottobre la conferenza era stata aperta e poi chiusa dopo pochi minuti, con la promessa di riunirsi di nuovo, se le condizioni lo richiedessero. E ora sembra che queste condizioni esistano.
Al momento la Confederazione ha delle relazioni eccellenti con Tel-Aviv, nonostante una lieve divergenza circa l’ufficio di contatto svizzero con l’autorità palestinese. E relazioni migliorate anche con i palestinesi, che hanno ottenuto più di 105 milioni di franchi, sottoforma di aiuto allo sviluppo o di progetti umanitari e di formazione.
Ricordare alle due parti questo impegno della Svizzera nella regione, potrebbe aiutare la diplomazia elvetica a trovare un certo spazio di manovra, che le permetta di svolgere il suo ruolo di paese depositario delle convenzioni di Ginevra e di evitare qualsiasi polarizzazione del diritto umanitario internazionale.
swissinfo e agenzie
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