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L’oro di Milosevic è forse stato raffinato in Ticino; aperta un’indagine

Potrebbe essere passato dal Ticino l'oro accumulato dal clan dell'ex dittatore jugoslavo Slobodan Milosevic durante i suoi anni di potere. Proprio mentre in patria il presidente veniva destituito, è stato appurato che all'aeroporto di Zurigo sono giunti 173 chilogrammi d'oro provenienti dalla Jugoslavia. I lingotti sarebbero poi stati trasportati a sud delle Alpi per essere raffinati e rivenduti.

Il Segretariato di stato dell’economia (seco) sta indagando per determinare se l’oro ha una provenienza illecita. La notizia dei trasferimenti, pubblicata giovedì dalla rivista svizzerotedesca «Facts» è stata confermata dal portavoce del Direzione generale delle dogane (DGD) Roger Gauderon.

L’oro grezzo – il cui valore dichiarato è di 1,8 milioni di franchi – è giunto in Svizzera in quattro consegne effettuate tra il 21 settembre e il 2 novembre 2000. Sarebbero così corrette al rialzo le cifre avanzate dall’opposizione jugoslava: in novembre aveva affermato che probabilmente il clan di Milosevic era riuscito a trasferire in Svizzera circa 59 chilogrammi d’oro grezzo proveniente dalla miniera statale di Bor.

«Stiamo verificando se si tratta effettivamente di oro illegale e se questo spostamento di valori abbia violato l’ordinanza «misure contro la Jugoslavia» emessa nel giugno 1999», ha affermato Roland Vock, del seco. L’inchiesta dovrà anche chiarire quale strada abbia percorso l’oro: alcune ditte greche e cipriote sono sospettate di aver preso parte alla consegna. Secondo «Facts» si tratterebbe di società legate al clan dell’ex presidente jugoslavo.

Sempre secondo la rivista, in Svizzera l’oro sarebbe stato spedito in Ticino per esser raffinato. Il ricavato della vendita sarebbe quindi tornato alle società greche e cipriote. Qui le tracce del denaro si perdono. «Nulla di tutto ciò è però ancora stato confermato» ha precisato Vock.

swissinfo e agenzie

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