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L’uomo chiave dell’ambasciata svizzera a New Delhi

Dalle cantine alle antenne satellitari, Laurent Conus si occupa della manutenzione dell'ambasciata svizzera a New Delhi, la più grande dopo quella di Washington. Ritratto.

Conosce ogni angolo dell’ambasciata svizzera di New Delhi. Nulla di più normale, poiché possiede tutte le chiavi di questo edificio repertoriato nel patrimonio nazionale… elvetico. Laurent Conus è il nuovo custode dei luoghi dal luglio del 2006.

“Faccio parte di una cerchia molto ristretta. A mia conoscenza, nelle 250 rappresentanze svizzere all’estero vi sono solo 15 posti di custode. È quindi un’occupazione da salvaguardare preziosamente”.

Il suo lavoro? Assicurare la manutenzione della seconda più grande ambasciata elvetica dopo quella di Washington. “Ho una quindicina di persone sotto la mia responsabilità: giardinieri, autisti, addetti alla manutenzione. Le mie mansioni sono soprattutto d’ordine tecnico: ventilazione, riscaldamento, generatori, illuminazione… Mi occupo anche del sistema satellitare, dei computer e dei telefoni. Vi è anche una parte amministrativa, poiché devo presentare dei budget, in particolare quando bisogna domandare dei fondi al governo svizzero per effettuare dei rinnovamenti o acquistare nuovo materiale. Ad esempio abbiamo costruito dei bacini per recuperare l’acqua, che poi viene impiegata per innaffiare i giardini. Attualmente si sta valutando l’installazione di pannelli solari”.

Il primo a cui rivolgersi

Per Laurent Conus, che abita nell’ambasciata, le ore di lavoro non si contano. “Quando c’è un problema in piena notte o durante il fine settimana sono sempre la prima persona a cui ci si rivolge. Mi è capitato una volta di aiutare un cittadino svizzero che si era presentato davanti all’ambasciata con addosso solo le mutande. Era stato drogato e svaligiato. Gli ho dato da mangiare e l’ho ospitato fino a quando è stata trovata una soluzione”.

L’opinione sull’India se l’è forgiata già la sera del suo arrivo durante il tragitto tra l’aeroporto e l’ambasciata: “Per riassumere, puzza, è sporca, c’è gente dappertutto, è male organizzata e tuttavia funziona. Amo molto questo paese! È un vero piacere poterlo visitare e conoscere i suoi abitanti”.

Ciò che preferisce? “L’atmosfera, la gente… Qualche settimana fa ho preso il treno regionale che fa il giro di New Delhi. Era incredibile! Non c’era un solo turista nei vagoni; si fermava in tutte le piccole stazioni e ad ogni stop succedeva sempre qualcosa di buffo. Per non parlare poi del flusso incessante di indiani presi dalle loro faccende quotidiane. È stata un’immersione totale!”.

Malgrado le tensioni con il Pakistan e i recenti attentati dinamitardi che hanno scosso Delhi, Laurent Conus apprezza la “calma” che offre l’India. “Dopo aver trascorso tre anni in Nigeria, approfitto appieno della situazione. Il quartiere delle ambasciate è sicuro. È piacevole passeggiare a piedi”.

Bagni “alla svizzera”

Per Laurent Conus, abitare nell’ambasciata è un po’ come “essere a casa”. L’acqua che esce dai rubinetti è potabile grazie a un sistema di filtraggio molto sofisticato. La doccia è calda, l’erba farebbe impallidire i migliori ‘green’ da golf del mondo e tutto è “Made in Switzerland”, anche i gabinetti.

“Tutti i materiali provengono dalla Svizzera, comprese le macchine. I rinnovamenti sono affidati alle imprese elvetiche, che inviano qui i loro dipendenti. È una questione di sicurezza”. Per questa ragione, non è inabituale trovare del formaggio a raclette nel frigorifero del custode.

E gli impiegati indiani? “Lavorano come degli svizzeri: puntuali, discreti, scrupolosi, educati, fanno attenzione al minimo dettaglio. Per me è il paradiso!”.

Anche se non è molto interessato ai cocktail e ai ricevimenti organizzati all’ambasciata, Laurent Conus a volte si presta al gioco, divertito: “Ho una fotografia che mi ritrae a fianco di Micheline Calmy-Rey durante la sua visita nel mese di ottobre del 2007. Quando la mostro ai miei amici, sono molto impressionati”.

Difficile mantenere legami

Una volta all’anno, Laurent Conus e sua moglie rientrano in Svizzera. La maggior parte delle volte senza avvertire nessuno. “Sennò è infernale. Non sono più delle vacanze. Tutti vogliono vederci e non abbiamo più un minuto a disposizione. Perciò preferiamo far visita alla famiglia e poi partire per isolarci nei Grigioni, il cantone d’origine di mia madre.

Quando si è espatriati è difficile mantenere dei legami con gli amici in Svizzera. “È strano. Maggiori sono le possibilità di comunicare, grazie all’e-mail, a skype o al telefono, e meno si mantengono i contatti. Inoltre gli scambi sono più superficiali. Qualche anno fa la gente scriveva lunghe lettere, nelle quali si raccontava molto di più di se stessi”.

swissinfo, Pierre Jenny di ritorno da New Delhi
(traduzione di Daniele Mariani)

Laurent Conus nasce a Losanna nel 1972 e trascorre i primi mesi della sua vita a Istanbul, dove suo nonno materno è console generale.

Dopo aver seguito la scolarità obbligatoria nel canton Vaud e aver ottenuto un diploma di lattoniere-installatore d’impianti sanitari, lavora tre anni a Berna, prima di raggiungere un amico in Malesia, che ha aperto un’impresa di lattoneria. Vi resterà sette anni. Convertito all’islam per amore, si sposa su una spiaggia del Borneo nel 2001.

Dopo aver lasciato l’impresa dell’amico, rientra in Svizzera, a Losanna. Qui viene a sapere che il Dipartimento degli esteri cerca un custode d’ambasciata. Dopo esser stato assunto, Laurent Conus parte per tre anni assieme alla moglie ad Abuja, in Nigeria, prima di installarsi nel luglio del 2006 a New Delhi.

Il 2008 coincide con il sessantesimo anniversario del primo trattato d’amicizia siglato tra la Svizzera e l’India.

La Svizzera è stato uno dei primi Stati a riconoscere l’indipendenza dell’India (15 agosto 1947).

Per l’occasione, l’ambasciata svizzera di New Delhi organizza durante tutto l’anno diverse manifestazioni culturali (vedi link).

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