L’uomo d’affari Jürg Stäubli in tribunale
A Nyon, nel Canton Vaud, si è aperto lunedì uno dei processi di carattere finanziario più complessi degli annali giudiziari svizzeri.
Jürg Stäubli, che ha lasciato un buco di 250 milioni di franchi, dovrà rispondere, tra l’altro, delle accuse di truffa e bancarotta fraudolenta.
Il processo a carico di Jürg Stäubli durerà almeno due mesi e vedrà comparire un centinaio di testimoni. L’uomo d’affari rischia una condanna massima di 6 anni di carcere per aver dilapidato i soldi delle sue società.
L’ex “golden boy” degli anni Ottanta e Novanta è accusato di aver provocato un “buco” di circa 250 milioni di franchi. Di questi, almeno 150 milioni ai danni della Banca cantonale di Ginevra (BCGe).
L’inchiesta nei suoi confronti è durata quasi sette anni. I documenti riempiono un numero imprecisato di classificatori federali che, allineati, occupano un centinaio di metri.
L’atto d’accusa, di 76 pagine, “rappresenta l’equivalente di 20 o 30 processi ordinari”, spiega il procuratore generale del canton Vaud, Jean-Marc Schwenter.
Prestiti per decine di milioni di franchi
Il Tribunale correzionale, composto di un presidente e di due giudici, esaminerà una quarantina di casi, che sono valsi a Stäubli le accuse di truffa, amministrazione infedele, bancarotta fraudolenta e falsità in documenti.
Le relazioni d’affari fra Stäubli e la BCGe risalgono agli inizi degli anni Ottanta, quando il promotore ottiene dall’allora Cassa di risparmio di Ginevra un prestito personale di 40 milioni di franchi.
Il credito era destinato ad aumentare il capitale della JS Holding, un conglomerato di società attive principalmente nel settore immobiliare.
Altri prestiti saranno ottenuti ulteriormente presso la Banca cantonale di Ginevra, nata dalla fusione fra la Cassa di risparmio e la Banca ipotecaria di Ginevra.
Crisi immobiliare negli anni ‘90
Quando il mercato immobiliare entra in crisi, nel 1991, Stäubli diventa un debitore problematico per la BCGe. Per il promotore immobiliare l’aria si fa sempre più irrespirabile e cominciano i rovesci.
Nel quadro del fallimento delle società Bühlmann e Hämmerli, Stäubli viene arrestato il 3 dicembre 1996. Passa 80 giorni in detenzione preventiva.
Dopo la sua uscita di prigione trova un accordo con la BCGe: Stäubli cede alla banca diverse società, a suo avviso veri e propri gioielli, in cambio dell’annullazione di un prestito di 80 milioni di franchi.
Ma le partecipazioni si rivelano in realtà “anatre zoppicanti”, secondo quanto affermato da Charles Poncet, avvocato della BCGe. Ritenendosi raggirato, l’istituto bancario sporge denuncia penale e chiede un risarcimento danni.
La BCGe è l’unica parte civile presente al processo: per la gran parte delle altre persone o società danneggiate sono stati trovati accordi.
Fra questi figura ad esempio la Banca cantonale vodese, che aveva in gioco somme che l’istituto indica peraltro «molto inferiori» a quelle della BCGe.
Manipolazioni contabili
In base all’atto d’accusa, dal 1989 al 1996 Stäubli ha manipolato sistematicamente i conti delle società che acquistava, per “svuotarle di qualsiasi sostanza” a vantaggio della JS Holding e di se stesso.
I documenti manipolati servivano d’altro canto ad ottenere i prestiti presso la BCGe ed altri istituti.
Il danno è lungi dall’essere determinabile al centesimo, perché «Stäubli colmava un buco aprendone un’altro», sostiene Jean-Marc Schwenter.
Secondo il procuratore, il potere effettivo esercitato da Stäubli sarà al centro del processo: “Occorrerà determinare quale è stato il ruolo del promotore in confronto a quello di altre persone che oggi affermano di essere state manipolate”.
L’uomo d’affari nega tutto
Stäubli nega qualsiasi manipolazione contabile e si stupisce in particolare di essere l’unico imputato, considerando che non era il solo a gestire le società del gruppo.
Assistito dagli avvocati Eric Stoudmann e Jean-Christophe Diserens, tenterà di dimostrare che le operazioni contestategli sono state realizzate con il consenso dei consigli d’amministrazione e dei revisori.
“Nei consigli d’amministrazione non c’erano fantocci, ma amministratori sperimentati, come l’ex-numero uno della Migros, Pierre Arnold”, sottolinea Diserens.
Arnold sarà d’altronde chiamato a comparire sul banco dei testimoni, assieme ad un centinaio di persone, tra cui figurano diversi esponenti economici e finanziari locali.
swissinfo e agenzie
250 milioni di franchi la voragine finanziaria lasciata da Jürg Stäubli.
150 milioni ai danni della Banca cantonale di Ginevra.
6 anni di carcere è la pena massima che rischia l’uomo d’affari.
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