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Democrazia diretta in Svizzera

Parlamento: dopo Lugano, potrebbero seguire i Grigioni

A marzo la sala del Consiglio nazionale rimarrà vuota Keystone

In marzo, le Camere federali si riuniranno a Lugano. In precedenza, nel 1993, si erano riunite a Ginevra, e sembrava dovesse rimanere un evento unico. Ora però i parlamentari sembrano meno restii a lasciare Berna. E si sta profilando il progetto di una sessione nei Grigioni.

Mentre durante l’Ancien régime era prassi corrente che la Dieta si spostasse da una città all’altra, il parlamento dello stato federale moderno ha sempre avuto la sua sede a Berna. Salvo nel 1993. Allora, la sala del Consiglio nazionale doveva essere rinnovata. Interrompere i lavori per permettere ai parlamentari di riunirsi sarebbe costato 50’000 franchi.

Il Consiglio di stato ginevrino approfittò dell’occasione per invitare i deputati delle Camere federali sulle rive del Lemano. Invito che era stato accettato, ma non senza qualche reticenza. Gli oppositori alla scampagnata ginevrina avevano avanzato motivi finanziari e pratici. I senatori non erano particolarmente entusiasti. In commissione, la proposta inizialmente non era stata accolta.

Ma poi un centinaio di consiglieri nazionali avevano fatto pressione e il Consiglio nazionale aveva finito per approvare la proposta di recarsi a Ginevra. Il Consiglio degli stati si era aggregato di misura, con il voto decisivo del presidente Otto Piller.

Costo finale dell’operazione: 381’611 franchi. Ai quali si sono aggiunti più di 770’000 franchi assunti dalla città e dal canton Ginevra e da altre istituzioni, come SSR e poste.

La maggior parte dei parlamentari che avevano partecipato al viaggio a Ginevra, ne erano tornati entusiasti. L’ufficio del Consiglio nazionale si era però affrettato a spiegare che la sessione era stata un successo, ma che doveva rimanere un’eccezione. Respingendo una mozione del consigliere nazionale socialista Jean Ziegler, che chiedeva di riunirsi almeno una volta l’anno fuori Berna.

Sei anni più tardi, l’idea di una sessione “fuori dalle mura” ha però rifatto capolino, Nell’aprile del 1999 il consigliere agli stati ticinese Dick Marty ha proposto ai suoi colleghi di superare le Alpi per riunirsi nel suo cantone.

Scopo dell’operazione: favorire la comprensione tra le varie culture e regioni del paese. L’opposizione questa volta è stata più limitata, Il Consiglio degli stati – la cui sala è momentaneamente in fase di restauro – ha dato il suo accordo con una maggioranza netta.

L’ufficio del Consiglio nazionale temeva una sovrapposizione con l’esposizione nazionale, che all’epoca era ancora prevista per il 2001, ma la pressione dei deputati ticinesi è riuscita a convincere il plenum. Il dislocamento del parlamento costerà attorno ai 2 milioni.

E l’idea ha presto suscitato l’emulazione. Durante il dibattito al Consiglio degli stati sulla sessione ticinese, il democratico di centro grigionese Christoffel Brändli ha sottolineato la necessità di tener conto anche della minoranza romancia. In dicembre il senatore ha scritto all’ufficio del Consiglio degli stati perché esamini la possibilità di una sessione nei Grigioni.

Luogo e data rimangono aperti. Secondo Brändli, bisognerebbe lasciar trascorrere almeno 5-10 anni tra ogni sessione fuori Berna. L’ufficio dovrebbe discutere la questione con il consigliere agli stati.

swissinfo e agenzie

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