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Democrazia diretta in Svizzera

Pavel Borodin verrà presto estradato in Svizzera

Pavel Borodin in un'immagine d'archivio, ripresa lo scorso 15 gennaio, ossia due giorni prima dell'arresto a New York swissinfo.ch

L'ex-tesoriere del Cremlino getta la spugna: accetta l'estradizione in Svizzera e desidera che questa avvenga al più presto. Nel giro di pochi giorni, Borodin, sospettato di riciclaggio di denaro in margine ai casi Mercata e Mabetex, potrà comparire davanti alla giustizia ginevrina.

In prigione dal 17 gennaio scorso, Pavel Borodin non vuole più rimanere dietro alla sbarre a New York. Il vaglio della procedura di estradizione potrebbe infatti durare anche un anno. Ecco allora che l’ex tesoriere del Cremino chiede alla magistratura americana di non occuparsi più del caso.

Davanti al giudice Viktor Pohorelsky, della corte distrettuale di Brooklin, Borodin legge una breve dichiarazione : “la mia decisione si basa sul mio desiderio di ritrovare al più presto la libertà. Non ho commesso nessun crimine, né in Russia, né in Svizzera, né altrove. Sono assolutamente certo che la giustizia elvetica mi assolverà”.

Pallido, provato dalla detenzione,l’ex braccio destro di Boris Eltsin rinuncia dunque a dar battaglia negli Stati Uniti. Anche perché, malgrado gli interventi del presidente Putin, del ministro degli esteri Ivanov o dell’ambasciatore russo a Washington -che si é recato in tribunale per presenziare all’udienza- gli Stati Uniti non hanno mai accennato a un gesto che avrebbe potuto lasciar presagire per lo meno una liberazione sorvegliata.

La procura ginevrina, dopo gli iniziali tentennamenti, ha inoltre fatto pervenire al giudice un impressionante incarto dove sono elencate e spiegate nei dettagli le complesse operazioni finanziarie tramite le quali le società ticinesi Mabetex e Mercata avrebbero fatto confluire nelle tasche dell’accusato tra i 25 e i 30 milioni di dollari. Società off shore, società paravento, banche private ginevrine : il percorso seguito dalle mazzette è stato illustrato nei dettagli nel rapporto redatto dal procuratore Bernard Bertossa.

Il caso Borodin, oltre alle sue implicazioni politiche, presentava un interessante aspetto giuridico poiché la procura russa lo aveva archiviato.

Lo stesso giudice Pohorelsky, nelle prime udienze, aveva deciso di prendere tempo per verificare in che misura un cittadino russo (con oltretutto una teorica protezione diplomatica) poteva essere estradato in Svizzera per un reato contestato dalla stessa procura russa.

L’attendismo delle autorità americane e la solidità della documentazione a supporto dell’estradizione hanno così convinto Borodin che era meglio accelerare i tempi.

Pavel Borodin è accusato, in seguito all’inchiesta condotta presso la Mabetex nel 1998 dall’allora procuratrice della Confederazione Carla del Ponte, di aver riciclato denaro proveniente dai pagamenti effettuati sottobanco dalle due società ticinesi per poter strappare il contratto di rinnovamento del Cremino.

Sia le due società sia Borodin hanno sempre negato qualsiasi addebito, ma nell’estate dello scorso anno il giudice d’istruzione ginevrino Daniel Devaud aveva incriminato il dirigente della Mabetex, Bahjet Pacolli . Un’accusa indirettamente smentita dalla procura russa, che aveva archiviato il caso. In seguito al mandato di arresto internazionale, Pavel Borodin venne però arrestato a New York, il 17 gennaio, mentre stava entrando in territorio americano per assistere alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente .

Il 5 febbraio dalla Svizzera giunse la richiesta di estradizione. Con la rinuncia di Borodin ad opporsi alle esigenze della magistratura elvetica, non vi sarà più alcuna procedura formale e la consegna del celebre ricercato alle autorità giudiziarie svizzere potrà avvenire in brevissimo tempo.

Scomparsa progressivamente anche nei media americani, la vicenda sembra dimostrare – è quanto sostengono alcuni analisti – lo scarso peso specifico che assume ormai la Russia agli occhi degli Stati Uniti.

Roberto Antonini, Washington

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