Più trasparenza in futuro sui mandati dei parlamentari
Entro il 2003 il parlamento dovrebbe dotarsi di una legge sul proprio funzionamento. Tra le novità importanti del progetto, presentato dalla commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, c'è l'obbligo di annunciare tutti i mandati nei consigli d'amministrazione.
Un deputato dovrà segnalare ogni partecipazione a un organo direttivo e di sorveglianza di una società e qualsiasi funzione permanente di direzione o di consulenza, esercitata per conto di un gruppo d’interessi. Il progetto prevede di non più limitarsi alle società e gruppi d’interessi «importanti».
Nella pratica – ha spiegato venerdì alla stampa la presidente della commissione delle istituzioni politiche del Nazionale Vreni Hubmann (del Partito socialista zurighese) – questa nozione è poco chiara e di difficile valutazione. La sua soppressione era già stata salutata dagli uffici delle Camere in occasione della polemica sui mandati del presidente del Consiglio nazionale, il democristiano di Zugo Peter Hess.
Quando entra in funzione, un parlamentare dovrà indicare tutti i mandati all’inizio di ogni anno civile. Se non lo farà si esporrà a una sanzione: un ammonimento o l’esclusione per sei mesi e più dalle commissioni di cui è membro. Le funzioni che occupa saranno iscritte in un registro pubblico.
Nello stesso slancio di trasparenza, la commissione prevede di regolare meglio la situazione dei lobbisti che frequentano i corridoi di palazzo. Attualmente ogni eletto può rilasciare due accreditamenti a terzi. Tuttavia, solo il deputato e i Servizi del parlamento ne conoscono l’identità.
La commissione propone dunque la possibilità di gestire un registro pubblico dei gruppi d’interesse ammessi a Palazzo federale. Si tratta di una formula di compromesso, ha precisato Vreni Hubmann. Il dibattito in commissione è in effetti stato «assai tumultuoso»: una minoranza di sinistra vuole iscrivere l’istituzione di questo registro direttamente nella legge; una minoranza di destra, invece, non ne vuol sentir parlare.
La Legge sul parlamento sostituirà quella del 1962 sui rapporti tra i Consigli, divenuta obsoleta. Meglio strutturata, essa contiene circa 155 novità più o meno importanti. In numerosi casi riprende il diritto attualmente retto da altre leggi o da ordinanze.
In essa sono precisate le disposizioni iscritte nella Costituzione dal 1999. La nuova legge riserva così a tutti i deputati un diritto d’accesso all’informazione. Inoltre, il parlamento sarà maggiormente associato alle pianificazioni importanti. Al posto di prendere semplicemente conoscenza del programma di legislatura, della pianificazione finanziaria o del rapporto di politica estera del Consiglio federale, potrà pronunciarsi attraverso un decreto semplice.
Il progetto di legge ridefinisce infine certi interventi parlamentari, per evitare una dispersione del lavoro. Per esempio, le iniziative parlamentari dovranno essere approvate da entrambe le Camere, prima che una commissione si metta a legiferare. Le mozioni delle commissioni dovrebbero beneficiare di un trattamento di favore.
La commissione ha adottato il suo progetto con 19 voti contro 1. Una ventina di articoli sono oggetto di proposte di minoranza. L’oggetto dovrebbe essere esaminato dal plenum in autunno, per poi passare agli Stati. La commissione spera che la nuova legge possa entrare in vigore prima dell’inizio della prossima legislatura, ossia entro la fine del 2003.
swissinfo e agenzie
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