Viaggio in terra di crisi per Joseph Deiss
Il capo della diplomazia elvetica si recherà in Israele e nei Territori palestinesi alla fine della prossima settimana. Deiss dovrebbe incontrare Ariel Sharon, Shimon Peres e Yasser Arafat. Sullo sfondo del viaggio, l'Intifada e alcune divergenze tra la Svizzera e Israele.
La notizia è confermata. Joseph Deiss visiterà la regione tra il 23 e il 27 marzo. Di per sé, il viaggio non giunge inatteso. Era previsto da tempo, vale a dire dalla visita in Svizzera dell’ex-ministro degli esteri israeliano David Lévy.
Ma la conferma del viaggio di Deiss ha tardato a giungere. Dipendeva dalla disponibilità di tempo del suo omologo israeliano Shimon Peres. E si è dovuto attendere mercoledì per saperne di più.
I rapporti tra Svizzera e Israele sono da qualche tempo un po’ tesi, a causa dell’ufficio di rappresentanza svizzero presso l’Autorità palestinese. Ancora di recente, Emmanuel Nahchon, portavoce del ministero degli esteri israeliano, aveva lasciato intendere che l’ufficio a Gerusalemme-est era “indesiderabile”.
Ma, per “cortesia” verso il loro ospite, i responsabili israeliani non hanno ufficialmente l’intenzione di sollevare la questione. Anche se la presenza dell’ufficio continua a “rappresentare un problema”.
Nella sede delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme-est, il direttore della Casa d’Oriente ritiene che la presenza della missione svizzera nella parte occupata di Gerusalemme sia assolutamente legale. E Fayçal El Husseini aggiunge: “È la presenza d’Israele ad essere illegale.”
Inoltre c’è la questione spinosa dei diritti umani. Depositaria della Convenzione di Ginevra, la Svizzera dovrebbe richiamare le parti in conflitto al loro obbligo di proteggere la popolazione civile.
In questo contesto, il capo della diplomazia elvetica sarà senza dubbio indotto a ricordare ai suoi interlocutori palestinesi che il blocco delle città palestinesi appare come una punizione collettiva. E potrebbe cercare di dissuadere i palestinesi dal prendersela con i civili israeliani.
Strangolati sul piano economico, i palestinesi si aspettano molto dalla Svizzera. Ma a causa del blocco della striscia di Gaza e della Cisgiordania, l’aiuto elvetico, soprattutto quello finanziario, è seriamente ostacolato. E questo nonostante che il Comitato Internazionale della Croce Rossa abbia raccolto il testimone, procedendo ad una massiccia distribuzione di viveri nei campi profughi.
Il margine di manovra di Joseph Deiss è in ogni caso molto ristretto. Tanto più che le relazioni commerciali ed economiche tra Svizzera e Israele vanno di bene in meglio. Gli investimenti svizzeri nella high-tech israeliana seguono una curva ascendente. E le banche svizzere, come UBS e Crédit Suisse, sono ben installate a Tel Aviv.
Simon Léger, Gerusalemme
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