Diamanti sintetici, crescono rischi per economia Africa
(Keystone-ATS) Il boom dei diamanti sintetici, che stanno conquistando fette di mercato sempre più ampie, non solo mette a rischio la filiera dei diamanti naturali, ma anche le economie di molti Paesi africani.
È l’allarme emerso nella ‘Africa Diamond conference’ tenuta a Bruxelles con la partecipazione dei ministri delle risorse estrattive dei Paesi africani maggiori estrattori (dal Botswana al Camerun, dal Ghana allo Zimbabwe) ed i rappresentanti del ‘Processo di Kimberley’ che dal 2002 (con la partecipazione della Ue che tra un anno ne assumerà la presidenza di turno) vigila affinché le risorse generate dall’estrazione dei diamanti non finanzi le guerre civili.
Nella conferenza è stato constatato che la produzione dei diamanti creati in laboratorio, diventa sempre più efficiente dal punto di vista tecnologico. Secondo gli esperti del settore, la domanda dei consumatori nel mondo continuerà a crescere in breve tempo. “Se i consumatori iniziano a preferire i diamanti sintetici a quelli naturali il problema inizia a diventare rilevante. Se nessuno compra più diamanti naturali perché pensano che quelli sintetici siano migliori questo provocherà un danno. I paesi africani coinvolti non guadagneranno più dalle loro risorse”, ha detto la portavoce della ‘Antwerp world diamond center’ (Awdc), la più importante fondazione privata che difende gli interessi dei commercianti di diamanti e rappresenta oltre 1.700 società di pietre preziose. Nei suoi uffici passa l’84% dei diamanti grezzi estratti nel mondo, per un valore di circa 220 milioni di dollari al giorno.
“L’industria tecnologica dei diamanti sintetici si sta muovendo velocemente. L’economia di molti Paesi africani dipende dall’estrazione dei diamanti. Soprattutto per quanto riguarda l’educazione pubblica nelle scuole per i bambini”, commentano dalla Awdc. Ma è chiaro che a preoccupare l’industria delle pietre dure non sono soltanto i livelli di istruzione nei Paesi africani. Come da loro stessi denunciato, visto il loro carattere di novità nel mercato, ad oggi non esiste ancora una chiara legislazione che regolamenti la distribuzione dei diamanti sintetici nel mercato mondiale, al contrario di quanto avviene per quelli naturali che vengono ogni giorno sottoposti a severi controlli e certificazioni per la tutela dei clienti. E per poter distinguere un diamante naturale da uno sintetico sarebbe addirittura necessario effettuare una dettagliata analisi in laboratorio.
A preoccupare c’è anche il livello dell’offerta di prodotto sul mercato: “Un diamante naturale può avere fino a tre miliardi di anni, mentre per produrre un diamante sintetico oggi sono sufficienti sei settimane, un periodo che con lo sviluppo tecnologico potrà essere ancora accorciato”. Il rischio maggiore è che la pietra preziosa creata in laboratorio diventi un prodotto di massa generico e riproducibile. Nella conferenza è emersa la richiesta di far sì che “quando si parla di diamanti si intendano i diamanti naturali e non quelli creati dall’ uomo”.
Il tema dei diamanti sintetici è centrale anche nella prospettiva di dialogo su una gestione responsabile delle risorse naturali in Africa. Dal 2002 il Kimberley process ha stabilito un sistema di certificazione per garantire che i profitti ricavati dal commercio dei diamanti non vengano usati per finanziare le guerre civili. L’Unione europea, membro del Kimberley process attraverso la rappresentante della Commissione europea Hilde Harderman (oggi vice presidente), dal novembre 2018 ne prenderà la guida con la presidenza, in un evento che avrà luogo proprio in Belgio, il Paese che tra i 28 ha più interessi nel settore.