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Che effetto ha avuto il crollo di Credit Suisse sul resto del mondo?

Grafico del valore delle azioni di Credit Suisse
La vicenda del Credit Suisse ha fatto crollare i prezzi delle azioni bancarie in tutto il mondo. © 2022 Bloomberg Finance Lp

Credit Suisse è una di circa 30 banche internazionali ritenute "troppo grandi per fallire", con filiali sparse in circa 50 Paesi. Il suo fallimento ha generato turbolenze nei mercati, facendo precipitare i prezzi delle azioni bancarie e sollevando interrogativi giuridici sul modo in cui i e le titolari di azioni e obbligazioni sono stati costretti ad accettare l’acquisizione dell’ultimo minuto da parte di UBS. SWI swissinfo.ch ha analizzato l’impatto del crollo di Credit Suisse in ogni parte del mondo.

USA/Regno Unito: perdita di 4,8 miliardi di franchi dal crollo dell’hedge fund newyorkese Archegos Capital Management

Le luci di Wall Street hanno attirato Credit Suisse più di qualunque altra banca svizzera. Ironia della sorte, sono stati proprio gli Stati Uniti a sferrare il colpo di grazia all’istituto di credito elvetico.

La fusione forzata con UBS ha “aggiunto una dimensione globale a una crisi bancaria iniziata dalla costa occidentale degli Stati Uniti, con il fallimento della Silicon Valley Bank”, sottolinea il Wall Street Journal.

Secondo il Financial Times, UBS vorrebbe annullare la ristrutturazione programmata della filiale di investimento di Credit Suisse a Wall Street, che avrebbe dovuto chiamarsi CS First Boston, dal nome della banca statunitense acquisita nel 1988.

A Londra, dove Credit Suisse ha più di 5’000 dipendenti, si teme che i tagli di personale possano indebolire ulteriormente un centro finanziario già in difficoltà dopo la Brexit.

Medio Oriente: il 20% dei pacchetti azionari di CS è nelle mani di Saudi National Bank, Qatar Holding e Olayan Group.

Il presidente della Saudi National Bank ha presentato le dimissioni dopo aver investito miliardi in Credit Suisse e contribuito ad alimentare il panico dicendo che non avrebbe erogato ulteriori finanziamenti. Dopo l’acquisizione da parte di UBS, gran parte del denaro investito si è volatilizzato direttamente sulla carta.

Nel complesso, la Saudi National Bank, il Qatar Investment Authority e l’Olayan Group posseggono circa un quinto della seconda banca svizzera per dimensioni.

Il giornale saudita AlsharqCollegamento esterno ha sottolineato che non è chiaro quanto Berna si sia consultata con questi enti prima di sottoscrivere l’accordo con UBS: “Da qualche parte, c’è sempre un governo pronto a intervenire per tutelare i propri interessi nazionali, al di là di azionisti e azioniste”, ha scritto.

La Saudi National Bank ha fatto buon viso a cattivo gioco, affermando che l’investimento costituisce meno dello 0,5% delle sue risorse. Alcuni commenti sui social media, però, dipingono la banca saudita come perdente, mentre la dirigenza di Credit Suisse si gode i bonus ricevuti.

Italia: Fino a un recente passato Credit Suisse era fortemente impiantato nel mercato italiano.

Nel 2010 aveva infatti una trentina di filiali. Nell’ultimo decennio la banca svizzera ha però ridotto la sua presenza, concentrandosi sulla clientela più facoltosa, e oggi sono rimaste solo otto filiali.

In Italia l’istituto elvetico impiega circa 300 persone, la maggior parte delle quali attive nella sede centrale di Milano.

Secondo le statistiche di Assogestioni, Credit Suisse gestisce in Italia asset per 11,5 miliardi di euro. L’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS dovrebbe consentire alle due banche di diventare il più importante attore straniero nel settore del private banking, con una quota del 20,6% tra gli operatori esteri e del 4,3% considerando anche gli operatori italiani, rileva il portale Milanofinanza.

L’acquisizione di Credit Suisse dovrebbe avere “ripercussioni insignificanti sul sistema bancario italiano”, stando al ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.

Per quanto riguarda le reazioni della stampa italiana, l’attenzione si è spesso concentrata sulla questione delle obbligazioni Tier I di Credit Suisse, il cui valore è ormai pari a zero. Anche se questa manovra può essere giustificata in considerazione della particolarità di questi titoli, molti giornali italiani hanno sottolineato la pericolosità del messaggio che viene inviato ai risparmiatori. Un precedente pericoloso – ha sintetizzato il Corriere della Sera: “Gli obbligazionisti subordinati potrebbero essere meno protetti degli azionisti”.

APAC: a Singapore, CS ha circa 3’500 dipendenti

La regione Asia-Pacifico, in particolare Singapore e Hong Kong, è un importante centro per la gestione patrimoniale, nonché un’area chiave sia per Credit Suisse sia per UBS.

Secondo la stampa, UBS avrebbe inviato importanti membri della propria dirigenza a una conferenza di Credit Suisse nella regione, per consentire una migliore fidelizzazione del personale durante l’acquisizione.

A Singapore, destinazione che attrae molta della crescente ricchezza nell’area asiatica, i due istituti di credito impiegano circa 3’500 dipendenti l’uno. UBS è presente nel Paese da circa 50 anni, tanto da aver giocato un ruolo chiave nel trasformarlo in un centro nevralgico della gestione patrimoniale.

Le autorità locali non credono che il crollo di Credit Suisse possa avere conseguenze drammatiche. Tuttavia, le due banche svizzere ora fuse dovranno lottare accanitamente per mantenere la propria clientela e il personale qualificato.

Germania: i quattro principali gruppi finanziari tedeschi a Francoforte hanno il 99,5% di personale in più rispetto a CS

Agli occhi della stampa tedesca, il crollo di Credit Suisse non è tanto motivo di disperazione, quanto un’opportunità per il settore finanziario locale.

Credit Suisse opera nel distretto finanziario di Francoforte sul Meno, con uno staff inferiore alle 500 persone. Una goccia nel mare rispetto agli oltre 100’000 dipendenti impiegati dai quattro principali gruppi finanziari tedeschi.

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) crede che le banche tedesche concorrenti, come la Deutsche Bank o la Commerzbank, possano trarre beneficio dal fallimento di Credit Suisse. I titoli sensazionalistici, tuttavia, non tengono conto che anche la Deutsche Bank sta affrontando un periodo di relativa instabilità, cosa che ha spinto il cancelliere federale Olaf Scholz a esprimere il suo supporto per il futuro dell’istituto di credito.

UBS, poi, vorrebbe consolidare la propria posizione nel Paese: “In questo modo, Francoforte diventerà la sede UE di un settore per la gestione patrimoniale e delle risorse molto forte in Europa”, ha detto al FAZ Hubertus Väth, amministratore delegato dell’iniziativa finanziaria Frankfurt Main Finance.

Il quotidiano ha citato anche le dichiarazioni del professore di Finanza di Francoforte Volker Brühl, secondo il quale la vigilanza bancaria europea è molto più rigida di quella svizzera, cosa che potrebbe ridurre il contagio nel settore finanziario dell’eurozona.

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Francia: multa da 1,8 miliardi di euro per evasione fiscale

Nei giorni che hanno preceduto l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS, la premier francese Elisabeth Borne è intervenuta personalmente per chiedere a Berna di “sistemare” la questione ed evitare un ulteriore crollo dei mercati finanziari. Le turbolenze, infatti, hanno avuto effetti tutt’altro che lievi sui prezzi delle azioni di alcune delle principali banche francesi, come BNP Paribas, Crédit Agricole e Société Générale.

Durante un intervento presso la radio pubblica France Inter il giorno dopo l’annuncio dell’accordo, il governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau ha liquidato i timori di possibili ripercussioni sul centro finanziario francese. “Non è un problema che riguarda le banche francesi”, ha dichiarato. “Semplicemente, le nostre banche sono molto solide”.

Nonostante la segretezza bancaria sia stata abolita nel 2009, in Francia la piazza finanziaria svizzera continua ad avere una brutta reputazione: per decenni, infatti, le banche svizzere hanno aiutato clienti francesi facoltosi a evadere le tasse. La multa da 1,8 miliardi di euro imposta all’ex rivale di Credit Suisse UBS per evasione fiscale nel 2021, dopo un processo di alto profilo a Parigi, non ha fatto che consolidare questa idea.

Russia: 17,6 miliardi di franchi in beni russi nei conti di CS

Mosca ha inserito Credit Suisse tra le istituzioni finanziarie appartenenti a Paesi ostili fin da quando la Svizzera ha iniziato a imporre alla Russia le prime sanzioni.

Secondo Forbes Russia, Credit Suisse avrebbe deciso di abbandonare la gestione patrimoniale della clientela russa nel maggio del 2022. Per continuare a essere seguiti dalla banca, i facoltosi clienti russi hanno dovuto trasferire le proprie risorse in Svizzera. A luglio del 2022, la Transcapitalbank (TCB), istituto di credito approvato dall’Occidente, ha convinto un tribunale a confiscare i beni russi di Credit Suisse. Un tribunale arbitrale a Mosca ha confiscato il 100% delle azioni delle due filiali di Credit Suisse in Russia (Bank Credit Suisse Moscow e Credit Suisse Securities), oltre a circa 10 milioni di euro in contanti.

Secondo il giornale svizzero SonntagsZeitung, i caveau di Credit Suisse nel mondo conterrebbero 17,6 miliardi di franchi di beni russi congelati. Di questi, circa 4 miliardi appartengono a persone che figurano nella lista delle sanzioni svizzera. I 13,6 miliardi di franchi rimanenti sono congelati da sanzioni imposte da altri Paesi. Alcuni di questi fondi potrebbero appartenere alla Banca centrale russa o allo Stato russo.

Credit Suisse era tra i maggiori sponsor del teatro Bolshoi di Mosca, mentre oggi il nome della banca è scomparso sia dal sito sia da qualunque comunicazione della struttura.

Cina: solo 2’000 dipendenti

Credit Suisse ha circa 2’000 dipendenti al servizio dei facoltosi residenti in Cina. Il crollo della banca, però, si è sentito appena.

L’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS non ha avuto alcun impatto a breve termine sulla Cina, anche se potrebbe influire sul futuro sviluppo dei mercati finanziari locali.

Il nuovo istituto di credito allargato potrebbe voler consolidare la propria influenza nel Paese, oltre a essere ben posizionato per promuovere l’internazionalizzazione del mercato finanziario cinese.

Giappone: la banca di investimenti di Credit Suisse in Giappone ha solo 20 dipendenti

In Giappone, dove Credit Suisse non ha una presenza significativa, le principali preoccupazioni riguardano l’azzeramento del valore di 16 miliardi di franchi di obbligazioni AT1 da parte dell’autorità di regolamentazione finanziaria svizzera (FINMA).

L’agenzia di servizi finanziari giapponese non ha ricevuto segnalazioni di grosse perdite da parte delle istituzioni finanziarie locali, dicono i media. Solo quattro istituti di gestione patrimoniale nel Paese hanno reso pubbliche le proprie quote di AT1, che nel complesso non superano l’1%.

“Finora, non si sapeva in quali perdite si potesse incorrere con le AT1”, ha detto all’emittente pubblica giapponese NHK Sayuri Ito, direttrice della ricerca all’istituto NLI. “Il timore è che la turbolenza dei mercati dovuta a questo rischio possa avere ripercussioni sul sistema finanziario”.

Secondo il Financial Times, il Giappone è uno dei Paesi in cui le banche hanno sospeso la sottoscrizione di nuovi accordi AT1 fino alla stabilizzazione dei mercati.

Spagna/America Latina: CS ha un totale di 700 dipendenti

Tra Spagna, Messico, Perù, Cile, Colombia e Venezuela, Credit Suisse ha 700 dipendenti pronti a offrire servizi di investimento e gestione patrimoniale a una élite selezionata.

Fonti ufficiali in Spagna e America Latina sostengono che il fallimento della banca svizzera non avrà grande effetto sulle due regioni.

La stampa sudamericana ha riportato l’evento con un certo distacco.

I media spagnoli come El País, Cinco Días, El Español o Blog Salmón si sono concentrati su tre tipi di problemi: il potenziale effetto domino per i piccoli risparmiatori e risparmiatrici, le previsioni secondo cui UBS venderà la filiale di Credit Suisse in Spagna e l’azzeramento del valore dei 16 miliardi di franchi in obbligazioni AT1 di Credit Suisse.

Portogallo/Brasile: nel 1998, CS spese 675 milioni di dollari per acquisire la banca di investimento brasiliana Banco de Investimentos Garantia

Durante un’intervista dell’emittente Brasil247, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha mosso feroci critiche alla situazione: “Perché Credit Suisse ha preso in prestito 54 miliardi di dollari [dalla Banca centrale svizzera]?”, ha domandato. “Stanno usando il 7% del PIL svizzero per salvare Credit Suisse”.

Il portale InfoMoney sostiene che la fusione tra Credit Suisse e UBS non influirà sulle operazioni in Brasile, ma potrebbe rallentare la capacità del gigante svizzero di cogliere nuove opportunità economiche.

Secondo il sistema IFData della Banca centrale brasiliana, in Brasile Credit Suisse e UBS dispongono complessivamente di asset per 43,9 miliardi di reais (pari a 7,2 miliardi di franchi).

Traduzione: Camilla Pieretti


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