Navigation

Quando lo Yemen pareva ancora l'Arabia felix

Monique Jacot, Editions Couleurs d'encre, Réserve précieuse/BCUL ©

Da anni lo Yemen non è più un paese per turisti e tantomeno per giornalisti e fotografi. La fotoreporter svizzera Monique Jacot lo ha visitato più volte negli anni '80.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 febbraio 2020 - 12:00

Attraverso l'obiettivo di Monique Jacot vediamo l'architettura, la cultura e le varie sfaccettature della vita quotidiana del paese arabo. Le sue foto, stampate con una tecnica particolare che dà loro l'aspetto di affreschi, sono esposte nella biblioteca cantonale e universitaria di Lausanne fino al 1° marzo.

All'inizio Monique Jacot voleva solo scoprire l'architettura dello Yemen, con intenti turistici. "Mi sono però subito innamorata del paese", dice in un'intervista rilasciata in vista dell'esposizione a Losanna.

La fotografa oggi 85enne ha viaggiato ripetutamente durante 10 anni nello Yemen e ha scattato una grande quantità di foto. Oggi, di fronte alla guerra che sconvolge il paese, le immagini rendono nostalgici sia Jacot, sia gli yemeniti. Sanaa, Tihama, Hadramaut, Ma'rib, Taizz, Schibam, Zabid, Ibb e Sa'dah: nello Yemen Jacot ha fotografato anche deserti e rocce, non solo case e persone.

Com'è facile immaginarsi, per la fotografa straniera non era facile all'epoca muoversi liberamente nello Yemen e fotografare qualsiasi cosa. Sia perché delle persone vi si opponevano, sia perché le autorità glielo proibivano. Per questo viaggiava in gruppi di tre o quattro persone da una località all'altra. A volte la sua meta era chiusa agli stranieri, per questo doveva dar prova di improvvisazione e cambiare spesso itinerario, spiega nell'intervista.

Alexandra Weber Berney, responsabile delle attività culturale della biblioteca universitaria di Losanna, afferma che la mostra non è in relazione con la situazione attuale nello Yemen. È frutto di un incontro tra Monique Jacot e la redattrice delle "Editions Couleurs d'encre", Virginie Jaton, a cui la fotografa ha regalato trenta "affreschi yemeniti". Virginie Jaton ha deciso di farne un libro, acquistato dalla biblioteca.

Il libro è all'origine della mostra. "Si tratta di un progetto poetico", dice Weber Berney. Poetico anche perché non espone solo fotografie, ma anche poesie, pubblicate in francese negli anni '80 in una raccolta dal titolo "Poesie della rivoluzione yemenita".

La mostra "è molto lontana dalla realtà odierna", dice Werner Bernay. Forse è vero, ma di certo contribuisce a fornire un'immagine più completa del paese che un tempo era chiamato Arabia felix.

 

​​​​​​​

Monique Jacot 

Scuola di fotografia di Vevey, classe di fotografia di Gertrude Fehr 1953-1956 

Fotoreporter a Zurigo per Die Woche, Annabelle, Du, La Semaine de la Femme e altri. 1956-1958  

Reportage fotografici per l'Organizzazione mondiale della sanità OMS 1967-1970 

Pubblicazioni in Geo, Stern, Elle, Vogue, Réalités, L'Illustré, Schweizer Illustrierte 

L'opera di Jacot è conservata presso la Fondazione svizzera per la fotografia a Winterthur

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.