Salari, la “lombardizzazione” del Ticino

Dall’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione delle persone, il salario mediano delle fasce di reddito più basse in Ticino si è ulteriormente ridotto. Tra i lavoratori più colpiti dal dumping salariale ci sono donne, frontalieri e giovani laureati, rileva uno studio dell’Unione sindacale Ticino e Moesa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 giugno 2015 - 15:32
swissinfo.ch e RSI (Il Quotidiano del 18.06.2015)

L’analisi mostra che il salario mediano delle fasce di reddito più basse è passato da 3'134 franchi al mese nel 2006 a 3'106 nel 2012. «La riduzione dei salari in Ticino è una realtà e il legame con la libera circolazione sembra evidente», indicano gli autori dello studio, che non esitano a parlare di una “lombardizzazione” dell’economia ticinese, lasciando intendere che il divario crescente tra i salari bassi e quelli medi a sud delle Alpi assomiglia sempre più a quello nella regione del nord Italia.

La sezione ticinese dell’Unione sindacale Svizzera rileva che nelle altre zone di frontiera della Svizzera, ad esempio Ginevra o Basilea, la libera circolazione non ha comportato un deterioramento delle condizioni salariali. Secondo gli autori dello studio, la differenza è dovuta alla «debole struttura dell’economia cantonale del Ticino» e alla grave crisi economica che sta attraversando l’Italia, «senza pari negli altri paesi limitrofi».

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