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Fedpol: nuova task force contro viaggi jihadisti

(Keystone-ATS) Lo Stato islamico (Isis), Al Qaida e le attività jihadistiche sono al centro dell’attenzione delle autorità federali. Fedpol ha annunciato oggi la creazione di una task force per impedire ai volontari della jihad di recarsi nelle zone di conflitto e di commettere reati in Svizzera. Questo passo segue a ruota la decisione di mercoledì del Consiglio federale di adottare una legge urgente per vietare le attività di queste organizzazioni nella Confederazione e all’estero.

In una nota odierna, l’Ufficio federale di polizia (fedpol) indica che la task force è stata istituita dal Comitato ristretto Sicurezza della Confederazione. La decisione è stata presa perché dall’inizio dell’anno il fenomeno dei viaggi con finalità jihadiste “ha assunto una dimensione senza precedenti”, anche se la Svizzera è meno colpita di altri paesi, ad esempio Francia o Danimarca. In novembre il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha già registrato quattro nuovi casi.

Stando alle nuove cifre fornite all’ats dal SIC, dal 2001 sono 56 i casi registrati di partenza dalla Svizzera, 32 dei quali verso Siria e Iraq e 24 verso Afghanistan, Pakistan, Yemen e Somalia. Sei presunti jihadisti provenienti dalla Svizzera sarebbero morti, ma solo cinque di questi decessi sono ufficialmente confermati.

Finora solo una persona partita sicuramente per questi motivi è tornata in Svizzera, ad essa si aggiungono altre 15 per le quali non è stata confermata la motivazione jihadista o non è più stata possibile effettuare una localizzazione esatta. Questi casi sono seguiti dal SIC, che non fornisce indicazioni in merito all’identità, l’età, il sesso, la nazionalità o il comune di domicilio.

Tre cittadini iracheni, presunti simpatizzanti dello Stato islamico (Isis), sospettati di aver pianificato un attacco terroristico in Europa sono stati arrestati in Svizzera a fine marzo. Attualmente il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sta lavorando a una ventina di dossier relativi al jihadismo radicale, cinque dei quali con legami in Siria.

Lo scorso giugno era stato creato un gruppo di lavoro per esaminare a fondo la questione. Diretto da fedpol, il gruppo riuniva rappresentanti del SIC, del MPC, della Direzione politica del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), del Corpo delle guardie di confine (Cgcf), dell’Ufficio federale della migrazione (UFM) e della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera (CCPCS).

Constatato il forte aumento di questi viaggi a scopi jihadisti, il gruppo di lavoro è stato trasformato in una task force incaricata di contrastare il fenomeno. Ai partecipanti iniziali si sono aggiunti anche rappresentanti dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) e della polizia aeroportuale di Zurigo.

Compito della task force è valutare costantemente la situazione, raccogliere e scambiare informazioni su scala nazionale e internazionale nonché selezionare e inserire in un elenco le persone già identificate che potrebbero unirsi alla jihad nelle zone di conflitto.

Mercoledì il Consiglio federale ha preso atto della sua istituzione. Dal canto suo il governo, ritenendo che Al-Qaida, lo “Stato islamico” e le organizzazioni associate rappresentano tuttora una minaccia per la sicurezza interna ed esterna della Svizzera, ha deciso di prolungare il divieto delle loro attività oltre il 2014. Ha quindi adottato una legge urgente in materia su cui il parlamento dovrà esprimersi in dicembre. La normativa prevede 5 anni di carcere o una multa per chi contravviene alle disposizioni incluse nella legge.

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