Difficoltà per l’inchiesta svizzera sull’oro di Milosevic
Prosegue in Svizzera la «difficile» indagine sui presunti 173 chilogrammi di oro che dalla Yugoslavia sarebbero giunti nella Confederazione nell'autunno dello scorso anno. Si sospetta di altre spedizioni ordinate dal regime di Slobodan Milosevic, ma per il momento non vi è alcuna conferma.
La Banca nazionale yugoslava ha fatto sapere mercoledì che il regime dell’ex presidente Milosevic avrebbe fatto uscire illegalmente dal suo Paese oltre 700 chili di oro, commercializzato tramite compagnie svizzere e cipriote, come quella mineraria di Bor, che avrebbe venduto un certo quantitativo di oro tra il 1998 e il 2000.
Berna, che ha confermato il sequestro dei 173 chilogrammi, sta indagando per sapere se il denaro derivante dalla vendita dell’oro sia finito ad una società statale yugoslava. Solo quest’ultimo aspetto della vicenda potrebbe ricadere sotto l’ordinanza svizzera del giugno 1999 (Misure contro la Iugoslavia).
Giovedì le autorità elvetiche hanno affermato di non essere a conoscenza di altre «cifre» evocate da Belgrado. «Checché ne sia, i chili di oro venduti prima dell’ordinanza non ci interessano», ha detto Roland Vock, del Seco. La consegna effettuata in autunno, ha aggiunto, è avvenuta «secondo le regole». Quanto alle indagini in corso, proseguono, ma risultano difficili.
swissinfo e agenzie
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