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Democrazia diretta in Svizzera

Più di un miliardo in cinque anni per portare Internet nelle scuole

Grazie a Swisscom e ad alcune aziende private, oltre che alla confederazione, gli scolari svizzeri potranno presto accedere a Internet Keystone

La Svizzera è fra i paesi industrializzati con la spesa pro capite più elevata per le tecnologie dell'informazione, davanti agli Stati Uniti e ai paesi scandinavi. La situazione è però meno brillante nelle scuole, dove il ritardo dei giovani al termine della scuola obbligatoria è notevole rispetto ai coetanei americani e scandinavi. Per ridurre questo distacco, il settore pubblico e l'economia privata hanno varato a fine 2000 il programma "la scuola in rete" e la Confederazione disporrà presto di una nuova legge.

La difficoltà di questo progetto ambizioso non sta tanto negli allacciamenti tecnici necessari per avere Internet nelle aule, quanto nella formazione necessaria degli insegnanti che devono trasmettere questa nuova competenza mediale ai giovani dei livelli primario e secondario. Nel corso dei prossimi cinque anni, 4000 scuole saranno così allacciate a Internet, ma -soprattutto- gli allievi saranno messi in condizione di impegare queste nuove tecnologie perché avranno a disposizione insegnanti competenti.

La legge prevista dal Consiglio federale stabilisce che la Confederazione potrà stanziare 100 milioni di franchi sull’arco dei prossimi cinque anni. Questi soldi saranno soprattutto impiegati per la formazione di 30 – 40.000 insegnanti. Saranno i cantoni e i comuni a gestire gli aspetti concreti e ad assumersi la parte più consistente dei costi. In Svizzera la competenza per l’istruzione pubblica a livello primario e secondario è infatti prerogativa dei cantoni.

“Non è stato facile collaborare con loro, ha detto il ministro dell’economia Pascal Couchepin, perché i cantoni avevano paura di essere scavalcati.” Questa diffidenza ha condotto a un certo ritardo del progetto, ma oggi la collaborazione sembra essersi imposta e funziona attraverso la Conferenza intercantonale dei direttori della pubblica istruzione. “Una collaborazione, ha precisato Couchepin, che eviterà alla fine di ritrovarsi con una ventina di modelli diversi per l’introduzione di Internet nelle scuole.”

La Confederazione intende mantenere un ruolo sussidiario e, soprattutto, desidera limitare a cinque anni il suo impegno finanziario. La legge sarà discussa in parlamento durante la sessione d’inverno e potrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2002.

Anche l’economia privata, che sul lungo termine dovrebbe trarre notevoli benefici, partecipa al progetto. Le ditte forniranno soprattutto l’infrastruttura e il software. Soltanto in misura minore si occuperanno delle risorse pedagogiche. Tra le aziende annunciate figurano Apple, Cisco, IBM, Postfinance, Yellowworld. Proprio lunedì Swisscom ha annunciato che fornirà un accesso gratuito a tutte le scuole della Svizzera per tre anni. Il progetto dell’operatore di telefonia sarà realizzato insieme ai cantoni.

Per quanto riguarda i costi, oltre ai 100 milioni della Confederazione, i cantoni si assumeranno spese fino a 900 milioni e altri 100 milioni saranno messi a disposizione dall’economia privata.

Un’inchiesta condotta due anni fa aveva rivelato l’esistenza di soli 62 progetti cantonali nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in ambito scolastico, suddivisi in 20 cantoni. Un terzo di questi progetti si trovavano però in due soli cantoni: Ginevra e Vaud. La situazione dovrebbe migliorare nei prossimi anni. Grazie a “la scuola in rete”, la metà dei 90.000 insegnanti dovrà essere in grado di usare e spiegare agli allievi i diversi servizi di Internet e i programmi pedagogici informatici. Couchepin ha dato appuntamento nel 2007 per una verifica.

Sembra appartenere a un’altra epoca l’episodio del 1997, quando un gruppo di funzionari federali, forse bene intenzionati ma certamente male informati, avevano annunciato di volere regalare i vecchi computer dell’amministrazione alle scuole per accelerare l’introduzione di Internet. L’operazione, che poggiava anche sulla promessa del “papa” dell’informatica Bill Gates di accordare licenze gratuite, si era insabbiata in modo piuttosto lamentevole perché troppe variabili erano state trascurate.

Mariano Masserini

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