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Un marchio per il prodotto energia ecologica

L'Energia idroelettrica prodotta in impianti rispettosi dell'ambiente circostante ha diritto alla ceritficazione che ne attesta l'ecocompatibilità Keystone

L'energia elettrica è un prodotto effimero. E in realtà è cosa difficile distinguere l'energia comune, proveniente da un reattore atomico o da un generatore termico, da quella pregiata, prodotta da collettori solari. Attraverso la certificazione e la creazione di un marchio, i produttori cercano di differenziare il prodotto e renderlo appetibile ai consumatori che presto potranno scegliere. WWF, Pro Natura e le organizzazioni dei consumatori hanno presentato mercoledì a Aarberg uno studio che fa luce sui nuovi prodotti.

La liberalizzazione del mercato energetico si avvicina anche in terra elvetica. Malgrado il referendum della primavera prossima, con cui gli ambienti sindacali intendono bloccare la legge sulla libera distribuzione, gli operatori si organizzano per la grande corsa della fetta di mercato.

Le nuove condizioni quadro impongono la revisione delle strategie e i fornitori si organizzano per dare un nome al loro prodotto. È necessario presentarsi al cliente, differenziando l’energia a buon mercato da quella pulita. La battaglia a colpi di spot e inserzioni sui giornali è già cominciata. Infatti i rifornitori abbandonano il monopolio locale per affrontare la concorrenza.

L’economista e osservatore del mercato energetico dell’Università di San Gallo, Rolf Wüstenhagen, propone un parallelo: “In Germania la liberalizzazione è partita con enormi investimenti pubblicitari che però non hanno portato ai successi sperati. Gran parte dei consumatori è rimasta fedele al distributore regionale. Solo le energie rinnovabili hanno conquistato significative fette di mercato, pur rimanendo un prodotto di nicchia”.

“L’analisi della situazione tedesca permette di trarre degli insegnamenti, i nostri vicini hanno normalmente abitudini di consumo analoghe alle nostre”, aggiunge l’esperto di questioni energetiche Stephan Gasser.

Ma per raggiungere i potenziali acquirenti bisogna distinguersi. Sul mercato svizzero è partita la caccia al marchio per rendere riconoscibili le energie pulite. Per questo nascono dei veri e propri prodotti energetici che dovrebbero garantire la trasparenza e risvegliare l’interesse dell’acquirente.

Un nome al prodotto energia

I marchi prolificano, soprattutto per quel che riguarda l’energia pulita. Praticamente tutte le aziende elvetiche hanno un prodotto pronto da lanciare sul mercato. La Axpo, colosso nascente di produzione e distribuzione, presenta fin d’ora ‘Prisma blue’ e ‘Prisma sky’.

La Bernese BKW offre energia idroelettrica certificata sotto il marchio ‘1to1 water star’. “Si aggiungeranno poi – conferma Rene Hug, responsabile marketing della BKW – delle opzioni con energia eolica e un mix di energie rinnovabili”.

Ancora più radicale la scelta della grigionese Rätia Energie. La ditta concentra tutta la sua produzione sulle energie rinnovabili, cedendo addirittura le proprie partecipazioni alle centrali atomiche. Il riposizionamento in senso qualitativo dovrebbe compirsi prossimamente, ammesso esistano ancora acquirenti per le azioni di un’energia con il futuro incerto.

Giovanni Jochum, direttore delegato, ha spiegato a swissinfo la strategia scelta dalla Rätia Energie: “Noi crediamo nell’energia idroelettrica e vogliamo puntare anche sulle altre energie ecologiche”. Il prodotto in questo caso si chiama ‘Pure Power Graubünden’ e per la vendita all’estero, ‘Pure Power St. Moritz’, facendo dunque capo alla località turistica retica come riferimento per l’acquirente internazionale.

La certificazione alle spalle

Per poter essere credibili, però le ditte produttrici devono dimostrare di offrire veramente energia proveniente da pannelli solari, generatori eolici o centrali idroelettriche. I vari prodotti, lanciati sul mercato, necessitano dunque di una certificazione indipendente.

L’ingegner Stephan Gasser, realizzatore dello studio appena pubblicato, ha dichiarato a swissinfo: “In Germania c’è tutta una serie di marchi che certifica l’energia ecologica. In Svizzera si fa appello soprattutto a due tipi di certificazione: il tedesco TÜV e quello elvetico ‘Naturemade’, con i due livelli ‘star’ e ‘basic'”.

“Ma non basta una certificazione qualunque per far diventare un prodotto ecologico”, continua lo specialista zurighese. “Ci sono differenze sostanziali fra gli standard proposti”.

“I grandi produttori elvetici, come Axpo e Atel, fanno riferimento al marchio tedesco, anche se, o forse proprio perché questi marchi hanno dei profili di rispetto dell’ambiente più bassi”. Infatti per la certificazione in Germania basta garantire la produzione idroelettrica per ottenere l’attestato di rigenerabilità.

“Ma in Svizzera possiamo essere più esigenti – afferma Gasser a swissinfo – qui siamo abituati a qualità senza compromessi”. Per avere i voti migliori bisogna garantire deflussi superiori ai minimi legali a valle degli sbarramenti idroelettrici.


Per garantire la sopravvivenza delle specie ittiche devono essere garantiti i passaggi per le migrazioni stagionali e la procreazione. Gli impianti solari devono essere costruiti su edifici esistenti, senza deturpare ulteriormente l’ambiente e rinaturalizzazioni mirate devono garantire un equilibrio ecologico intorno agli impianti.

Interventi senza compromessi quindi per raggiungere il marchio ‘Naturemade star’, concordato fra ambientalisti e produttori. I grigionesi della Rätia Energie confermano: “Per ottenere la certificazione andiamo in contro ad una riduzione di circa il dieci per cento della produzione e quindi ad un costo maggiore di produzione”.

Chi paga di più?

Ma chi è l’acquirente prototipico disposto a rinunciare al prodotto meno caro per un prodotto rispettoso dell’ambiente? “I fondamentalisti che vogliono solo energia solare e che possono anche pagarne i prezzi proibitivi, sono una minoranza”, ha calcolato Gasser.

Il vero potenziale sta nella massa latente disposta a pagare qualcosa in più per contribuire alla protezione dell’ambiente. Ma certo non più del dieci, forse venti per cento.

“Il paragone va fatto con i prodotti biologici – spiega ancora Gasser – da quando la grande distribuzione garantisce un prodotto biologico, senza compromessi, ma ad un prezzo abbordabile, la domanda è cresciuta sensibilmente”.

Questo è quello che i produttori di energia pulita sperano avvenga anche nel mercato energetico. Attraverso un buon mix fra energia idroelettrica, solare e eolica è già possibile offrire corrente elettrica ecologica a prezzi abbordabili anche per le famiglie.

Daniele Papacella

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