Fonderie, il 2025 è stato difficile: produzione in calo
Il 2025 è stato un anno difficile per le fonderie svizzere: il settore ha registrato una produzione di 32'051 tonnellate, in flessione del 7,6% rispetto all'anno precedente.
(Keystone-ATS) L’arretramento è stato causato dalla debolezza dei principali mercati di sbocco europei e dallo shock provocato dalla politica tariffaria degli Stati Uniti, che ha indotto molti clienti a rinviare decisioni e investimenti, spiega la in un comunicato odierno Giesserei-Verband der Schweiz (GVS), l’associazione di categoria che conta 46 società affiliate.
A pesare in modo particolare è stata la crisi dell’industria automobilistica tedesca, che ha avuto ripercussioni dirette sui fornitori elvetici. Anche il comparto dei macchinari, storicamente un pilastro per il settore, ha sofferto per una domanda stagnante o in calo.
Nel primo semestre gli ordini si muovevano su livelli stabili ma bassi e nella seconda metà dell’anno la situazione si è ulteriormente aggravata. La produzione di lega leggera e metalli non ferrosi ha subito il calo più marcato, -16%, a 8852 tonnellate; meglio è andata alla ghisa, scesa del 5,7% a 20’072 tonnellate; unica eccezione positiva i getti in lega di rame e zinco, cresciuti del 9,3% a 3127 tonnellate.
Non tutto comunque è negativo. Il settore dei rotabili ferroviari, quello dei grandi motori e l’edilizia hanno mostrato una domanda stabile o in leggera crescita, offrendo qualche spiraglio. Inoltre, alcune aziende associate hanno beneficiato indirettamente della crisi tedesca: fallimenti e chiusure di fonderie in Germania hanno portato a una ricomposizione del mercato, con clienti che si sono rivolti a fornitori elvetici riconosciuti come partner affidabili.
“Il 2025 si è rivelato un anno di transizione, in cui la stabilità e i moderati tassi di crescita in segmenti specifici sono stati sovrastati dalla debolezza congiunturale generale in Europa”, commenta Danilo Fiato, presidente del GVS, citato nella nota. Le aspettative per l’anno in corso sono improntate alla prudenza: non si prevede una svolta congiunturale netta, ma piuttosto una stabilizzazione graduale sugli attuali livelli contenuti. Qualche timido segnale positivo potrebbe arrivare dalle nuove serie di modelli dei costruttori automobilistici tedeschi, anche se la loro penetrazione sul mercato sarà lenta.
“Se non dovessero emergere nuovi rischi geopolitici prevediamo una ripresa congiunturale dei mercati di sbocco”, osserva Fiato. “Ci auguriamo che questo porti a rinnovata propensione agli investimenti e slancio innovativo per progetti di sviluppo tecnologicamente complessi, che grazie all’alta qualità e all’affidabilità resteranno ancorati in Svizzera”, aggiunge in dirigente.
A rendere il contesto permanentemente difficile contribuiscono fattori strutturali: il franco forte, i costi energetici (in particolare quello delle reti) e la cronica carenza di manodopera specializzata. A questi si aggiunge una nuova preoccupazione: le tendenze protezionistiche. “Siamo sempre più confrontati con clausole ‘buy European”, denuncia Fiato. Maggiori oneri amministrativi, nuovi dazi, restrizioni all’export e sussidi stanno restringendo lo spazio di manovra. A questo proposito la GVS sostiene il dialogo diplomatico del Consiglio federale con Washington, Bruxelles e Roma per garantire condizioni commerciali eque. “Se le agevolazioni fiscali protezionistiche italiane dovessero fare scuola nell’Ue le nostre possibilità di esportazione, ad esempio in Germania, diminuirebbero ulteriormente”, fa presente il direttore dell’associazione Marcel Menet, a sua volta citato nel documento per la stampa.