Francia: 30 anni fa l’abolizione della ghigliottina
(Keystone-ATS) “La giustizia francese non sarà più una giustizia che uccide”: Robert Badinter, ministro della Giustizia, parlò così il 17 settembre 1981 davanti all’Assemblea nazionale francese, che il giorno dopo abolì la pena di morte, seguendo la prima indicazione del neoeletto presidente socialista, Francois Mitterrand.
Trent’anni dopo, la Francia celebra questa sua pietra miliare della sua storia, tenendo bene a mente che quando il suo primo (e finora unico) presidente di sinistra della Quinta Repubblica mantenne l’impegno preso in campagna elettorale, ben 63 francesi su 100 erano favorevoli al mantenimento della ghigliottina.
Fu Hamida Djandoubi l’ultimo condannato alla ghigliottina per aver strangolato l’amante, un’esecuzione che risaliva al 24 febbraio 1977. L’esecuzione si svolse nel cortile del carcere marsigliese delle Baumettes e dopo quella data ci fu un’altra decina di presunti colpevoli condannati al taglio della testa, ma le sentenze non furono mai eseguite.
Il parlamento approvò il 18 settembre, poi la rinuncia alla ghigliottina comparve sulla Gazzetta ufficiale il 10 ottobre, diventata poi Giornata ufficiale per l’abolizione della pena di morte: “non era il caso di inorgoglirsi – ammette Badinter – eravamo uno degli ultimi paesi dell’Europa occidentale a farlo”. Ai parlamentari, l’allora ministro spiegò a lungo i motivi etici e logici che spingevano a questa svolta, a cominciare dall’assenza di effetti della pena capitale sull’incidenza dei delitti.
Una parte di francesi, fortemente minoritaria e ancorata all’estrema destra, ha sempre continuato ad invocare il ripristino della pena capitale, anche dopo che l’ex presidente Jacques Chirac ha inserito l’abolizione della pena di morte nella Costituzione, nel 2007, proprio per rendere irreversibile la scelta. Nonostante ciò, ancora giovedì scorso, Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale, ha ancora una volta espresso l’intenzione di organizzare un referendum sulla questione, un’eventualità peraltro prontamente esclusa dal ministro della Giustizia, Michel Mercier.