COP29, nuove speranze per l’azione climatica nelle aree di conflitto
In regioni già vulnerabili e soggette a conflitti, il cambiamento climatico non fa che aggravare la crisi. Annika Erickson-Pearson, organizzatrice di comunità e facilitatrice freelance specializzata in politiche climatiche multilaterali, ha svolto un ruolo fondamentale nell’introdurre una politica innovativa volta a migliorare l’azione per il clima nelle aree di conflitto. Alla COP29 di Baku, la Svizzera ha dato la sua approvazione.
Across the media, very little positive news came out of COP29 in Secondo la stampa, dalla COP29 di Baku sono emerse ben poche notizie positive, ma i “Common Principles for Effective Climate Finance and Action for Relief, Recovery, and PeaceCollegamento esterno“, di recente introduzione, sono una di queste. Il documento, approvato anche dal Governo svizzero, si ricollega a quanto emerso dalla COP28, cercando di portare avanti ulteriori iniziative per l’azione e il finanziamento per il clima in contesti fragili e colpiti da conflitti.
Sebbene si tratti di contesti che già subiscono i maggiori impatti del riscaldamento globale, infatti, non hanno mai ricevuto il necessario sostegno.
I nuovi principi, che illustrano come la finanza e l’azione per il clima siano più efficaci in situazioni di fragilità, conflitto ed emergenza umanitaria, sono i seguenti:
- Comprendere persone e luoghi per ottenere risultati significativi e duraturi.
- Mantenere una buona flessibilità per aumentare la resilienza.
- Dare priorità alla titolarità locale e alla leadership dei gruppi colpiti.
- Sostenere collaborazioni e sinergie.
Non si tratta di idee nuove, anzi, sono concetti già reiterati nei rapporti delle principali agenzie delle Nazioni Unite, delle organizzazioni internazionali per la pace e, sempre più spesso, anche nelle strategie dei principali enti finanziatori per il clima. I nuovi principi hanno il sostegno dei Governi e di chi fornisce finanziamenti multilaterali, ma anche di piccole organizzazioni in prima linea nelle aree colpite dai conflitti.
Le aree di conflitto godono di scarsa rappresentazione nelle politiche climatiche
Mi occupo di coordinare una comunità di pratica chiamata ECCPCollegamento esterno, che riunisce oltre 900 persone provenienti da tutto il mondo e operanti all’intersezione tra degrado ambientale, cambiamenti climatici, conflitti e pace. Per molti membri della nostra comunità, la concomitanza tra cambiamenti climatici e guerra è una parte tangibile e costante della vita e del lavoro.
In Somalia, ad esempio, la competizione per risorse naturali come l’acqua ha scatenato violenti scontri tra pastori e agricoltori. Nello Yemen, dove l’azione per il clima spesso è passata in secondo piano a causa del conflitto armato e dell’emergenza umanitaria, i membri della società civileCollegamento esterno continuano a rimarcare gli effetti catastrofici del cambiamento climatico.

Altri sviluppi
Le ong contestano la “giusta quota” che la Svizzera paga per il clima
Hassan Yasin, leader della Somali Greenpeace Association (SOGPA), e Mohammed Abdulrahman, coordinatore del programma Cordaid e della Civil Society Platform for Peacebuilding and Statebuilding (CSPPS) in Yemen, hanno presenziato alla COP29 di Baku per esortare chi si occupava dei negoziati a prendere in considerazione anche Paesi come i loro nel programmare finanziamenti e azioni per il clima.
Quasi la metà della popolazione mondialeCollegamento esterno (3,3-3,6 miliardi di persone) vive in “zone calde”, altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Negli ultimi vent’anni, le popolazioni dei Paesi più esposti al riscaldamento globale e alle crisi hanno ricevuto appena 1 dollaro a personaCollegamento esterno in fondi multilaterali per il clima, mentre quelle delle regioni più stabili hanno ottenuto quasi cinque volte di più (4,88 dollari a persona). Un’azione climatica significativa è possibile solo se si raggiungono anche questi contesti volatili e flagellati dalle guerre, nonostante le problematiche insite nel lavorare in quelle zone.
Allora perché dei principi che non fanno che riconfermare l’ovvio mi fanno ben sperare?
Sono il passo successivo e sostanziale in una lunga serie di cambiamenti incrementali.
Cinque anni fa, la presidenza della COP aveva escluso i conflitti e la pace dai suoi temi prioritari. Negli ultimi cinque anni, però, la loro rilevanza è cresciuta fino a farli diventare una problematica degna di attenzione.
“Gli impatti del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento non fanno distinzioni in base al Paese.”
In occasione delle ultime due Conferenze sul clima, a DubaiCollegamento esterno e BakuCollegamento esterno, sono state addirittura istituite intere giornate tematiche dedicate alla pace, agli aiuti e alla ripresa. Accanto a queste dichiarazioniCollegamento esterno sono emersi piccoli segnali promettenti, a indicare che ci stiamo muovendo nella giusta direzione.
I maggiori fondi multilaterali per il climaCollegamento esterno e l’ambienteCollegamento esterno stanno prendendo iniziative concrete per ottenere finanziamenti di migliore qualità, sensibili alle difficoltà delle aree più fragili, comprese quelle colpite da conflitti. Altri enti finanziatoriCollegamento esterno cercano di far arrivare i fondi a livello locale nel modo più diretto possibileCollegamento esterno. L’importante è che questi temi continuino a essere all’ordine del giorno anno dopo anno, per far avanzare il dibattito verso il futuro che vogliamo.
Creano un terreno comune per Governi, istituzioni finanziarie e organizzazioni
I nuovi principi comuniCollegamento esterno creano un fondamento di discussione, mostrando ai diversi Governi, alle istituzioni finanziarie, alle agenzie delle Nazioni Unite e alle organizzazioni non profit proprio ciò che li accomuna.
La Svizzera li ha già approvati, insieme a grandi istituzioni finanziarie come il Fondo verde per il clima e la Banca africana di sviluppo, ad altri Governi come il Regno Unito e la Germania e a decine di piccole organizzazioni della società civile che si occupano di queste problematiche in prima linea nella crisi climatica.
Quanto più un tema diventa prassi per varie entità in diversi campi, tanto più i fornitori di servizi finanziari dovranno impegnarsi in questo senso. I nuovi principi creano un terreno comune per chi li sostiene, compresi Governi e ONG, spingendoli a confrontarsi sulle realtà pratiche delle problematiche globali.
Sono una dimostrazione imperfetta che la politica può essere più inclusiva
I cambiamenti incrementali in genere non esercitano molto fascino e non arrivano mai sui social, ma sono fondamentali. Ogni COP è una storia a sé, eppure spesso si sente parlare più dei negoziati falliti che delle piccole vittorie, dei legami che si vengono a creare tra persone ben intenzionate e dei progressi incrementali ottenuti.
Nella sua migliore espressione, il multilateralismo è una rete di rapporti umani e fiducia: la COP è un luogo di incontro dove tesserla sempre più ampia. I principi comuni rappresentano la progressiva instaurazione di un rapporto di fiducia, in direzione di un cambiamento reale. A renderli unici è la diversità delle adesioni raccolte, la trasparenza nelle procedure di sviluppo e l’attenzione a mettere al centro di finanziamenti e azioni le persone più colpite.

Altri sviluppi
Che conseguenze avranno le nuove regole sulla compensazione delle emissioni per la Svizzera?
Gli impatti del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento non fanno distinzioni in base al Paese. In più sono problemi destinati a peggiorare, quindi dobbiamo trovare il modo di sostenere iniziative e fonti di energia a lungo termine.
I nuovi principi comuni sono un esempio perfetto di rete di cambiamenti incrementali e multilaterali, parte di un impegno pluriennale volto a generare fiducia e a promuovere investimenti per l’azione climatica, laddove è più necessaria. A differenza della maggior parte delle politiche, sono stati approvati sia da importanti istituzioni finanziarie che da piccole ONG provenienti dalle aree di conflitto. Elaborati da un insieme di enti in prima linea e di decisori finanziari, garantiscono la centralità di entrambe le prospettive nell’affrontare la crisi climatica.
Come parte di una comunità che cerca di far sì che le discussioni globali apparentemente astratte all’interno di grandi spazi multilaterali si ricolleghino a contesti reali, so che c’è ancora molta strada da fareCollegamento esterno, ma questi principi comuni mi fanno ben sperare.
Il testo completo dei principi, compresi i dettagli di come metterli in pratica, è disponibile qui: https://www.ecosystemforpeace.org/principlesCollegamento esterno.
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