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Glencore torna in zona utili, profitti per oltre 4 miliardi dollari

Keystone-SDA

Dopo due primi semestri consecutivi in rosso, il gigante dell'estrazione e delle materie prime Glencore ha chiuso i primi sei mesi del 2026 con un deciso ritorno alla redditività, sospinto dall'impennata dei prezzi legata alle tensioni in Medio Oriente.

(Keystone-ATS) Il gruppo ha inoltre annunciato l’intenzione di procedere a una quotazione anche alla borsa australiana (ASX).

I conti semestrali diffusi oggi dal colosso con sede nel canton Zugo mostrano una forte crescita del fatturato, salito (su base annua) di quasi il 50% a 174 miliardi di dollari (141 miliardi di franchi). Ancora più marcata è stata la performance a livello operativo: l’Ebitda (utile operativo prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti) rettificato ha registrato un balzo dell’86% attestandosi a 10,1 miliardi di dollari, mentre il risultato Ebit rettificato è più che triplicato, passando da 1,8 a 6,7 miliardi di dollari. Il conto economico presenta così un profitto netto di 4,4 miliardi di dollari, a fronte di una perdita di 655 milioni nello stesso periodo del 2025.

“Il primo semestre del 2026 è stato caratterizzato da una significativa rivalutazione dei prezzi nei mercati energetici e in quelli ad essi strettamente correlati, nonché dei relativi rischi, a seguito dell’escalation del conflitto in Medio Oriente”, spiega il CEO Gary Nagle, citato in un comunicato. “Quello che all’inizio dell’anno era un settore energetico caratterizzato da un’offerta relativamente abbondante si è rapidamente trasformato in un contesto in cui l’attenzione si è concentrata sulla sicurezza dell’approvvigionamento e sull’accesso alle materie prime fisiche”, aggiunge il dirigente sudafricano in forza a Glencore dal 2000 e numero uno dal 2021.

Sul fronte produttivo, il gruppo ha ribadito gli ambiziosi traguardi relativi al rame, pietra miliare della strategia di transizione energetica: l’obiettivo resta quello di raggiungere un volume di produzione di circa 1 milione di tonnellate entro la fine del 2028 e circa 1,6 milioni di tonnellate entro il 2035.

L’impresa ha anche ufficializzato l’intenzione di richiedere l’ammissione alle negoziazioni sull’ASX entro il mese di ottobre. Secondo Nagle la mossa rappresenta “un’opportunità strategica sotto molteplici aspetti”: l’Australia offre infatti accesso a una base di investitori estremamente qualificata e con una comprovata esperienza nel settore delle materie prime. Inoltre l’ulteriore quotazione rafforzerà la presenza del gruppo in uno dei suoi mercati chiave e aumenterà la flessibilità finanziaria complessiva, gettando le basi per la prossima fase di crescita, si dice convinto il 51enne con studi di economia in Sudafrica.

Quotata alle borse di Londra e Johannesburg, Glencore è una multinazionale con sede a Baar (ZG) e presente in oltre 30 paesi con 140’000 dipendenti, che si occupa di 60 materie prime, per alcune delle quali ha quote di mercato assai significative. I suoi clienti sono consumatori industriali del ramo automobilistico, siderurgico, della produzione di energia, delle batterie e del petrolio. L’impresa fornisce anche servizi, in primo luogo di finanziamento e logistica, a chi utilizza materie prime. Nel 2025 il gruppo ha realizzato un fatturato di 248 miliardi di dollari (201 miliardi di franchi al cambio attuale).

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