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GR: aggredì bimbo con ascia, 12 anni di carcere più terapia

Keystone-SDA

Il Tribunale regionale Engiadina Bassa/Val Müstair a Sent (GR) ha riconosciuto oggi colpevole di tentato assassino l'uomo che nel novembre del 2024 aveva aggredito un bambino alla fermata del bus a Samnaun (GR), colpendolo undici volte con un'ascia da stuccatore.

(Keystone-ATS) La corte ha inflitto all’imputato una pena detentiva di dodici anni e disposto una misura terapeutica stazionaria in una struttura specializzata. L’uomo dovrà inoltre versare alla famiglia della vittima un indennizzo di 26’800 franchi nonché 40’000 franchi a titolo di riparazione morale.

Con la sentenza, il tribunale è andato nettamente oltre le richieste della Procura, la quale aveva chiesto una pena detentiva di quattro anni, accompagnata da un trattamento stazionario da eseguire prima della pena. La difesa, dal canto suo, aveva sostenuto che l’imputato non intendesse uccidere il bambino e aveva chiesto una condanna per lesioni personali, una pena detentiva di sette mesi e mezzo e una terapia ambulatoriale.

Una perizia psichiatrica aveva rilevato nell’imputato un disturbo delirante. L’uomo, dal 2008 residente a Samnaun come la sua vittima, era convinto che la famiglia del bimbo cercasse di avvelenarlo attraverso il sistema di acque reflue e l’impianto di ventilazione, con l’obiettivo di impossessarsi della sua abitazione. Aveva indicato questa convinzione come movente dell’aggressione, sostenendo di voler mandare alla famiglia un segnale chiaro affinché la situazione cambiasse. L’imputato non ha riconosciuto la propria diagnosi.

Un’aggressione “spietata” e “premeditata”

I fatti risalgono alla mattina del 13 novembre 2024, quando il bimbo, allora di dieci anni, si stava recando a scuola. L’uomo lo aveva atteso lungo il percorso, fingendo di svolgere un’attività davanti a casa per non destare sospetti. Quando il minore gli era passato davanti, lo aveva afferrato e colpito ripetutamente con l’ascia, mirando alla testa e alla parte superiore del corpo. Anche dopo che il bambino era caduto a terra, l’imputato aveva continuato a sferrare colpi, in tutto undici, e almeno tre dei quali avevano raggiunto il bimbo alla testa. Il ragazzino era rimasto gravemente ferito, ma era sopravvissuto anche grazie all’intervento di due passanti.

Il Tribunale regionale Engiadina Bassa/Val Müstair ha giudicato l’aggressione particolarmente spietata. Secondo i giudici, l’imputato aveva pianificato l’azione e aveva accettato il rischio di uccidere la propria vittima. A pesare sulla valutazione sono stati anche il fatto che si trattasse di un minore indifeso e che l’uomo non avesse interrotto il maltrattamento di sua spontanea volontà.

La corte ha riconosciuto che il disturbo delirante aveva ridotto la capacità dell’uomo di controllare il proprio comportamento. Ha tuttavia escluso che avesse agito in uno stato di totale perdita di controllo, rilevando che aveva premeditato l’aggressione. La Procura aveva attribuito al disturbo psichico un peso maggiore nella determinazione della pena, giustificando così la richiesta di una condanna più mite rispetto a quella pronunciata oggi.

Anche durante il processo l’uomo aveva ribadito di essere convinto che la famiglia volesse avvelenarlo, senza riconoscere il proprio disturbo. Il suo difensore aveva sostenuto che avesse agito sulla base della percezione soggettiva di una “minaccia esistenziale” e che non avesse mai avuto intenzione di uccidere il bambino. A suo avviso, se avesse voluto provocarne la morte, sarebbe bastato un solo colpo alla testa.

Secondo quanto riferito dalla famiglia della vittima durante il processo, a seguito della violenza subita, il bambino ha riportato serie cicatrici e pesanti traumi. Ancora oggi, a due anni dall’accaduto, fa fatica a sopportare rumori e luoghi affollati. Prima dell’aggressione il bambino era socievole e disinvolto anche con gli sconosciuti, ma da allora il suo comportamento è completamente cambiato, e rimarrà tale ancora per lungo tempo, sostiene la famiglia.

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