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GR: difesa di Anna Giacometti: “Non poteva prevedere la frana”

Keystone-SDA

L'ex sindaca di Bregaglia e oggi consigliera nazionale, Anna Giacometti (PLR), non disponeva delle conoscenze per valutare il rischio di frana del Pizzo Cengalo di nove anni fa, secondo il suo legale.

(Keystone-ATS) L’accusa mossa nei suoi confronti è pertanto a suo avviso del tutto ingiustificata.

Anna Giacometti, all’epoca della frana sindaca del Comune di Bregaglia, si è fidata delle raccomandazioni dei funzionari cantonali e del geologo per decidere il da farsi in Val Bondasca. L’avvocato ha citato la riunione del 14 agosto 2017 nel Municipio a Promontogno, durante la quale i rappresentanti del Comune vennero informati da uno dei funzionari cantonali sulla situazione. Allora la chiusura dei sentieri non venne raccomandata. Tutti i presenti appoggiarono le raccomandazioni degli esperti.

Il geologo esterno in una mail del 10 agosto 2017 raccomandò ai funzionari cantonali di chiudere preventivamente la Val Bondasca. Giacometti non venne però mai a conoscenza di quest’informazione, ha aggiunto l’avvocato.

“Un Comune non ha i mezzi e l’esperienza per valutare il rischio di una frana. Nel 2017 era il Cantone che aveva il lead in questo settore. Al Comune spettava invece decidere se chiudere la valle”, ha spiegato il legale, spostando quindi la responsabilità sui funzionari cantonali. Ha inoltre sottolineato, come già menzionato ieri dalla stessa Giacometti, che la sindaca non era coinvolta nella valutazione dei pericoli.

Rischio per sindaci in regioni alpine

La difesa ha contestato tutte le accuse mosse contro l’allora sindaca. “Giacometti ha seguito i consigli dell’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali, non contro il suo dovere, ma con senso del dovere”, ha sottolineato l’avvocato.

Secondo il legale, Anna Giacometti è stata accusata per il solo motivo che ai tempi della frana era sindaca. “È un fattore arbitrario”, ha detto, aggiungendo che se venisse condannata, ciò rappresenterebbe un grave pericolo per tutti i sindaci e le sindache in regioni alpine, che in caso di eventi mortali nel loro territorio dovrebbero sempre temere di essere accusati.

Nella sua difesa il legale ha poi ricordato come si comportò l’allora sindaca il 23 agosto 2017: si recò immediatamente nella zona a rischio verso Bondo. Insieme a un collaboratore del Comune bussò alle porte di tutte le case del paese per avvertire la popolazione del pericolo ed evacuarli dalle loro abitazioni.

Secondo l’avvocato, ha quindi fatto di tutto per salvare delle vite. La frana però non avrebbe potuto prevederla.

Nome ufficio cantonale cambiato nel 2011

“Chi era responsabile della protezione dalle catastrofi naturali all’epoca?”, ha chiesto la difesa durante l’arringa. Stando alla Legge cantonale sulle foreste è solo dal gennaio 2021 che la questione è regolata nell’articolo 31 capoverso 1, che dice: “La protezione dai pericoli naturali spetta ai Comuni”.

Il legale ha aggiunto un altro aspetto: l’Ufficio foreste e pericoli naturali si chiama così dal 2011; prima era solo l’Ufficio foreste. La denominazione è stata cambiata per far sì che le competenze nel campo delle calamità naturali fossero chiare.

Se ad oggi il Cantone sostiene di non essere responsabile delle raccomandazioni, come sostenuto dal difensore di uno dei due funzionari, allora l’Ufficio cantonale dovrebbe riconsiderare di tornare a chiamarsi come prima del 2011.

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