I 20 anni di Gomorra, Saviano: “quel libro mi distrutto la vita”
"Gomorra ha ridotto la mia libertà, mi ha rovinato la vita, me l'ha distrutta". Così Roberto Saviano racconta la sua esistenza sotto scorta ai ragazzi del laboratorio radiofonico della università Federico II di Napoli
(Keystone-ATS) E lo fa a 20 anni dalla prima edizione (maggio 2006) del suo bestseller mondiale, oggi ripubblicato da Einaudi.
“Certo – ha riconosciuto – è un privilegio vedere l’impatto che ha avuto sulla realtà”. E ai ragazzi che gli hanno chiesto se ancora oggi abbia paura, il 46enne ha detto: “Io non ho mai smesso di avere paura, il lavoro vero è non essere codardo. La paura è una cosa sana, serve a proteggerti, la codardia è invece il veleno e cerco di tenerla lontana”.
Raccontando la sua vita negli ultimi 20 anni, Saviano ha spiegato che “il primo prezzo che si paga per raccontare è la diffamazione: si attacca il messaggero e non si affronta il messaggio. Il secondo è la reazione delle organizzazioni criminali arrabbiate con me perché queste storie sono arrivate a tutti, costringono la politica a fare qualcosa; avevano anche paura che la mia opera potesse essere usata contro di loro dai loro nemici”.
“Le organizzazioni” – ha proseguito – “odiano chi racconta perché i tempi giudiziari sono lunghissimi, ma l’indignazione no: non è possibile fermare la letteratura ed ecco perché in modo maldestro hanno cercato di fermarmi. Le cose dette una volta arrivate, sono viste dalle persone e la parola diventa pericolosa quando è condivisa”.
“Secondo me oggi non c’è più la zona bianca, è diventato tutto grigio”, ha risposto poi a una domanda rispetto all’utilizzo della dicitura ‘zona grigia’ per descrivere quella zona d’ombra in cui agisce chi si muove al confine tra la legalità e l’illegalità. “La zona grigia” – ha aggiunto lo scrittore – “la usiamo come elemento culturale per descrivere il colletto bianco che fa affari con la criminalità, ma non è grigia per niente, anzi è perfettamente strutturale”.