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Il cinema che aiuta a crescere

Giovani dallo sguardo intenso, come i protagonisti de "La meglio gioventù" e i giurati di Castellinaria (www.castellinaria.ch)

Castellinaria, il festival del cinema giovane di Bellinzona giunto alla 16esima edizione, non si smentisce: in programma film, e soprattutto discussioni, di qualità.

La vita, i suoi drammi e i suoi sorrisi in un festival reso speciale dal grado di preparazione delle giovani giurie.

Negli ultimi anni i festival cinematografici crescono come funghi. Torino, Salonicco, Vienna: Castellinaria è in contemporanea con mezzo mondo. Eppure il piccolo festival della capitale ticinese – il budget è di soli 250'000 franchi – riesce a portare in Svizzera film di qualità, pellicole spesso pluripremiate ma che a volte fanno fatica a trovare la via della grande distribuzione nelle sale.

Qualche esempio? In concorso, nella sezione per i ragazzi da 16 a 20 anni, troviamo «Le cerf volant», ambientato al confine tra Libano e Israele, che ha entusiasmato pubblico e critica a Cannes. Nella sezione 6-15 c’è «Cose di questo mondo» di Michael Winterbottom, Orso d’oro a Berlino. Il programma serale presenta «Il ritorno», Leone d’oro a Venezia e «Vodka Lemon» vincitore, sempre a Venezia, della sezione Controcorrente.

«Paradossalmente è più facile avere i film veramente buoni che quelli magari un po’ di nicchia o di qualità buona ma non eccelsa» fa notare a swissinfo Giancarlo Zappoli, direttore del festival. «I distributori internazionali hanno fatto dei festival la loro seconda voce d’incasso dopo il passaggio nelle sale e prima della distribuzione in video. Chi ha la sicurezza che il film avrà un suo bacino di pubblico chiede delle cifre ragionevoli, gli altri vogliono cifre da capogiro, anche 1500 franchi per una sola proiezione, e questa è una follia che noi rifiutiamo».

Il futuro non è più quello di una volta

Castellinaria vuole parlare dei giovani, del loro mondo, del loro modo di essere. Quest’anno le pellicole in programma si caratterizzano per una forte nota d’impegno sociale. Parlano di guerra in Medio Oriente, di pedofilia, d’emigrazione, d’emarginazione. Un caso?

«No», risponde Giancarlo Zappoli, «non è un caso. Il futuro non è più quello di una volta. In un’epoca d’incertezze come quella che viviamo, il cinema quando parla ai giovani – magari con qualità e contenuti diversi – può lavorare sulla fantasia per ricondurci alla realtà, proponendo, non dico delle soluzioni, ma dei percorsi che poi possono essere accettati, respinti, discussi».

L’esperienza di Bellinzona insegna che la reazione dei giovani a questo tipo di messaggio è positiva. La complessità delle tematiche o del linguaggio cinematografico non è mai stata d’ostacolo alla discussione, né ha provocato dei traumi. «Certo, le tematiche molto dure vengono rivolte a chi è in grado di recepirle, vale a dire a ragazzi della fascia d’età 16-20 e non ai bambini», puntualizza Zappoli.

Vedere un film non soltanto per vedere un film

Quello di Bellinzona non è l’unico festival che si rivolge ad un pubblico giovane (e adulto, ma sempre su tematiche legate al mondo giovanile). Lo distingue però il fatto di lavorare gomito a gomito con le scuole, fornendo loro del materiale didattico sui vari film. «Così si dà alle classi la possibilità di ragionare su quanto si è visto o si andrà a vedere».

Altro fiore all’occhiello di Castellinaria sono le giurie, che non sono al festival per caso, tanto per saltare qualche giorno di scuola, ma che si preparano seriamente durante tutto il corso dell’anno scolastico. Questo vale per le due giurie ticinesi, una per la fascia d’età 6-15, l’altra per la 16-20, e per la giuria nazionale.

Quest’ultima, che lavora sulla sezione 16-20, è composta da giovani provenienti dalla Svizzera italiana e francese, molti dei quali hanno affinato il loro sapere a “Cinema e gioventù”, durante il Festival internazionale del film di Locarno.

Il rapporto è buono anche con il pubblico adulto. «Si è instaurato una specie di rapporto di fiducia», constata Giancarlo Zappoli. «Il pubblico sa che troverà il film che gli piacerà di più e il film che gli piacerà di meno, ma sa anche che non si troverà mai di fronte ad un film messo lì solo per riempire un buco di programmazione».

Far conoscere in patria i profeti

Sul programma della sedicesima edizione di Castellinaria spicca una retrospettiva un po’ inconsueta: “Nati in Ticino, noti nel mondo” che raccoglie film alla cui realizzazione hanno contribuito registi, fotografi e altri professionisti ticinesi del settore.

«Una proposta così forse poteva permettersela solo qualcuno come me, che viene da fuori», commenta il milanese Zappoli. «Siccome “nessuno è profeta in patria” c’è poca attenzione in Ticino per i ticinesi che lavorano nel campo del cinema. Questa è l’occasione perché il pubblico – e non solo gli addetti ai lavori – conosca personaggi come il direttore della fotografia Renato Berta, che ha lavorato con registi del calibro di Malle e Bertolucci».

swissinfo, Doris Lucini

Fatti e cifre

16esima edizione di Castellinaria
15-22 novembre 2003, Espocentro di Bellinzona
250'000 franchi di budget
Sezioni del concorso lungometraggi: “6-15” (una giuria di ragazzi ticinesi per la fascia d’età da 6 a 15 anni) e “16-20” (una giuria ticinese e una giuria nazionale)

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In breve

Realizzato con mezzi finanziari modesti, Castellinaria presenta tuttavia film di qualità che propone nel quadro di una manifestazione pensata come vivaio per i cinefili di domani.

Punto centrale della filosofia del festival è la collaborazione con le scuole: materiale didattico e discussioni approfondite fanno sì che i film non restino dei semplici film ma contribuiscano allo sviluppo del pensiero critico nei giovani.

Fuori concorso, Castellinaria proporrà, tra l’altro, la visione de «La meglio gioventù» che narra in 6 ore la storia di una famiglia italiana dagli anni ’60 ad oggi. In Italia si vedrà solo alla TV, ma dopo i 10 minuti d’applauso al festival di Cannes, il film ha trovato la strada delle sale in Francia e in Svizzera.

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