A quanti test genetici sottoporre i neonati?
Dopo la nascita, i neonati vengono sottoposti a screening di routine per individuare determinate malattie. Questo screening neonatale esiste ormai da 60 anni ed è oggi una pratica consolidata. Ora alcuni Paesi stanno valutando l’introduzione dello "screening genomico", che prevede l’analisi approfondita dell’intero genoma del neonato alla ricerca di anomalie genetiche. Il punto della situazione in Svizzera.
Appena venuti al mondo, i neonati devono sottoporsi al primo screening neonatale: una piccola puntura al tallone e qualche goccia di sangue viene raccolta su una cartina assorbente per essere poi inviata al laboratorio dell’Ospedale pediatrico di Zurigo. Lì il sangue viene analizzato per individuare alcune malattie ormonali e metaboliche.
Lo screening neonatale viene gestito in modo diverso a seconda del Paese. La Germania lo effettua per 20 malattie, l’Austria per oltre 30 e l’Italia addirittura per 50.
La Svizzera, invece, si limita a undici. Lo screening è disciplinato dal diritto federale e supervisionato dall’Ufficio federale della sanità pubblica. “Effettuiamo test solo per malattie per le quali esiste una terapia e per le quali è chiaro quali bambini debbano essere trattati”, afferma Matthias Baumgartner, direttore medico del programma svizzero di screening neonataleCollegamento esterno.
Le malattie genetiche non sono una questione di bianco o di nero: “A seconda della mutazione genetica si può sviluppare una forma grave, una forma lieve oppure praticamente nessuna manifestazione della malattia”.
Il futuro appartiene allo screening genomico?
Proprio la genetica sta assumendo un ruolo sempre più centrale nello screening neonatale, con il cosiddetto “screening genomico”. Con questo metodo è possibile – in teoria – setacciare l’intero patrimonio genetico di un bambino alla ricerca di potenziali malattie. In tutto il mondo sono in corso studi che analizzano il potenziale e i rischi di questa tecnica.
Eva Winkler è vicepresidente del Consiglio etico tedesco e si è occupata di questo temaCollegamento esterno con una ricerca svolta presso l’Università di Heidelberg. Afferma che una delle questioni fondamentali è stabilire in base a quali criteri si voglia effettivamente effettuare lo screening genomico e per individuare quali malattie.
“È necessaria un’attenta valutazione”, dice Winkler. Il valore predittivo di un test genomico deve infatti essere molto elevato: “Dovrebbe stabilire in anticipo, nel modo più chiaro possibile, se una persona affetta da un determinato difetto genetico effettivamente svilupperà la malattia”.
Ma non è così semplice. Lo conferma Vassiliki Konstantopoulou, direttrice medica dello screening neonatale a Vienna: “Allo stato attuale non ne sappiamo ancora molto, e ci vorrà un po’ di tempo prima di poter formulare prognosi certe in base alle predisposizioni genetiche”.
La Svizzera è troppo piccola
Matthias Baumgartner trova questo sviluppo molto interessante dal punto di vista scientifico. Ciononostante, si mostra cauto: “Non ritengo sensato un progetto pilota sullo screening genomico in Svizzera: ci vorrebbe troppo tempo per ottenere dati significativi.”
Ciò che conta, sottolinea, è un altro aspetto: “Quale malattia, se diagnosticata precocemente, è possibile trattare con una terapia disponibile in modo tale da rappresentare una svolta decisiva per la vita di quel bambino?”.
Un esempio è l’atrofia muscolare spinale di origine genetica. Da qualche anno esiste una terapia genica contro questa patologia devastante. “I bambini non muoiono più, ma sopravvivono e imparano a camminare”, spiega Baumgartner.
Il test sull’atrofia muscolare spinale è ormai una diagnosi neonatale di routine nella Confederazione. Nel 2024, l’anno a cui si riferiscono gli ultimi dati disponibiliCollegamento esterno, in tutto il Paese sono stati individuati sei casi.
Tuttavia, la Svizzera si astiene dall’estendere lo screening neonatale a nuove malattie, perlomeno fino a che non ci sarà la certezza di avere benefici altrettanto chiari.
Lo screening neonatale è considerato una delle grandi conquiste della sanità pubblica del secolo scorso. Fu avviato dal microbiologo statunitense Robert Guthrie, che nel 1958 sviluppò un esame del sangue semplice ed economico per la fenilchetonuria, una malattia metabolica. Il prelievo di sangue dal tallone del neonato e il suo trasferimento su carta assorbente risalgono a Guthrie.
Ciò ha semplificato la spedizione dei campioni al laboratorio. Grazie al test è stato possibile identificare casi di fenilchetonuria nei neonati e avviare tempestivamente una terapia alimentare. In questo modo si sono potuti prevenire casi di grave disabilità intellettiva.
La fenilchetonuria era solo l’inizio. A questo screening si aggiunsero altre malattie metaboliche, la cui individuazione richiedeva procedure di laboratorio piuttosto complesse. Fino agli anni Duemila, il “test di Guthrie” copriva solo una manciata di malattie.
La situazione è cambiata con l’introduzione nella diagnostica della cosiddetta “spettrometria di massa tandem: “Consente di individuare un’intera serie di malattie da una singola goccia di sangue in pochi minuti”, spiega Matthias Baumgartner, direttore medico di Screening neonatale Svizzera. L’innovazione ha spinto molti Paesi ad ampliare notevolmente il proprio screening. La Svizzera è invece, si è dimostrata piuttosto cauta. Attualmente i neonati vengono sottoposti a screening per le seguenti undici malattie:
Fenilchetonuria
Ipotiroidismo
Deficit di MCAD
Galattosemia
Sindrome adrenogenitale
Carenza di biotinidasi
Fibrosi cistica
Glutaraciduria
Malattia dello sciroppo d’acero (leucinosi)
Immunodeficienza combinata grave (SCID) e linfopenia grave dei linfociti T
Atrofia muscolare spinale
Tradotto dal tedesco e verificato da: Zz
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.